Shale gas, impatti ambientali e riserve mondiali

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La produzione di gas da rocce scistose può essere una minaccia per le risorse idriche, ma le grandi corporation energetiche minimizzano questi effetti visti i diversi benefici legati a questa risorsa molto diffusa soprattutto in Canada, Stati Uniti e nell'ex Unione Sovietica. Anche l'Europa è interessata al suo sfruttamento.

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Riusciranno i miglioramenti delle tecnologie di estrazione dello shale gas a elevare la soglia di gradimento presso le comunità locali coinvolte dai progetti di sviluppo dei giacimenti?
E’ lecito il dubbio, ma certo è questo l’argomento al centro delle azioni di comunicazione e di lobbying delle oil companies con interessi nel settore, in particolare negli Stati Uniti che dispongono di ingenti riserve di questa risorsa (Qualenergia.it, Gas non convenzionale, tra prospettive e criticità).


Il rischio ambientale associato alla sua coltivazione comporta inequivocabilmente una minaccia per le risorse idriche. L’acqua è infatti utilizzata nella fratturazione idraulica (la tecnica secondo cui la roccia serbatoio, raggiunta da perforazione, subisce il trattamento pneumatico che favorisce il rilascio del gas contenuto) e in questo processo costituisce la fase portante della miscela iniettata allo scopo nel corpo roccioso. Le falde acquifere coinvolte dalle operazioni di estrazione di shale gas sono pertanto soggette a rischi di depauperamento, in relazione alla quantità di acqua consumata, e di inquinamento eventualmente associato al trattamento non adeguato delle acque di processo.

Consideratone il rilievo, è ovvio che tali impatti suscitino reazioni allarmate nell’opinione pubblica ed è altrettanto evidente che l’industria petrolifera, da par sua, ne minimizzi la portata facendo leva sui successi delle differenti tecnologie applicate alla gestione specifica dell’acqua. In questa direzione vanno registrati i progressi acquisiti attraverso l’utilizzazione delle nanotecnologie, che promettono il risparmio idrico consentendo per esempio di iniettare nella roccia, insieme all’acqua, particelle nanometriche di materiale ceramico ultraleggero, in grado di svolgere la propria funzione (proppant) con minore carica idrica, oppure fornendo l’ausilio di innovativi dispositivi di imaging al fine di caratterizzare alla nanoscala il processo fisico di fratturazione idraulica per ottimizzarne l’efficacia


Si devono inoltre segnalare i benefici che provengono dai miglioramenti dei sistemi di monitoraggio acustico in tempo reale dei pozzi altamente deviati, quali sono quelli orizzontali perforati per lo sfruttamento dello shale gas, e anche la drastica riduzione del fabbisogno idrico in risorse di pregio (acque potabili) attesa dagli sviluppi delle tecnologie di estrazione che consentirebbero l’approvvigionamento dell’acqua di fratturazione dagli acquiferi salini se non dal riciclo della stessa acqua di processo esausta.

Stando questi risultati e prospettive, non a caso pubblicizzati in particolare negli USA, non sorprende che gli operatori dell’industria petrolifera di quel Paese abbiano scelto di sostenere la causa shale gas anche attraverso l’argomento critico dell’ottimizzazione delle risorse idriche nei processi di generazione energetica. Se ne ha riprova nel documento presentato al Ground Water Protection Council da Chesapeake Energy (secondo produttore di gas naturale statunitense) e Tudor Pickering (banca di investimenti nel settore energia), in cui, in base alla combinazione di stime sperimentali di pozzo e dati pubblicati dal Dipartimento di energia statunitense, si conclude che la coltivazione di shale gas comporterebbe il minor consumo di acqua pregiata per energia prodotta (vedi tabella in basso). 

Siamo in presenza di termini propagandistici validi soprattutto per il mercato nord americano, giustificati dalle sue condizioni strutturali? Alcuni elementi suggeriscono di rispondere affermativamente: le ingenti risorse di shale gas USA-Canada (circa 771 Gbeq.), la convergenza verso il basso del suo costo di estrazione (4-7$/Mcf) e del prezzo del gas (circa 4$/Mcf), i benefici ambientali in termini di emissioni della sua utilizzazione a scapito del carbone nella produzione di energia elettrica, ma soprattutto la disponibilità di giacimenti anche in zone con bassa densità abitativa. Questo ultimo aspetto è particolarmente rilevante in relazione all’invasività delle perforazioni orizzontali richieste dalla coltivazione della risorsa, che aumenta il rischio di inquinamento delle falde idriche attraverso gli additivi chimici del processo estrattivo.

Allargando lo sguardo a livello mondiale, le potenzialità delle riserve di shale gas solleticano gli appetiti dei grandi operatori del mercato petrolifero (vedi tabella a destra – Elaborazione da: Survey of energy energy resources: Focus on shale gas, World Energy Council 2010).
Interessi che sono declinati secondo le caratteristiche di ogni ambito geoeconomico. Anche in Europa si è attivata un’analoga dinamica, malgrado siano maggiori i timori per l’impatto ambientale potenziale delle attività di upstream a causa delle caratteristiche del territorio che si presenta altamente antropizzato, con densità abitativa più alta e soprattutto più uniforme rispetto ad altre aree. Tuttavia, le prospettive di sostenere la produzione interna di gas, attualmente in calo, con risorse nuove e quantitativamente significative, ha indotto diversi Stati europei, in particolare del quadrante centro orientale (Germania, Polonia, Svezia, Francia, Austria, Ungheria, Gran Bretagna), a caldeggiare le attività esplorative.

E’ così che Gash, un consorzio costituito da Statoil, ExxonMobil, Gas de France SUEZ, Wintershall, Vermillion, Marathon Oil, Total, Repsol, Schlumberger and Bayerngas, mira a valorizzare le risorse dei giacimenti shale gas del vecchio continente, concentrandosi in prima battuta su depositi tedeschi e danesi (Posidonia shale, Carboniferous shale e Alum shale), e la compagnia Lane Energy, consociata di Conocophillips, su concessione del governo polacco ha già cominciato le operazioni di trivellazione in alcune zone della depressione baltica.
Anche se è improbabile che possano rappresentare i prodromi di una massiccia espansione della produzione di gas da shale in Europa nel medio periodo, contrariamente a quanto avvenuto negli Stati Uniti, da queste prime attività potrebbero comunque scaturire implicazioni significative per gli equilibri del mercato continentale del gas.


Vedi anche video a cura di RaiNew24 – Shale, la nuova geografia dell’energia


 

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