Anche la Regione Toscana contro il “decreto Romani”

Ferma protesta della Regione Toscana contro la proposta del Ministro Romani di decreto legislativo di recepimento della direttiva europea sulle rinnovabili. Con una mozione il Consiglio regionale impegna il Presidente della Giunta ad attivarsi con urgenza presso il Governo per rivedere il testo del provvedimento.

ADV
image_pdfimage_print

Anche la Toscana esprime la propria preoccupazione per la proposta del Ministro Romani di decreto legislativo di recepimento della Direttiva 2009/28/CE perché mette in pericolo il futuro sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Una mozione del Consiglio regionale della Toscana (n.175 del 28/2/2011) impegna il Presidente della Giunta ad attivarsi con urgenza presso il Governo al fine di rivedere il testo del decreto nel rispetto delle indicazioni contenute nei documenti approvati dalle Commissioni parlamentari e del dialogo intrattenuto con i principali stakeholders del settore e le associazioni competenti nella fase di consultazione del provvedimento.

Oggi, 2 marzo, l’Assessore Regionale Annarita Bramerini porterà il testo della mozione al tavolo della Conferenza Stato-Regioni, rappresentando al Governo la ferma protesta della Regione Toscana. Tra le ragioni addotte da questa mozione il fatto che per il nostro Paese non raggiungere gli obiettivi europei del 2020 sarebbe gravissimo. Un tale provvedimento – si legge nella mozione – ostacolerà lo sviluppo di filiere industriali in Italia e la creazione di decine di migliaia di nuovi posti di lavoro, oltre a quelli già creati fino ad oggi (più di 120mila).

Entrando nel merito del provvedimento, la mozione considera che il limite di 8.000 MW per il fotovoltaico è un obiettivo fin troppo modesto e viene ricordato l’esempio della Germania che solo nel 2010 ha installato una potenza di 8mila MW, oggi ha una potenza totale di 18 GW fotovoltaici e ha un target per il 2020 di 52mila MW. Sugli incentivi si propone una loro progressiva riduzione proporzionalmente al calo dei costi d’installazione e solo quando verrà raggiunta la “grid parity”, le misure incentivanti potrebbero essere definitivamente abrogate.

Sul taglio retroattivo del 30% agli incentivi per l’eolico la mozione del Consiglio Regionale della Toscana ritiene che andrebbe contro la stessa Unione Europea, che ha stabilito il divieto di introdurre misure retroattive per non togliere certezze agli investimenti già effettuati o programmati nel settore. Sul meccanismo delle aste al ribasso per gli impianti oltre i 5 MW si ritiene che esso diminuisca le garanzie contro le infiltrazioni del malaffare.

Sui costi delle bollette: non sono da addebitarsi esclusivamente alle incentivazioni delle rinnovabili, ma piuttosto agli incentivi che negli anni e tuttora sono stati dati alle fonti assimilate (33 miliardi di euro dal 2001 al 2009 – vedi Qualenergia.it) alle fonti fossili e per l’eredità del vecchio nucleare, oltre a tutta una serie di costi impropri che sottraggano a cittadini e imprese oltre tre miliardi di euro l’anno.

ADV
×