In Spagna ecco i temuti tagli al fotovoltaico, riduzioni della tariffa feed-in che arrivano fino al 45% e che fanno prevedere un ulteriore crollo del mercato iberico. L’annuncio ufficiale venerdì: le tariffe del conto energia spagnolo scendono del 45% (dagli attuali 25,8 eurocent a chilowattora) per gli impianti a terra, del 25% (a partire da 28,6 €cent/kWh) per gli impianti su tetto di grandi dimensioni e del 5% per quelli più piccoli (al momento premiati con 32 €cent/kWh). Introdotto anche un limite temporale di 25 anni alla durata degli incentivi, finora estesi a tutta la vita utile dell’impianto e che varrà anche per gli impianti già in funzione. Modifiche che si applicheranno dal 2011 e che secondo i calcoli del ministero dell’Economia di Madrid porteranno a risparmiare nei prossimi 3 anni pari 607,2 milioni di euro .

I motivi che hanno portato il governo Zapatero a frenare così bruscamente il settore? Gli incentivi alle rinnovabili sono costati circa 6,2 miliardi di euro alla Spagna nel 2009 di cui 3 sono andati al fotovoltaico, fonte che, grazie soprattutto allo sviluppo impetuoso fino al 2008, ha già raggiunto circa la metà  dell’obiettivo stabilito per il 2020: 8.673 MW, un traguardo contestato da Asif, l’associazione di settore nazionale, che invece vorrebbe si puntasse a 17mila MW.

Ora i nuovi tagli, secondo Asif, porteranno a dimezzare il mercato dai 500 MW l’anno previsti dal piano nazionale a non più di 250. Un duro colpo per il solare spagnolo: la lobby è sul piede di guerra. La decisione sarebbe stata presa “alle spalle del settore” e l’associazione ha già annunciato un’azione legale contro la retroattività della limitazione a 25 anni dell’incentivo. “L’industria fotovoltaica spagnola – fanno notare da Asif – quarta al mondo dopo Cina, Germania e Giappone ha una capacità produttiva di 1.000 MW annui, la riforma degli incentivi la obbliga inevitabilmente a cercare altri mercati“.

Si preannuncia dunque un ulteriore ridimensionamento del mercato spagnolo che già negli anni passati aveva subito una dura batosta, passando dal record dei 2.700 MW installati nel 2008 ai circa 100 MW nel 2009. Alla fine di quell’anno secondo l’associazione del fotovoltaico spagnola, il settore aveva perso 30mila posti di lavoro.
A ricevere il colpo più pesante con le nuove tariffe gli impianti a terra, che non saranno più economicamente convenienti, almeno per qualche anno, finché i prezzi di moduli e componenti non scenderanno a sufficienza. Meglio andrà per l’integrato: secondo i dati riportati da Renewable Energy World i progetti su tetto in Spagna dovrebbero passare dai 35 MW installati quest’anno a 250 nel 2011 e a 260 nel 2012.

Quel che è certo che gli operatori spagnoli, già ben introdotti nei vari mercati (il 50% delle aziende aderenti ad Asif lavora anche all’estero) e ricchi di mezzi e know-how si spingeranno sempre più all’estero: Italia, Francia, Germania, Est Europa e USA. Insomma, la Spagna decide di rinunciare ad un’opportunità economica, secondo Greenpeace Spagna “un errore storico: disincentivando gli investimenti nel nostro Paese i benefici occupazionali e di riduzione delle emissioni di CO2 andranno altrove”.