Vado Ligure, è battaglia sulla centrale a carbone

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I comitati dei cittadini denunciano la Tirreno Power per omicidio colposo, mentre la Provincia di Savona si dice favorevole all’ampliamento della centrale. L’azienda promette riduzione delle emissioni e posti di lavoro, ma secondo i medici a Vado la mortalità per tumore è in aumento.

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È battaglia a Vado Ligure, in provincia di Savona, per l’ampliamento della centrale Tirreno Power e i comitati cittadini sono arrivati a denunciare l’azienda per omicidio colposo. La centrale a carbone costruita negli anni ‘60 nel pieno centro abitato della cittadina (e a 5 km da Savona), non smette di far discutere e preoccupare la popolazione residente nell’area. Da anni diversi comitati di cittadini e medici ne chiedono la chiusura, ma ora si rischia che la centrale venga addirittura ampliata con la costruzione di un nuovo gruppo alimentato a carbone di una potenza di 460 MW su cui è di recente arrivato il pronunciamento favorevole della Provincia. Questa nuovo gruppo causerebbe, oltre alle 3,7 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2009 dai gruppi 3 e 4 (660 MW), ulteriori 2,4 Mton di CO2 (vedi tabella in fondo all’articolo). Ma poi ci sono anche gli altri inquinanti, quelli più pericolosi per la salute.

Dalle polemiche è partita, lo scorso gennaio, l’iniziativa di un coordinamento di comitati locali che ha deciso di presentare un esposto alla procura contro la Tirreno Power. «Li abbiamo denunciati per omicidio colposo – racconta Valeria Rossi, portavoce dell’Unione cittadini e comitati per Savona – Siamo arrivati ai metodi forti perché questa azienda ha fatto tutto quello che poteva fare fuori legge e ha già avuto decine di esposti, ma nessuno aveva mai fatto una cosa del genere. Abbiamo riunito 5 comitati e 56 cittadini hanno firmato l’esposto. Ora la procura dovrà fare le indagini e vedremo come procederà».

Soluzioni estreme in risposta alla minaccia dell’ampliamento che spaventa la popolazione. Ma l’azienda sostiene di poter realizzare il potenziamento con una riduzione complessiva delle emissioni inquinanti e nel 2009 ha ricevuto il giudizio favorevole di compatibilità ambientale del Ministero dell’Ambiente. Il progetto, oltre alla costruzione di una nuova unità Ultra Super Critica (USC), prevede l’ammodernamento dei 2 gruppi a carbone esistenti (660 MW in totale). «Quello che hanno in mente è di mettere due cerotti sui vecchi gruppi e di farne uno nuovo a norma di legge – continua Valeria Rossi – Parlano di carbone pulito, ma questa è una balla bella e buona. Non esiste il carbone pulito. Non c’è filtro in grado di trattenere le polveri più sottili che sono anche le più pericolose. Quando si parla di riduzione delle polveri si parla sempre e solo di PM10, mentre le altre nemmeno vengono nominate. Ma le PM10 sono le meno pericolose per la salute».

E tuttavia anche i dati sulle PM10 preoccupano: i tabulati Arpal dal 2005 al 2008 descrivono ripetuti superamenti dei limiti di legge. Secondo dati della Regione Liguria riferiti al periodo precedente l’ultimo ampliamento, che ha portato a un raddoppio di potenza, si nota la centrale sarebbe responsabile, oltre che del 34,9% delle PM10 emesse in zona, del 68,3% delle emissioni di ossidi di azoto, dell’89,7% degli ossidi di zolfo e del 37,9% dei composti organici volatili. «Gli studi sui licheni dimostrano nel comprensorio di Savona, Quiliano e Vado, livelli di inquinamento paragonabili ai siti più inquinati d’Italia e dicono che la centrale a carbone è la principale responsabile per l’emissione anche di metalli pesanti – spiega Paolo Franceschi, pneumologo ed esperto di salute e ambiente per l’Ordine dei medici di Savona – Anche gli studi sui fondali marini sono preoccupanti: secondo Ispra e Arpal i metalli pesanti presenti nelle nostre acque sono da due a dieci volte superiori ai limiti di legge. Per i idrocarburi policiclici aromatici nei sedimenti di Vado abbiamo i livelli più alti della regione: più di cento volte superiori i valori limite».

Un mix di inquinanti che non lascerebbe dubbi sull’origine di alcune malattie nella provincia di Savona. Per quanto non esista uno studio specifico che abbia messo in correlazione le sostanze prodotte dalla centrale di Vado con i dati sull’incidenza nella zona di alcune patologie, per Franceschi non ci sarebbero dubbi: «In provincia di Savona riscontriamo numeri superiori alla media nazionale e regionale per incidenza di alcune patologie. Abbiamo due studi, uno condotto dalla Usl Savona tra l’88 e l’89 e uno dall’assessorato all’Ambiente della Regione tra il ‘99 e il 2004, sulla mortalità totale per singole malattie confrontata con la media regionale. Le conclusioni evidenziano che ci sono state 2600 morti in più in provincia di Savona rispetto all’atteso.

Per quanto riguarda i tumori maligni la mortalità è particolarmente accentuata nelle aree circostanti la centrale e, in controtendenza rispetto ai valori nazionali, c’è stato un aumento negli ultimi decenni: a Quiliano la mortalità standardizzata sui maschi è di 287,8 decessi per 100.000 abitanti e a Vado è di 300,9, mentre la media regionale, già comunque alta rispetto al resto d’Italia, non supera i 240. Per le femmine è 199 su 100.000 per la provincia e 211,9 su Vado contro una media nazionale di 140 su 100.000. Anche le malattie ischemiche del cuore, rispetto alla media regionale registrano tassi del +16,4% in provincia (+21% per le femmine), +32% a Savona (+36,7% per le femmine), +45,6% a Vado (+ 41,6% per le femmine), + 49% a Quiliano (+56,9% per le femmine). Quando fenomeni di questo tipo si verificano sia sui maschi che sulle femmine c’è motivo di credere che ci siano cause ambientali. Incrociando questi dati su emissioni inquinanti e patologie possiamo trarre le nostre conclusioni».

Infine il capitolo costi: la Commissione dell’Unione Europea ExternE stima che i costi esterni collegati alla centrale a carbone di Vado ammontino a circa 140 milioni di euro all’anno. Costi che se dovessero essere sostenuti dall’azienda renderebbero gli investimenti certamente meno interessanti. «Ma il punto è invece che il carbone continua ad essere una fonte economica, mentre questi costi li sosteniamo noi – riprende Valeria Rossi – Mentre loro utilizzano il ricatto occupazionale per convincere la cittadinanza ad accettare questa nuova espansione. Ma poi anche i numeri sull’occupazione variano da intervista a intervista».


Le previsioni riportate dalla Tirreno Power nei documenti di presentazione del progetto parlano di 50 nuove unità impiegate direttamente nella centrale e di 200 nell’indotto, mentre le attività di cantiere dovrebbero coinvolgere 1.000 persone per un arco di tempo minimo di 4 anni. Fonti dell’azienda riferiscono, inoltre, che l’investimento complessivo di 800 milioni già approvato dal Ministero prevede anche la produzione di 90 MWh da rinnovabili. L’intervento più consistente sarà un campo solare, a Sessa Aurunca in provincia di Caserta: nulla a che vedere, quindi, con Vado Ligure. «Quell’investimento è sinergico all’investimento di Vado – spiegano dalla Tirreno Power – Si può investire nelle rinnovabili se si è in grado di sostenere certi costi e per farlo dobbiamo continuare a produrre energia anche da fonti tradizionali, ma con la tecnologia più elevata possibile. Si tratta di un grosso investimento che la Tirreno Power fa perché certa di ottenere un miglioramento ambientale e di produrre energia in maniera efficiente. L’obiettivo è migliorare l’impatto ambientale locale e contemporaneamente investire fortemente nelle rinnovabili. E, cosa non secondaria, portare sul territorio un investimento significativo, superiore a quello della Fiat su Pomigliano».

L’azienda sostiene di poter ridurre le emissioni complessive del 5%, grazie all’adozione delle più avanzate tecnologie nei sistemi di abbattimento, insieme al miglioramento delle performance ambientali delle unità a carbone esistenti. Il rendimento medio complessivo della produzione a carbone – secondo l’azienda – sarà incrementato del 9,2%. Troppo poco per i comitati cittadini che vogliono far passare il messaggio che nel 2011 produrre energia elettrica dal carbone è anacronistico e irresponsabile.


L’azienda per parte sua sottolinea di avere le certificazioni ISO 9001 ed EMAS e di rispettare pienamente tutti i parametri di legge nazionali ed europei. E sugli aspetti sanitari, agli allarmismi ribatte: «Secondo dati Legambiente del 2010 la qualità dell’aria nella provincia di Savona è la quarta migliore d’Italia, mentre risultanze ufficiali dell’Istituto Scientifico Tumori di Genova e ASL 2 dopo uno studio decennale hanno concluso l’assenza di elementi di rilevanza rispetto alle medie nazionali».


Va fatto notare però che nel libro bianco “Mal’Aria 2009″ di Legambiente sull’inquinamento atmosferico da attività produttive la Liguria entra nella classifica dei siti produttivi più inquinanti con quattro stabilimenti: l’Italiana coke di Bragno, a Cairo Montenotte, le centrali Enel di Genova e La Spezia e infine proprio con la centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Benzene, cromo, PM10, ossido di azoto e idrocarburi policiclici e aromatici le sostanze nocive rilevate nell’indagine dell’associazione ambientalista.


Si tratta, evidentemente, di letture diverse.


Nota:


La tabella, presentata dai comitati cittadini, riassume l’assetto e le relative emissioni della centrale Tirreno Power di Vado Ligure (SV) dalla sua entrata in funzione, nell’assetto attuale e nell’eventuale ipotesi di realizzazione del nuovo gruppo da 460 MW alimentato a carbone.


 

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