Sostegno alle rinnovabili, la mozione Pd al Senato

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Approvate al Senato sei mozioni bipartisan in difesa delle energie rinnovabili: chiedono stabilità per il settore e una riduzione sostenibile degli incentivi. Proponiamo l'intervento del senatore Pd Francesco Ferrante che illustra la risoluzione proposta dal suo partito.

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Giornata dedicata alle fonti rinnovabili quella di ieri al Senato. Dopo la mozione in difesa del solare fotovoltaico approvata alla Camera la settimana scorsa, a Palazzo Madama si è votato a favore, con un consenso travsersale, a ben sei risoluzioni a favore delle energie pulite.  A presentarle  Pdl, Lega, Coesione Nazionale, Pd, Udc-Autonomie-repubblicani e Api, mentre è stata bocciata la mozione dell’Idv, che non ha voluto recepire le modifiche suggerite.


Le richieste al Governo vanno nel senso di dare più certezze al settore, riducendo gli incentivi con gradualità programmata e definendo al più presto il ‘quarto conto energia’ in modo che il fotovoltaico e le altre rinnovabili possano crescere in maniera sostenibile permettendo al Paese di raggiungere l’obiettivo del 2020. 


Riceviamo e pubblichiamo l’intervento con cui senatore Pd  Francesco Ferrante, anche vicepresidente del Kyoto club, ha presentato la mozione del suo partito (in allegato in basso). Sotto accusa il modo di procedere dell’esecuitivo, che non ha tenuto conto delle indicazioni parlamentari e ha introdotto “in maniera del tutto improvvida e imprevista” un pfrovvedimento sul fotovoltaico che ha portato di fatto ad un blocco degli investimenti per questa tecnologia dal 3 marzo ad oggi. Un “pasticcio” sulle rinnovabili che “è stato fatto inseguendo dati economici relativi agli incentivi che non sono corretti: nel 2010 per incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili sono stati spesi 2,7 miliardi di euro e non 10 miliardi come è stato detto, una cifra non alta se si pensa che in questi anni il settore ha garantito occupazione e gettito Iva e Irpef, oltre che il perseguimento degli obiettivi europei del protocollo di Kyoto, e che sulla bolletta gravano oltre 3 miliardi di euro di oneri impropri, come il decommissioning nucleare”.


Di seguito l’intervento:


“Signor Presidente, illustrerò il testo 2 della mozione n. 387, che abbiamo preparato a seguito di un accordo con la maggioranza, in modo da presentare oggi al Governo delle mozioni che possano risultare condivisibili, rinunciando ad alcuni passaggi della mozione originaria critici nei confronti dell’Esecutivo. Nell’illustrazione di questo testo intendo mantenere, anche nei toni, un atteggiamento costruttivo che mira a risolvere un problema.


Non posso però non parlare, seppur rapidamente, della storia che ci ha portato a questo punto e a questa giornata che il Senato dedica alle energie rinnovabili. Tale storia è dovuta ad un pasticcio combinato dal Governo.


Quest’ultimo aveva presentato al Parlamento uno schema di decreto all’inizio di dicembre, che noi avevamo valutato in maniera positiva nei suoi principi ispiratori; in particolare, avevamo apprezzato che in quel decreto sulle rinnovabili si affrontasse finalmente la questione relativa al termico. Nel Piano di azione nazionale, che è stato ampiamente citato, il maggior sforzo per raggiungere l’obiettivo relativo alle rinnovabili entro il 2020 è proprio assegnato al comparto termico, piuttosto che a quello elettrico.


Avevamo apprezzato anche lo sforzo sulle cosiddette agroenergie. Insomma, avevamo espresso un giudizio favorevole, tranne per alcuni punti fondamentali del decreto stesso che correvano il rischio di inficiarne la sua positiva ispirazione.


Nel percorso parlamentare, sia qui al Senato sia anche alla Camera, in condivisione con la maggioranza abbiamo provato a correggere quegli aspetti negativi, tant’è che il parere poi reso dalla Commissione competente è stato votato all’unanimità con una serie di condizioni che non sto qui a ripetere, anche perché le più rilevanti sono riportate nella nostra mozione. Faccio solo un esempio. Un punto essenziale che ponevamo come condizione per l’approvazione del decreto riguardava il sistema che, a regime, dovrebbe regolare le incentivazioni e che il Governo prevede essere di aste al ribasso. Siccome nelle numerose audizioni che si sono svolte praticamente tutti ci hanno detto che quel sistema è complesso e farraginoso, richiedevamo che almeno il limite oltre il quale vi si sarebbe fatto ricorso fosse elevato rispetto ai soli cinque megawatt previsti dal Governo.


Nonostante questo percorso positivo, lo ribadisco, che ha portato all’approvazione all’unanimità dei pareri, sia alla Camera che al Senato, il Governo, nell’emanazione definitiva del decreto, non solo non ha ritenuto di tener conto delle condizioni più rilevanti che gli avevamo posto come Parlamento, ma ha fatto peggio, cioè ha introdotto in maniera del tutto improvvida e imprevista, perché nessuno glielo aveva chiesto prima, un intervento sul fotovoltaico, peraltro non previsto nella versione originale del decreto, che ha portato ad un blocco degli investimenti su questa tecnologia dal 3 marzo ad oggi.


Se ciò si accoppia al fatto che le aste, come dicevo prima, si svolgono con un sistema piuttosto complicato che coinvolge anche l’eolico, oggi siamo nella poco invidiabile condizione, per usare un eufemismo, per cui un settore che in questi anni è andato in controtendenza rispetto alla crisi economica in atto e che ha garantito occupazione e sviluppo, è bloccato.


Ora siamo nella fase in cui dobbiamo provare, oggi andiamo in questa direzione, dando dei suggerimenti al Governo, a sanare questo pasticcio e nei pochi minuti che ancora mi restano a disposizione per questo intervento vorrei interloquire direttamente con il Ministro.


Ministro Prestigiacomo, è importante che nel decreto attuativo del decreto legislativo attualmente in discussione, su cui si stanno svolgendo, per quanto ne sappiamo, anche dei tavoli tecnici, non ci sia alcun tetto annuale di potenza. In caso contrario, si determinerebbe un incitamento alla speculazione della criminalità. Nell’eventualità poi di un tetto molto basso, tutti correrebbero ad allacciarsi in tempo e si determinerebbe così un elemento criminale, che invece noi vogliamo evitare, perché siamo tutti contro le speculazioni. Quindi, nessun tetto.


Si pensi, piuttosto, ad un sistema tedesco per cui la soglia stabilita (una volta raggiunta) possa determinare per il futuro un calo degli incentivi e, soprattutto, si trovi il modo di salvaguardare gli investimenti che erano stati fatti contando sul Terzo Conto Energia pensando ad una curva decrescente delle tariffe che sia lenta all’inizio (per il 2011) ed, eventualmente, più rapida per gli anni successivi, sempre tenendo conto però degli equilibri tra il miglioramento tecnologico che permette la diminuzione delle tariffe incentivanti e tariffe che siano però sostenibile per permettere gli investimenti necessari.


Dal momento, poi, che sappiamo che state considerando l’ipotesi di istituire un tetto economico annuale per far sì che in tariffa A3 non possa essere presente una cifra superiore a quella che state cercando di stabilire, credo anche in collaborazione con gli operatori, vi invito ad una riflessione suggerendovi di calcolare questo tetto per tutte le energie rinnovabili. Evitate di commettere l’errore di frazionarlo perché se oggi stabilite un tetto che riguarda, ad esempio, solo gli impianti fotovoltaici quando fra qualche mese vi accingerete a stilare i decreti attuativi relativi alle agroenergie o alle aste per l’eolico, rischiate di trovarvi in una situazione troppo complicata e difficile da risolvere. Una cosa è pensare ad un tetto economico sulla tariffa A3 che riguardi tutte le energie rinnovabili e, in base a quello, modulare gli incentivi in modo che ogni settore abbia la sua convenienza. Disciplinando un solo settore e non l’intero comparto rischiate invece di arrecare un danno maggiore.


Soffermandomi su una considerazione più generale, onorevole Ministro, vorrei ricordare che tutto questo pasticcio è stato fatto inseguendo dati economici relativi agli incentivi che non sono corretti. Autorevoli esponenti del Governo, nonché una campagna mediatica, hanno parlato di una spesa presunta per le rinnovabili pari ad una decina di miliardi. Così non è.


Nel 2010 per incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili sono stati spesi 2,7 miliardi di euro, una cifra che dovrebbe essere comparata con altri oneri impropri – quelli sì – che pesano sulle nostre bollette: mi riferisco alla somma degli oneri nucleari, delle agevolazioni per le ferrovie, di IVA non dovuta e quant’altro che si attesta sui tre miliardi di euro, ed agli 800 milioni di euro che tutti noi ogni anno paghiamo per il fatto che non siamo riusciti a realizzare il cavo di collegamento fra la Sicilia e la Calabria. Potrei continuare con tante altre spese inutili ed improduttive che pesano oggi sul costo dell’energia e che, contrariamente alle energie rinnovabili, sono – mi perdoni la ripetizione – improduttive.


Le energie rinnovabili, infatti, a fronte dell’investimento di cui ho già detto, hanno garantito in questi anni occupazione, lavoro, economia che poi ha un ritorno per lo Stato attraverso il pagamento dell’IVA e dell’IRPEF. In queste settimane ed in questi mesi, quindi, è stata fatta una grande opera di disinformazione.


Colgo pertanto l’occasione oggi, nell’ambito dell’approvazione delle mozioni sulle energie rinnovabili che al loro interno riportano anche dati, per fare finalmente chiarezza e tornare a dare certezza nel futuro ad un settore così importante per il nostro Paese.”

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