Contro i tagli retroattivi al fotovoltaico gli investitori stranieri fanno causa al Governo, che potrebbe vedersi costretto a sborsare qualche miliardo di euro. Non stiamo parlando dell’Italia e del decreto Romani, che pure sta colpendo il settore con pesanti effetti retroattivi, ma della Spagna dove il fotovoltaico a novembre ha subito una botta simile.


Un gruppo di grandi investitori internazionali, appellandosi al trattato europeo della Carta dell’Energia, ha infatti denunciato il Governo spagnolo per il danno provocato dai cambiamenti retroattivi agli incentivi del fotovoltaico spagnolo, introdotti a novembre (Qualenergia.it, La Spagna azzoppa il proprio conto energia).


Madrid a fine 2010 aveva tagliato le tariffe feed-in del 45% per gli impianti a terra, del 25% per gli impianti su tetto di grandi dimensioni e del 5% per quelli più piccoli, con un limite temporale di 25 anni alla durata degli incentivi, prima estesi a tutta la vita utile dell’impianto, valido anche per gli impianti già in funzione. Tagli che sono solo gli ultimi nella storia del fotovoltaico iberico e che hanno avuto rilevanti conseguenze sul settore, con gravi ripercussioni per chi aveva investito, causate anche dalla retroattività del provvedimento


Solo qualche giorno fa, proprio contro la retroattività della riforma degli incentivi spagnoli, era arrivato anche il richiamo della Commissione, che l’ha definita “inaccettabile” e ha espresso pubblicamente “preoccupazione” e invitato Madrid a “fare ogni sforzo” affinché gli incentivi alla rinnovabili siano “stabili e prevedibili”. Ieri al Congresso dei Deputati spagnolo non è passato l’emendamento introdotto al Senato che avrebbe cancellato la retroattività delle misure; le associazioni del FV spagnolo ora “sperano nel dialogo” con il Ministero dell’Industria, che ha mostrato delle aperture al riguardo.


Gli investitori esteri che si sono appellati al Tribunale di Londra, una ventina tra aziende e fondi di investimento, avrebbero investito in Spagna più di 4 miliardi di euro nel fotovoltaico e nelle infrastrutture collegate. Hanno deciso di fare ricorso in base alla Carta per l’Energia, che nasce proprio per tutelare gli investimenti transfrontalieri nel settore energetico. Il rischio ora per il Governo spagnolo è di dover pagare un lauto risarcimento.


Una storia che dovrebbe far riflettere anche il nostro Governo che ha prodotto quel decreto sulle rinnovabili, che da noi sta producendo altrettanti danni agli investitori esteri e nazionali proprio anche per i suoi effetti retroattivi. Se non venissero cancellati immediatamente, anche il nostro Paese potrebbe trovarsi vittima di simili richieste di risarcimento.