Fotovoltaico, i danni del decreto e i possibili rimedi

Necessari immediati correttivi al decreto legislativo che affossa il fotovoltaico, partendo dai punti forti della tecnologia. Ridare certezze ad un settore che le ha perse nel giro di poche ore, non riptendo il blocco del comparto come in Spagna; meglio seguire l'esempio dell'incentivazione tedesca. Dal workshop del Kyoto Club.

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Nel corso del convegno organizzato oggi a Roma da Kyoto Club, dal titolo “Governare la crescita del fotovoltaico“, sono state presentate idee e proposte di revisione del conto energia e delle tariffe incentivanti per dare da subito e per i prossimi anni il giusto sostegno al comparto e fornire un più ampio orizzonte per gli investimenti delle imprese, ora messe in ginocchio dal decreto legislativo di recepimento della direttiva euroea 28/2009. E’ chiaro che tali correttivi dovranno essere immediati – nel giro di due o tre settimane – per ridare certezze ad un settore che le ha perse nel giro di poche ore. Comunque il danno per molti è già compiuto e la figura che il nostro paese ha fatto con gli investitori esteri è un segnale di poca responsabilità e serietà.


Ma quali devono essere gli obiettivi principali per uno sviluppo di medio periodo del settore e per il rafforzamento delle competenze industriali nazionali. Si tratta di definire un incentivo che decresca (da subito anche del 25-30%) in base alle potenza installata; un esempio valido è quello del modello dei corridoi alla tedesca: maggiore è l’installato, maggiore è la degressione della tariffa. Dunque anche in base ai costi del sistema installato. Un sistema incentivante quindi che possa accompagnare il kWh solare alla grid parity (allorché il costo del kWh fototovoltaico sarà uguale a quello pagato in bolletta). E’ stato mostrato nel corso del workshop come nelle isole Canarie questo obiettivo oggi sia stato pressoché raggiunto e che in alcuni  Insomma, evitare casi di “stop and go” deleteri per gli operatori e che portano a danni che si protraggono a lungo. Il caso del limite annuale posto dal Governo spagnolo nel 2009 è un esempio che fa scuola.


David Pérez di Eclareon ha avvertito che un regime incentivante di tariffe troppo elevate possa recare gravi distorsioni al mercato nel medio e lungo periodo. Innanzitutto perché i governi sono sempre molti lenti a reagire agli improvvisi balzi della domanda e dell’offerta e quindi ad adeguare le tariffe ai costi in discesa della tecnologia. Inoltre tariffe troppe alte sono dannose per il mercato e l’industria perché favoriscono l’entrata nel mercato di attori non professionali, oltre allo scarsoconsenso sulla tecnologia da parte dei cittadini che vengono spinti a considerarla eccessivamente costosa. Pérez si esposto dicendo che una retribuzione del kWh prodotto con il fotovoltaico (tariffa + prezzo dell’elettricità) superiore a 25 c€/kWh potrebbe già oggi essere eccessiva per l’Italia.


Nel sostenere il fotovoltaico è importante, come detto, trovare il consenso dell’opinione pubblica, soprattutto per quanto riguarda l’installazione di impianti a terra e tutelare al contempo i terreni agricoli, che comunque, sia chiaro, non hanno tutte le stesse caratteristiche. Per quelli scarsamente produttivi, e sono molti, il fotovoltaico potrebbe invece essere un’interessante fonte di reddito per il settore primario dell’economia, spesso in difficoltà.


Un aspetto chiave che emerso dal workshop del Kyoto Club riguarda il contenimento dei costi per la collettività; è il punto sul quale il FV e le rinnovabili in genere sono stati più attaccati in questi mesi, con dati a volte molto imprecisi o addirittura gonfiati ad arte, dimenticando che in 10 anni alle fonti assimilate (quindi tutt’altro che rinnovabili) sono stati elargiti circa 35 miliardi di euro. Un’attenzione complessiva al “monte incentivi e oneri di sistemi” deve essere comunque attentamente valutata, ma nella sua complessità. Si è evidenziato che gli incentivi del conto energia oggi incidano per circa 0,20 centesimi di euro sul costo del kWh (dato 2010) che paga il consumatore. Potrebbe arrivare a 1 centesimo nel 2020. Chi non vorrebbe pagarlo?


Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e QualEnergia, ha ricordato i punti a favore del fotovoltaico, spesso dimenticati dai suoi detrattori. «Nel nostro paese – ha detto – si è ormai creato un tessuto di centinaia di imprese con ricadute occupazionali interessanti proprio in un momento di crisi e questi sviluppo sta facendo ripartire anche la ricerca, anche in assenza di una regia complessiva». «Va ricordato che l’elettricità solare è pregiata perché viene prodotta in corrispondenza delle ore di punta della domanda e visto che gli impianti producono energia per almeno 30 anni, per un decennio si potrà utilizzerà elettricità “free”, senza oneri sulle bollette», spiega Silvestrini. «La diffusione del fotovoltaico – ha concluso – richiede che vengano contabilizzati tra i vantaggi anche le mancate emissioni di anidride carbonica, i cui prezzi sono destinati a crescere nel tempo, così come le entrate fiscali delle aziende e quelle legate all’Iva, un introito per le casse dello Stato che ormai non è più così marginale».


Video del workshop Kyoto Club. Interventi: Gianni Silvestrini Alex Sorokin David Pérez – Tabarelli


Qui in basso un intervento di Silvestrini per Avoicomunicare, ai margini del workshop di oggi.


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