Ridurre le emissioni a partire da dove è più semplice farlo. Mentre a Cancun i negoziati internazionali continuano, l’UNEP mostra come ridurre le emissioni e indica uno dei diversi “low hangin fruit” i frutti più facili da raccogliere, come in inglese si indicano le misure con miglior rapporto tra costi e benefici. L’ultimo report del programma ambientale dell’Onu parla infatti dei risultati che si otterrebbero sostituendo in tutto il mondo le lampadine a incandescenza con quelle le più efficienti fluorescenti compatte o con i LED.


Paese per paese lo studio (consultabile qui) va ad esaminare l’impatto in termini di CO2 e ricadute economiche che scegliere lampadine diverse avrebbe in 100 nazioni, quasi tutte in via di sviluppo. I numeri sono significativi: l’Indonesia, ad esempio, passando alle fluorescenti risparmierebbe 1 miliardo di dollari all’anno e 8 milioni di tonnellate di CO2, l’equivalente di togliere dalla strada 2 milioni di autovetture; il Messico eviterebbe di spendere 900 milioni di dollari e di emettere 5 milioni di tonnellate di CO2, rendendo superflue 3 centrali a carbone; in Brasile il risparmio sarebbe di 2 miliardi di dollari all’anno e 4 milioni di tonnellate di CO2. E così via.


In totale con le lampadine efficienti, stima lo studio, si potrebbero risparmiare 409 TWh (terawattora) di elettrictà all’anno, ossia il 2% del totale mondiale. Riduzione dei consumi che si tradurrebbe in 246 milioni di tonnellate di CO2 evitate, l’1% del totale, come togliere dalla strada 61 milioni di auto. Si risparmierebbero inoltre 113 miliardi di dollari di investimenti in centrali elettriche.


Cifre consistenti pur essendo, come fa notare l’UNEP, ancora sottostimate. I calcoli infatti non includono i benefici ambientali, sanitari e quelli legati alla green economy. Per accennare solo alle ricadute in campo sanitario che comporterebbe sostituire metodi di illuminazione come il kerosene e di ridurre le emissioni dalle centrali a carbone si ricordi che nel mondo le morti per inquinamento dell’aria dentro le pareti di casa sono 1,8 milioni all’anno e fuori casa 800mila. E sostituire le lampadine muoverebbe anche un bel po’ di denaro: per il 2010 il mercato mondiale è stimato in 94 miliardi di dollari e sono ancora di tipo vecchio il 50-70% delle lampadine esistenti.


Ovviamente poi, in un mondo sempre più affamato di energia, l’illuminazione efficiente, emissioni a parte, ha il valore intrinseco di ridurre i consumi. Secondo i dati dell’International Energy Agency riferiti al 2007 l’illuminazione assorbe circa il 17% dei consumi mondiali di elettricità e pesa per l’8% delle emissioni. Senza il passaggio alle lampadine a risparmio energetico la domanda di elettricità per l’illuminazione da qui al 2030 aumenterebbe dell’80%. Le lampadine efficienti in paesi come la Cambogia potrebbero tagliare del 30% i consumi elettrici, riducendo del 13% le emissioni; in Nigeria i consumi verrebbero ridotti del 15%; in Uzbebekistan del 20%, e così via.


Ad oggi sono 40 nel mondo i paesi che hanno intrapreso il cammino per mandare in pensione le lampadine a incandescenza, tra cui oltre ai 27 membri dell’Unione europea, anche Cuba, Australia, Usa, Canada e Filippine. A sostituirle saranno soprattutto le lampadine compatte a fluorescenza (CFL), che consumano il 75% di elettricità in meno e durano 10 volte tanto. Controindicazione delle CFL (che non hanno altre lampade efficienti come i LED) è il fatto che contengano mercurio, così da dover essere smaltite correttamente. A proposito però – ricorda l’UNEP – va detto che la maggior fonte mondiale di mercurio resta la combustione del carbone. Secondo uno studio della Yale University se gli Stati Uniti passassero alle CFL risparmierebbero 25mila tonnellate all’anno di emissioni di mercurio.