Bozza di decreto per il recepimento della direttiva rinnovabili

Il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2009/28 sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. Direttiva che dovrà essere recepita entro il 5 dicembre 2010. Molte le novità e alcune importanti criticità, anche per il fotovoltaico a terra. Si va comunque verso l'uscita da un sistema incentivante basato sui certificati verdi per approdare ad uno a tariffa fissa.

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato “in via preliminare” (per l’invio ai pareri della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari) uno schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva 2009/28 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili che dovrà essere recepita entro il 5 dicembre 2010.
Lo schema di Dlgs (vedi pdf), predisposto dai Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente, disciplina tutto il settore rinnovabili, dalle autorizzazioni alle reti energetiche, dagli incentivi all’efficienza energetica in edilizia.

Gli strumenti di incentivazione previsti dallo schema riguardano il biometano immesso nella rete, un fondo a favore dello sviluppo dell’infrastruttura per il teleriscaldamento e il teleraffreddamento e, naturalmente, gli incentivi per la produzione di energia elettrica da impianti alimentati da rinnovabili.
Si prevedono inoltre contributi per la produzione di energia termica da piccoli impianti, il potenziamento del sistema di incentivi per l’efficienza energetica (con i certificati bianchi) e fondi in favore dello sviluppo tecnologico e industriale.

Il Decreto legislativo in sostanza punta, a regime, ad una uscita dal meccanismo dei certificati verdi verso un sistema a tariffa fissa. Tra le criticità si segnala una riduzione troppa rapida dei certificati verdi nella fase di transizione, con il rischio di mettere in difficoltà i progetti in corso d’opera. Altro problema potrà essere la tempistica troppo dilatata per la definizione dei parametri fondamentali per l’entrata in vigore del nuovo sistema, con un forte rischio di stallo per le imprese e i loro investimenti.

Alcuni ‘pericoli’ potrebbero venire anche per il fotovoltaico. Ad evidenziare tale timore è Assosolare che stigmatizza che nel provvedimento c’è una “grave limitazione per gli impianti fotovoltaici a terra realizzati su aree agricole” (art. 8 del Dlgs). Per l’associazione di categoria questo “è un pesante freno allo sviluppo del settore fotovoltaico in Italia. Una scelta in contrasto con i recenti provvedimenti come le linee guida e il terzo conto energia, e che innalzerà nuovamente la valutazione ‘rischio Paese’ per tutti gli investitori.”

Secondo quanto affermato nella nota da Assosolare “la paura dell’occupazione dell’agricoltura è infondata“. Si spiega che se anche tutti i 3 GW del terzo conto energia fossero realizzati in impianti a terra, questi occuperebbero circa 6000 ettari. In base ai dati ISTAT la superficie totale agricola e forestale in Italia è di 19,6 milioni di ettari, di cui 13,2 milioni sono utilizzati per l’agricoltura. In questo caso quindi il fotovoltaico impegnerebbe lo 0,045% della superficie agricola.
Altra stoccata al Governo da parte di Assosolare riguarda l’incongruenza di questo provvedimento ai fini della tutela degli agricoltori quando al contempo le serre fotovoltaiche, che avrebbe potuto aiutare economicamente il settore agricolo, sono state escluse dal prossimo conto energia.

Per il Governo invece il provvedimento punta soprattutto al “potenziamento e alla razionalizzazione del sistema per incrementare l’efficienza energetica e l’utilizzo di energia rinnovabile“. Fra i suoi obiettivi principali c’è quello di “diminuire gli oneri ‘indiretti’ legati al processo di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (dall’autorizzazione alla connessione, all’esercizio)”, così da potere intervenire “riducendo i costi specifici di incentivazione”.
In questo modo, secondo il Governo, “si raggiunge il duplice obiettivo di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili per rispettare i target europei e di ridurre gli oneri specifici di incentivazione a carico dei consumatori finali di energia“.

Tra le diverse novità del Dlgs (46 pagine) va segnalato che la DIA per impianti a fonti rinnovabili sarà sostituita da una denuncia di impianti a fonti rinnovabili (Dire). Le Regioni potranno estenderla agli impianti fino a 1 MW.
Per quanto riguarda l’Autorizzazione Unica questa andrà rilasciata entro 180 giorni comprensivi della verifica di assoggettabilità se la verifica esclude la Via. Altrimenti il termine perentorio è 90 giorni al netto della procedura di Via.

Approfondiremo nei prossimi giorni in dettaglio i contenuti del provvedimento appena divulgato.

 

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