Il trucchetto della falsa energia verde importata

Le società elettriche importerebbero dall'estero energia che è verde solo sulla carta, grazie a certificati d'origine senza valore, sottraendo così denaro alle rinnovabili prodotte in Italia e scaricando il costo di circa 500 milioni di euro sui consumatori italiani. Un sospetto diffuso e rafforzato dalle dichiarazioni del sottosegretario Stefano Saglia ai microfoni della trasmissione di Rai 3, Report.

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L’obbligo dei produttori di elettricità da fonti tradizionali di acquistare una certa quota di energia da fonti rinnovabili viene aggirato importando dall’estero energia verde che verde non è. E questo danneggia il meccanismo dei certificati verdi e cioè sia chi produce elettricità da rinnovabili che i cittadini. Quello che è da tempo un sospetto molto diffuso è stato in parte confermato da una parte dell’ampia inchiesta inchiesta di ‘Report’ sulle rinnovabili messa in onda ieri sera. “Noi importiamo energia ed è quasi tutta certificata di garanzia fonte rinnovabile … che non è …”, ammette testualmente Stefano Saglia, sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico con delega all’energia, al microfono del giornalista della trasmissione di Ria3, Alberto Nerazzini. Tradotto: grazie a queste certificazioni di origine false le compagnie elettriche evitano l’acquisto di certificati verdi per cifre più importanti: la stima è che dall’entrata in vigore di questo sistema di incentivazione abbiano risparmiato così 500 milioni di euro.

Ai lettori di Qualenergia.it non sarà probabilmente necessario spiegare come funziona il meccanismo dei certificati verdi: sono titoli che si acquisiscono producendo elettricità da fonti rinnovabili (escluso il fotovoltaico, incentivato con il ‘conto energia’) e che vengono poi venduti sul mercato. A comperarli sono i produttori di elettricità da fonti fossili che per una data quantità di energia “sporca” prodotta devono coprirne una quota con fonti rinnovabili (la percentuale è crescente di anno in anno, ora siamo al 5,3%).

Chi non produce abbastanza energia da rinnovabili deve appunto compensare acquistando i certificati verdi … oppure importando energia “pulita” dall’estero. Importare è però molto più conveniente: un megawattora di elettrictà importata dotata di un marchio d’origine che ne certifichi la provenienza da fonti rinnovabili costa circa 1,5 euro, mentre acquistare certificati verdi per compensare un MWh prodotto da fonti fossili costa 4-5 euro.

“Questo certificato (quello sull’origine da rinnovabili dell’elettricità comperata dall’estero, ndr) lo richiediamo solo noi e ha un costo di circa 1,5 € per MWh importato. Quindi i produttori stranieri sono ben contenti di vendere l’energia verde all’Italia, perché siamo l’unico paese in Europa dove il megawattora verde vale di più di quello sporco. Ma sono contenti pure gli italiani, perché sull’energia verde comprata all’estero non ci devono pagare il Certificato Verde“, sintetizza il giornalista di Report. Non è un caso dunque se, come dicono i dati del GSE l’energia importata è per il 69,2% (dato 2008) “da rinnovabili”. “Vuol dire che su oltre 30 TWh chi compra paga 1 invece di 4”, spiega Nerazzini.

Tutta energia veramente verde come da certificazioni? “Che importiamo 30 terawattora posso metterci la mano sul fuoco e sono tutti accompagnati dalla garanzia di origine che controlliamo noi direttamente” spiega a report il direttore del GSE, Gerardo Montanino che difende la veridicità dei certificati. Ma sono diversi a non crederci fino in fondo. Ad esempio Filippo Giusti, a.d. di Esperia SpA che ha iniziato un contenzioso per non pagare sull’elettricità acquistata all’estero la sovrattassa per la certificazione di origine da rinnovabili. “Ci sembrava assurdo dover pagare addirittura ai produttori stranieri per l’energia e dare loro denaro che avrebbe dovuto servire per incentivare le fonti italiane”, spiega a Report.

A confermare la denuncia la versione del sottosegretario Saglia che dichiara senza giri di parole: “di verde non stiamo importando un bel niente. Ho buoni motivi per ritenere che (l’elettrictà importata dichiarata rinnovabile, ndr) non lo sia. Cioè viene contabilizzata come energia verde, in realtà non lo è. (…)Credo che sia facile dire che buona parte di questa energia elettrica proviene da impianti nucleari francesi.” Se questi certificati non sono originali abbiamo speso quei 500 milioni di euro inutilmente? chiede il giornalista. “Non so quantificarlo, ma sono molti soldi, sì.” risponde Saglia.

Insomma, centinaia di milioni di euro regalati ai produttori stranieri per acquistare energia sporca travestita da elettricità rinnovabile. Soldi che vengono sottratti alle fonti pulite italiane e alle bollette dei consumatori: più elettricità “pulita” si importa, infatti, meno le aziende elettriche hanno necessità di comperare sul mercato italiano certificati verdi, che così perdono di valore. Per mantenere appetibile il prezzo dei certificati verdi il GSE deve acquistarne un certo quantitativo a un prezzo stabilito con i soldi delle bollette dei consumatori (operazione costata 1 miliardo di euro l’anno scorso). E’ allora chiaro come il giochetto dell’elettricità “verde” importata sia un grosso danno per molti.

Se non è vero che il Piano d’azione sulle rinnovabili non preveda più importazioni di elettricità rinnovabile (al contrario di quanto detto nella puntata ne prevede invece circa 13.300 GWh l’anno –  Qualenergia.it, Piano d’Azione, il Governo deve puntare più in alto), c’è allora da augurasi che il sottosegretario mantenga i suoi propositi: “Su questo noi stiamo facendo pulizia.” anche se, specifica, “arriveremo ad un punto di svolta quando effettivamente ci saranno delle reti intelligenti e ci sarà la tracciabilità dell’energia elettrica, ma oggi non è neanche possibile tecnologicamente riuscire a farlo.”

 

 

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