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Arrivano segnali positivi da Cancun dove Cina e India, già disponibili a discutere sui loro tagli alle emissioni, hanno invitato i paesi industrializzati a fare altrettanto attuando una più incisiva strategia di riduzione. Questo può essere un segnale importante per l’Europa che solo poche settimane fa aveva ribadito, attraverso il Parlamento Europeo, il proprio impegno a innalzare dal 20 al 30% il taglio delle emissioni rispetto al 1990 per la fine del 2020.

L’innalzamento degli obiettivi al 2020 avrebbe un significato internazionale nell’ecodiplomazia, perché rappresenterebbe un rilancio dell’Europa che negli ultimi tempi ha assunto una posizione di basso profilo nella lotta ai cambiamenti climatici. Questo, inoltre, consentirebbe all’industria europea da un lato di fronteggiare la sfida della Cina sulle rinnovabili e dall’altro di rilanciare una seria politica sull’efficienza energetica.

Dal rapporto di Confindustria “L’Italia Classe A++” del mese scorso (Qualenergia.it, Confindustria punta sull’efficienza energetica) e dallo studio “Efficienza energetica: scenari e proposte per le imprese italiane. Innovare, creare lavoro, combattere i cambiamenti climatici” sulle possibili ricadute economiche e occupazionali di una politica di efficienza energetica, presentato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, insieme ad AzzeroCO2, Legambiente e Kyoto Club oggi a Roma, emerge che a fianco di un’azione sulle rinnovabili che già sta dando ottimi risultati, l’Italia, insieme all’Europa, dovrebbe puntare molto di più sull’efficienza energetica. Questa area di intervento, infatti, può aiutare a coprire circa la metà delle riduzioni di CO2 necessarie entro il 2020.

L’opinione di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia, a Ecoradio.

 

9 dicembre 2010

 

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