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Il cadmio nei moduli fotovoltaici non è al bando

Questa è la decisione presa dal Parlamento Europeo in merito alla direttiva che riguarda la restrizione di sostanze pericolose presenti nelle apparecchiature elettriche e negli elettrodomestici. La First Solar, leader mondiale nella produzione, che fabbrica moduli in tellururo di cadmio, tira un sospiro di sollievo, anche se da alcuni anni è molto attenta al ciclo di vita dei suoi prodotti.

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Il Parlamento europeo ha deciso ieri, 24 novembre, di escludere i moduli fotovoltaici dalla legislazione sui materiali dannosi da mettere fuori legge. Si tratta di un aggiornamento della direttiva sulla restrizione nell’uso di sostanze pericolose conosciuta come RoHS (Restriction of Hazardous Substances) che recepisce nuove regole per migliorare la sicurezza di numerosi gadget elettronici ed elettrodomestici venduti nell’Unione Europea, mettendo al bando una lista di sostanze ritenute nocive.

Il Comitato Ambiente del Parlamento ha votato dunque per mettere al bando alcune sostanze pericolose presenti in queste apparecchiature, compreso il cadmio, che è usato per alcuni moduli fotovoltaici a film sottili. Ha deciso tuttavia una deroga ai produttori di questi pannelli solari, piuttosto preoccupati per l’imminente decisione che riguardava in particolare il tellururo di cadmio (CdTe), un prodotto utilizzato ad esempio nei moduli della First Solar, la prima azienda al mondo per produzione fotovoltaica (1.100 MW nel 2009 e una capacità produttiva di 1.400 MW nel 2010), a causa dei loro sostenibilità nel tempo di vita dell’impianto e per il loro smaltimento. Moduli FV che oggi hanno prezzi inferiori rispetto a quelli in silicio (First Solar primo operatore nel settore capace di ridurre i costi di produzione a meno di un dollaro per watt), ma che contenendo componenti tossici richiedono specifici trattamenti a fine vita.

La risoluzione legislativa, preparata da Jill Evans (Verdi/ALE, Gran Bretagna) è stata approvata con 640 voti in favore, 3 contrari e 12 astensioni ed entrerà in vigore nel 2012. La Commissione Europea ha dichiarato che rivedrà la legislazione entro tre anni per vedere se saranno emerse alternative e componenti meno pericolosi.

Ovviamente First Solar ha lodato la decisione del Parlamento argomentando che essa è in sintonia con la filosofia originale della direttiva che, afferma una nota della società fondata negli Usa, “stabilisce chiaramente che le tecnologie che sfruttano le energie rinnovabili come il fotovoltaico non riguardano la direttiva RoHS, visto che questa si riferisce invece a prodotti elettrici ed elettronici generalmente utilizzati nelle abitazioni che rischiano di non entrare in un ciclo dei rifiuti controllato”. Al contrario, ha spiegato la società, i moduli sono sempre installati e rimossi da personale tecnico e quindi rappresentano rischi molto bassi per la popolazione.

Un’altra società leader del settore fotovoltaico, ma che non usa cadmio nei propri moduli, la tedesca SolarWorld, attraverso il suo portavoce, ha replicato alla decisione del Parlamento in maniera critica: “ora i clienti dovranno decidere se vogliono il cadmio sul proprio tetto o moduli fotovoltaici fabbricati in modo sostenibile”.

Qui dobbiamo ricordare che dal 2007 una parte dell’industria fotovoltaica, prima fra quelle del settore energetico, ha fondato l’associazione europea PV CYCLE che ha come obiettivo la creazione di un programma volontario di raccolta e di riciclaggio dei moduli fotovoltaici a fine ciclo di vita.
Una soluzione fondamentale per l’accettabilità sociale del solare: secondo questi operatori infatti chiudere il ciclo di vita dei moduli fotovoltaici significa anche responsabilizzare i produttori e rendere doppiamente verde l’industria fotovoltaica.

 

 

 

 

 

 

 

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