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Un decreto che affossa le rinnovabili per favorire la scelta nucleare

  • 15 Marzo 2011

Oggi a Roma nell'ambito del "Solar Revolution Summit 2011" si è parlato del decreto Romani e del ruolo delle fonti pulite nell'economia nazionale. Un incontro che ha riunito oltre 200 tra operatori del settore e rappresentati del mondo della finanza.

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“Il decreto sulle energie rinnovabili colpisce il fotovoltaico a tutto beneficio della scelta nuclearista del governo. Ma, anche alla luce della catastrofe che ha colpito il Giappone si auspicano ancora delle scelte a sostegno di una politica a favore delle energie alternative”. È quanto emerge in questa prima giornata del convegno “Solar Revolution Summit 2011” – organizzato a Roma da Business International con il patrocinio del ministero dell’Ambiente, del ministero dello Sviluppo economico e del Gse – che ha riunito, a Palazzo Rospigliosi, oltre 200 operatori del settore.


L’iniziativa, momento di incontro e di confronto sui temi chiave dello sviluppo dell’industria e del mercato del solare, ha riunito questa mattina associazioni, operatori della filiera e mondo della finanza.


Così Paolo Ricci, Ad di Terni Energia “in questi giorni stiamo vivendo una situazione kafkiana, da una parte un nuovo conto energia che affossa la produzione di fonti rinnovabili, non tanto da un punto di vista quantitativo quanto per  la mancanza di pianificazione che genera incertezza nelle aziende. Dall’altra, assistiamo alla crisi del petrolio, assistiamo alla catastrofe del nucleare in Giappone che ci ha messo di fronte a un nucleare che sicuro non lo è poi fino in fondo. Nucleare e fonti rinnovabili devono essere sinergiche, si lavora su scale diverse, creare questa contrapposizione  è un errore che ha anche generato questo conto energia”.


“Desideriamo rispondere – continua Ricci – al ministro Paolo Romani, quando afferma che il nucleare è pagato da pochi e le rinnovabili hanno un costo eccessivo che grava sui cittadini; vorremmo sottolineare che le fonti rinnovabili sono pagate dai cittadini ma il vantaggio è di tutti; sul nucleare ho dei dubbi, che i soldi andranno a pochi e soprattutto finiranno all’estero. La Borsa continua a premiare i produttori di rinnovabili, segno che gli investitori sono più lungimiranti dei governanti e continuano a investire malgrado le incertezze”.


Paolo Rocco Viscontini consigliere Anie/Gifi ha dichiarato: “Il fotovoltaico è senza dubbio la tecnologia più promettente nel settore delle rinnovabili. Per assicurare uno sviluppo sostenibile alla filiera fotovoltaica industriale abbiamo bisogno di un quadro normativo stabile e di lunghe vedute che prescinda da posizioni ideologiche”.


Circa i costi dell’energia solare, si sono pronunciate anche le associazioni. Pietro Pacchione di Aper parla di disinformazione sui costi delle rinnovabili nelle bollette degli italiani. A fronte dei grandi numeri raccontati dai media “la realtà è che nel 2010 le rinnovabili per famiglia hanno pesato circa 2 euro a bolletta“. Tutti d’accordo, poi, che “il danno è fatto – come evidenzia Chianetta di Assosolare – ma la speranza è di poter ancora, al tavolo di venerdì, sensibilizzare il governo sulla necessità di ripensare le strategie in ottica di medio e lungo termine.”


Ldk Solar, azienda cinese leader del settore, a chi parla dei costi alti del fotovoltaico risponde che il fotovoltaico riduce i costi collettivi dell’inquinamento che nessuno mai conteggia.


Cornelius Matthes di Desertec Industrial Initiative, sottolinea come “nel progetto Desertec – una iniziativa di sviluppo di energia pulita, che prevede la realizzazione di un insieme di centrali elettriche fotovoltaiche, eoliche e a solare termodinamico nei Paesi nel nord Africa e del Medio Oriente, che dovrebbero generare fino al 15% del fabbisogno europeo di elettricità, la scelta del Nord Africa concentra diversi vantaggi tra i quali le risorse, lo spazio e il sole. Inoltre, elemento non trascurabile, è la crescita della domanda interna di energia, annualmente il 10% circa. E l’Italia – conclude – svolge un ruolo fondamentale, grazie anche alla sua posizione geografica strategica”.


(fonte: Agenzia Dire)

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