L’imbarazzante soddisfazione di Confindustria

Per il vice presidente del Kyoto Club, Gianluigi Angelantoni, la Confindustria può accogliere con favore il Dlgs solo in rappresentanza di poche grandi aziende, ma non certo per le migliaia di piccole e medie imprese che operano con successo nel settore del fotovoltaico e che ora rischiano la paralisi. Reazioni dure dalle aziende del nord est.

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“Sono del tutto in disaccordo sulla soddisfazione che emerge dal comunicato di Confindustria, che può esprimere tale soddisfazione solo in rappresentanza di poche grandi aziende, ma non certo per le migliaia di piccole e medie imprese che operano con successo nel settore del Fotovoltaico. Di questo parere sono tutti gli imprenditori, nonché tutti i loro dipendenti, seriamente in pericolo di fronte a questo altro atto di mancanza assoluta di strategie e visione del futuro da parte di chi ci governa.» Questa ha dichiarato il Vice Presidente Kyoto Club, Gianluigi Angelantoni, amministratore delegato del Gruppo Angelatoni Industrie e della collegata Archimede Solar Energy, dopo i comunicati di approvazione della confederazione imprenditoriale sul decreto Romani di recepimento della Direttiva europea 28/2009 approvato il 3 marzo dal Consiglio dei Ministri.

Una reazione che ha lasciato sconcertate tantissime piccole e medie imprese operanti nel settore del fotovoltaico, sia esterne che interne alla Confindustria, soprattutto perché in contraddizione con il suo statuto e in particolare con l’articolo 3 (comma b – scopi: di rappresentare e tutelare, nei limiti del presente statuto, il settore della produzione di beni e/o servizi con organizzazione industriale nella sua evoluzione culturale, economica e produttiva, per i rapporti con le istituzioni ed amministrazioni, con le organizzazioni economiche, politiche, sindacali e sociali nazionali, comunitarie ed internazionali), oltre che ovviamente con l’obiettivo delle sue Federazioni di promuovere la piccola e media impresa. Ormai per molti operatori che dietro questo decreto legislativo ci sia la mano di Confindustria, oltre che l’Enel, non sembra più essere una mera ipotesi.

Angelantoni ha continuato: «Confindustria cerca di tranquillizzarci dicendo che il decreto va nell’ottica di dare un quadro certo (!) agli imprenditori. Mi domando se il quadro certo è attendere il 30 aprile senza sapere che sarà del fotovoltaico. Mi domando che sarà degli investimenti per gli impianti che non potranno essere allacciati, pur con la buona volontà dell’Enel, entro il 31 maggio.»

Sempre sull’intervento dell’organizzazione imprenditoriale il vice presidente di Kyoto Club afferma: «Confindustria ci dice che il decreto è in linea con quanto deciso negli altri principali Paesi europei ma non è così, basta guardare alla Germania (non è da bambini, come detto da qualcuno, guardare ai migliori!). In Germania sì che c’è una chiara e precisa strategia al 2020 e una già ben definita visione futura al 2050, avallata dal Governo, con le rinnovabili che forniranno almeno l’80% dell’energia elettrica necessaria al Paese! Vedremo cosa succederà al 30 aprile, probabilmente altri cambi di scenario nel quale noi imprenditori dovremmo muoverci.»

Gianluigi Angelantoni conclude con un auspicio: «Mi auguro che Confindustria prenda finalmente a cuore, con decisione, la Green Economy, unico vero e certo motore di sviluppo e occupazione degli ultimi 3 anni, e non concorra invece a decretarne la morte. Ricordiamoci che la sfida energetica è una sfida industriale e la possiamo ancora vincere se daremo modo alle nostre imprese di crescere e di consolidarsi in quelle filiere indispensabili per poter poi competere all’estero. Il decreto Romani è andato purtroppo nella direzione opposta.»

Intanto la protesta contro il decreto è dilagata su tutto il territorio nazionale e in molti distretti industriali del nord est il senso di disapprovazione e di ingiustizia nei confronti di questo provvedimento è molto forte.

«Questo decreto è da scellerati», ha detto ieri l’ex presidente degli industriali trevigiani, Sergio Bellato. Secondo Bellato questo “miope provvedimento” porterà per le aziende trevigiane al «blocco di qualsiasi operazione da parte della finanza, la perdita di qualche milione di euro e l’aumento dei costi, visto che abbiamo in carico alcune decine di ingegneri e botanici che non possiamo mandare in cassa integrazione. Non siamo una fabbrica fordista e se il lavoro non va avanti i professionisti se ne vanno e noi rischiamo di perdere risorse e know-how. Qui stiamo parlando del futuro dell’impresa trevigiana, come dimostrano i numeri, l’alto grado di innovazione, la creazione di nuovi lavori. Un motore che rischia di incepparsi prima ancora di arrivare a regime».

Sono oltre cento le imprese trevigiane nate o riconvertitesi interamente al mondo delle energie rinnovabili, che con l’indotto contano qualche migliaio di lavoratori, con oltre 6700 impianti installati nella provincia. Un distretto che ospita tantissime realtà imprenditoriali, anche di alto livello, che operano da anni nel settore della green economy e del fotovoltaico in particolare.

La Tribuna di Treviso riporta una notizia sullo stato d’animo degli imprenditori. Il titolare di una di queste aziende, Tiziano Vivian di Gruppo Energia, ha minacciato di occupare la statale 53 con i camion se il governo non sosterrà il settore, e si è detto anche disposto a darsi fuoco. «Una seria provocazione – dice Vivian – per far comprendere la gravità del provvedimento governativo. Ma noi vogliamo proseguire con la nostra attività».

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