Dalle centrali di Fukushima si continuano a liberare ingenti livelli di radioattività ma le informazioni dalle fonti ufficiali restano contraddittorie e parziali. Qualenergia.it ha intervistato il professor Gianni Mattioli, docente di Fisica matematica e di Fisica presso l’Università di Roma “La Sapienza”, uno dei promotori del referendum del 1987 contro il nucleare in Italia, per capire cosa stia accadendo in quei reattori e quali ipotesi si possono fare.


Cosa sta uscendo dai reattori e quali sono i livelli di pericolosità per la radioattività liberata?


Al momento possiamo parlare con una certa sicurezza del rischio che è dato nei pressi dell’impianto e nel raggio di 20-40 km, ma è molto più difficile dare una interpretazione su scala maggiore perché in questo caso servirebbe sapere innanzitutto quali sono le condizioni di integrità del nocciolo e del vessel, cioè del contenitore del nocciolo, nei diversi reattori. Di conseguenza ci manca l’informazione sui radionuclidi che si sono liberati a causa della fusione del nocciolo e delle guaine delle barre di combustibili e quindi della liberazione di prodotti di fissioni. Considerando questa massa di isotopi, di cui conosciamo bene le caratteristiche ma non le quantità, insieme ai problemi di pressione atmosferica e dell’incidenza dei venti, si potrebbero fare delle valutazioni degli effetti dell’incidente su scala più grande. Ma troverei avventurista un’ipotesi di questo tipo alla luce dei dati che abbiamo. Posso limitarci a dire che se si fosse verificata una fessurazione del vessel, come sembra ormai trapelare chiaramente, allora l’incidente comincerebbe ad assumere dimensioni molto ma molto gravi. Si va verso una nube che se spinta molto in alto da specifiche e sfortunate condizioni meteo potrebbe rappresentare un problema molto serio.


L’espulsione di gas radioattivi è quindi costante?


Quando per un certo periodo le barre di combustibile restano scoperte dal refrigerante la fusione è molto rapida e probabile. Mi aspetto che questo sia già avvenuto. La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, AIEA, ha già fornito indicazioni in merito. Per non sottoporre il vessel al limite della tenuta, questi gas prodotti sono state periodicamente fatti evacuare, inizialmente nel primo recipiente di cemento e poi nel secondo recipiente. Questo è avvenuto nel reattore n. 1 e probabilmente nel 2 e nel 3. Nel terzo reattore c’è anche plutonio, un elemento fortemente tossico sia dal punto di vista chimico sia da quello della radioattività: un microgrammo (un milionesimo di grammo) è una dose letale. Ritengo che a questo punto le dosi radioattive nell’area con un raggio di 20 km inizino ad essere veramente elevate. Teniamo a mente che la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni (ICPR), indica una dose 1 millisievert come la dose limite che possono assorbire le popolazioni, quantità che sappiamo accumularsi nel tempo, quindi non ha importanza se viene presa in un minuto, in un’ora o in anno.


L’altro giorno si parlava di una fuoriuscita di 400 millisievert/ora di radioattività da un reattore. Ci si chiede quali siano le condizioni in cui stanno lavorando i tecnici nei pressi di questi reattori.


Bisogna considerare che la dose massima ammissibile per i lavoratori delle centrali atomiche è stata definita in 20 millisievert. Un limite molto criticabile. La verità è che dentro un impianto non si riuscirebbe a tenere le dosi sotto questi limiti anche in una fase di normale funzionamento. Tecnici del settore nucleare affermano invece che per le proprie centrali si diano dosi molto più basse del millisievert per le popolazioni e dei 20 millisievert per lavoratori. Ma quando all’ICRP è stato chiesto, proprio alla luce di queste dichiarazioni, di ridurre i limiti delle dosi massime ammissibili, la commissione ha risposto che al di sotto delle dosi fissate, oggi sarebbe necessario rinunciare alle attività implicate. Questo fa capire che c’è una certa quantità di rilascio di radioattività dalla centrali anche in condizioni standard. Si immagini ora.


Nel reattore 4, che era a potenza zero al momento del terremoto, si è registrato un surriscaldamento delle barra esauste e sembra che ciò stia avvenendo anche negli altri reattori. Cosa sta accadendo?


Dopo un certo tempo di funzionamento in quelle barre di combustibile, oltre al’accumularsi dei prodotti di fissione, cioè i pezzi in cui il nucleo dell’uranio 235 si è spaccato, cesio, iodio, stronzio, tecnezio, ci sarà ancora dell’uranio buono e del plutonio prodottosi per frattura di un neutrone dell’uranio 238, un prodotto ancora utilizzabile. Tutta questa roba deve essere trattata con processi chimici per separare le cose assolutamente inutili, cioè i prodotti di fissione, dai materiali che ancora possono essere utilizzabili, come uranio e plutonio. I prodotti di fissione, tranne piccole quantità che possono essere usate in radiodiagnostica o radioterapia, rappresentano rifiuti. Tuttavia, prima di poter avviare a questo processo di separazione chimica le varie sostanze, detto riprocessamento, e che la AIEA vorrebbe proibire perché in tal modo si mettono le mani sul plutonio (l’ingrediente principale per le bombe atomiche), bisogna aspettare che decada una parte significativa della radioattività di questi materiali. Materiali che emettono elettroni positivi, elettroni negativi, raggi gamma, particelle alfa, tutta radioattività che viene espulsa a elevate energie. Quando a livello microscopico parliamo di elevata energia e di velocità di movimento, vuol dire che queste particelle, urtando i materiali circostanti e tra loro stesse, mettono tutto il materiale in agitazione termica. Si tratta quindi di un materiale che emette grandi quantità di calore che quindi bisogna tenere nelle piscine per fare in modo che una grande quantità di calore venga dissipata. Ma anche dopo saranno molto caldi, tanto che quando saranno qualificate come scorie si continuerà a porre il problema di come e dove sistemarli.


Cosa ci si può attendere adesso?


Si può sperare che si ponga termine al rilascio grandi quantità di radiazioni all’esterno e che non ci sia le condizioni meteorologiche che facciano salire troppo in alto questi materiali che potrebbero ricadere anche a grandi distanze. L’emergenza è grave se si pensa che potrebbe essere contaminata una città come Tokyo. Si pensi che una dose di 20 millirem (0,2 millisivert, ndr) su 50mila persone può causare la morte di 30 persone. Non voglio immaginare cosa possa accadere ad una città di 15-20 milioni di abitanti.