Cosa sarà degli incentivi in conto energia?

Tetto annuale alle installazioni a 2 GW? Regime transitorio fino al 31 dicembre? Venerdì scorso al tavolo che riunisce ministeri e associazioni è iniziata la discussione sul futuro degli incentivi al fotovoltaico, che dovranno essere decisi entro il 30 aprile. Le prime proposte e i commenti degli operatori.

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Quale sarà il prossimo futuro del conto energia fotovoltaico? Dopo il panico scatenato dal decreto Romani, si inizia a guardare al futuro degli incentivi al fotovoltaico, al momento un orizzonte che si ferma solo fino al 31 maggio. La speranza è quella di limitare i danni fatti dal decreto “ammazza rinnovabili” e restituire al settore quel minimo di certezza necessario. Chiaro che ci sia suspance attorno al tavolo al quale associazioni di settore, banche, consumatori, Confindustria e ministeri competenti (Sviluppo economico, Ambiente e Agricoltura) si sono riuniti per discutere. Venerdì pomeriggio c’è stato il primo incontro, cui ne seguiranno altri in settimana. “Un tavolo molto aperto in cui si è dato spazio a tutte le voci, racconta a Qualenergia.it Valerio Natalizia, presidente di Gifi-Anie“, specificando come si sia ancora lontani da un’ipotesi concreta e su come saranno gli incentivi da giugno in avanti.


Una delle proposte più pesanti portate al tavolo è quella di Confindustria (qui in pdf). La sua possibile attuazione ipotizzata al tavolo prevedrebbe un periodo transitorio dal 31 maggio a fine anno con un taglio contenuto e graduale delle tariffe, un limite annuo alle installazioni che potrebbe essere di 2.000 MW e un limite di 6 miliardi di euro all’anno per gli incentivi da destinare al fotovoltaico.


Misti i commenti relativi al primo incontro con il Governo che vengono dalle associazioni di categoria. Aper “sospende il giudizio in attesa di meglio comprendere nei tavoli tecnici dei prossimi giorni – a cui chiederà di partecipare – la volontà reale dell’esecutivo ad accogliere i principi con fermezza ribaditi da APER: la tutela del legittimo affidamento del terzo conto energia per il 2011 per gli investimenti in corso e l’adozione del modello tedesco di sostegno al fotovoltaico, congruamente efficientato, senza alcun tetto annuo di potenza installabile.”


Assosolare, ha sottolineato il presidente Gianni Chianetta, “apprezza l’apertura dei tre ministri ma sottolinea che sarà importante definire, pur nel contenimento della spesa, un meccanismo simile al modello tedesco che è l’unico in grado di scongiurare ulteriori arresti improvvisi del mercato”.


Più negativo l’approccio di Massimo Sapienza, presidente di Asso Energie Future, che giudica l’incontro di ieri sera al dicastero di via Cristoforo Colombo “un flop, in cui gli alti dirigenti del ministero hanno affermato senza mezzi termini che non c’è spazio per nessuna contrattazione: il tetto degli 8.000 megawatt sarebbe già stato raggiunto (secondo i calcoli inesatti e contestati in varie sedi del GSE) e questo taglia il contributo italiano alla partita dell’energia pulita. Si tratta di decisioni miopi, in totale controtendenza rispetto ad esempio a quelle ribadite dal governo tedesco che non solo ha come obiettivo 52.000 MW da fotovoltaico entro il 2020, ma ha indicato proprio oggi un rilancio delle rinnovabili per far fronte alla decrescita programmata del nucleare”. “Il decreto Romani è incostituzionale”, spiega ancora Sapienza: “Alcune Regioni hanno già fatto sapere che ricorreranno alla corte costituzionale. Noi, come associazioni di produttori, andremo di fronte all’Alta Corte di Giustizia europea per far valere le nostre ragioni. Il Governo sa che esporrà lo Stato a richieste di risarcimento miliardarie, ma sembra non preoccuparsene”. 


Anie-Gifi, per bocca del suo presidente  Valerio Natalizia, sottolinea come la sua visione sia diversa da quella portata da Confindustria, di cui l’associazione fa parte, e auspica “una soluzione condivisa che risolverà il problema del transitorio e porterà in seguito ad un sistema incentivante che leghi il valore delle tariffe al volume delle installazioni garantendo allo stesso tempo il contenimento dei costi e lo sviluppo del settore”.

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