Sul 55 per cento cala la scure del Governo

Non entra nella legge stabilità la proroga del 55%. Mentre l'Europa invoca il risparmio energetico il Governo taglia una misura modello. Ora la speranza è che l'estensione rientri nel possibile decreto milleproroghe atteso per fine anno, mentre il MSE annuncia di voler far passare comunque la proroga di una versione ridotta. Intanto l'incentivo è garantito solo per chi paga i lavori entro il 31 dicembre e nel paese parte la mobilitazione.

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Delusione dopo tanta attesa e incertezza che riemerge nel settore economico. Fino a ieri sera si era sperato che la proroga degli incentivi per l’efficienza energetica negli edifici trovasse posto nel maxi emendamento alla legge di stabilità, l’ex finanziaria, venendo così estesa anche per il 2011. Poi alle 8 di ieri sera la doccia fredda delle dichiarazioni del sottosegretario all’economia Giuseppe Vegas: la proroga al 2011 della detrazione irpef del 55% sulle spese per l’efficientamento energetico degli edifici “non trova spazio nella legge di stabilità”. Ora dunque per il futuro di questa misura non resta sperare, come si fa negli ambienti più informati, che l’estensione venga inserita nel decreto “milleproroghe” atteso per fine anno.

Un brutto colpo dato che la fiducia nel rinnovo nelle settimane precedenti era salita e il ventaglio di forze favorevoli sembrava più largo che mai. A fine ottobre a favore dell’estensione delle misura si era votato nelle Commissioni Industria e Ambiente della Camera. Dal Ministero dello Sviluppo Economico era stata espressa recentemente la volontà di prorogare la misura, seppure rimodulandola (Qualenergia.it, Si studia per la proroga del 55 per cento). Anche il Ministero dell’Ambiente aveva preso posizione a favore della proroga. Infine un emendamento dai banchi di Futuro e Libertà aveva rafforzato la speranza: “E’ una misura virtuosa che chiediamo venga rifinanziata. Il costo ci è stato detto sarebbe intorno ai 400 milioni, ma gli analisti ci spiegano che se uno allarga un po’ i conti si accorge che la misura sostanzialmente non ha costo”, dichiarava ieri a Radio radicale il vicecapogruppo vicario di Fli, Benedetto Della Vedova. Il dubbio che circolava ieri non era tanto sulla proroga, ma sull’eventuale esclusione di alcuni settori, come quello dei .serramenti, a rischio di riduzione di aliquota incentivante.

Poi la notizia che le defiscalizzazioni per l’efficienza energetica nel 2011 non avrebbero trovato posto nel maxi emendamento alla legge di stabilità: mancano i soldi, quei 400 milioni di euro che servirebbero. Una decisione presa proprio nel giorno in cui la Commissione europea presentava la strategia energetica dell’Unione per i prossimi 10 anni: un piano da 1.000 miliardi di euro che ha come fulcro proprio l’efficienza energetica (Qualenergia.it, Ecco la strategia energetica europea). “Solo con l’efficienza infatti si potrebbero raggiungere gli obiettivi europei, tanto più se si portasse al 30% l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra. Situazione che al momento non si sta verificando e pertanto può risultare più semplice in certi casi tagliare le gambe a questi strumenti utili a raggiungere la riduzioni dei consumi”, commenta il direttore scientifico di Qualenergia e Kyoto Club, Gianni Silvestrini, tra i promotori della detrazione del 55% introdotta ai tempi del ministero Bersani.

Numerose ovviamente le reazioni critiche del mondo politico alla mancata proroga. Per il presidente nazionale dei Verdi per la Costituente ecologista, Angelo Bonelli è “un colpo mortale alla modernizzazione del Paese che mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro legati alla green economy”. I deputati Pd criticano la contradditorietà dell’azione del Governo: “A questo punto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, deve venire, domani stesso, con noi in commissione Bilancio a chiedere la conferma delle misure per le eco-ristrutturazioni”, dichiara Raffaella Mariani, capogruppo Pd in commissione Ambiente.

Non manca chi porta il bilancio dei risultati economici della misura finora come i senatori Ecodem del PD Roberto Della Seta e Francesco Ferrante che lanciano una mobilitazione a favore del 55%: “Le 843mila domande presentate per accedere al credito d’imposta hanno generato ben 150mila nuovi posti di lavoro nel settore della green economy, con un volume di 11,1 miliardi di euro di investimenti in ristrutturazioni e isolamento di edifici, dalle fonti rinnovabili alla domotica, dagli infissi ai materiali avanzati. Sono state le piccole e medie imprese a giovarsi dell’incentivazione al risparmio energetico, la vera misura anticiclica in questi anni di recessione”.

E anche proprietari, inquilini e consumatori protestano. L’APU, Associazione dei Proprietari Utenti, costituita nell’ambito del SUNIA contesta la scelta “irragionevole e miope del Governo, che produrrà solo danni all’ambiente, alla qualità del patrimonio immobiliare e alla occupazione nel settore edile”. Mentre Adiconsum ricorda che le entrate per maggiori tasse, Irpef, Iva ed emersione del lavoro sommerso legate alla misura finora “hanno reso allo stato il doppio del mancato gettito (11 milioni contro 6 milioni da dividere in 5 anni, ossia 1,5 milioni l’anno)”.

Numeri che vengono da studi dell’Enea e del Cresme di cui abbiamo già parlato su queste pagine (Qualenergia.it, A rischio quel 55% che fa guadagnare il paese). E proprio all’Enea, ente responsabile per la gestione dei fondi siamo andati a chiedere quali speranze ci siano per il futuro del 55%: “a questo punto – ci spiega il responsabile del gruppo efficienza energetica, Giampaolo Valentini – ci si trova a sperare che non cada il Governo prima di fine anno: l’estensione potrebbe essere inclusa nel decreto milleproroghe atteso entro fine dicembre”. Ipotesi quella dell’inserimento nel milleproroghe dell’estensione del 55% confermata nelle ultime ore anche dal relatore alla finanziaria, Marco Milanese (Pdl),  consigliere economico del Ministro dell’economia, Giulio Tremonti. Altra possibilità è che l’incentivo rientri in finanziaria con il voto oggi in Commissione dell’emendamento presentato dal PD: un ipotesi poco probabile anche se come spiega a Qualenergia.it Raffaella Mariani, capogruppo Pd della Commissione Ambiente e promotrice dell’emendamento, “in questa situazione di caos politico i giochi sono ancora aperti”.

Intanto dal Ministero dello Sviluppo Economico comunicano a Qualenergia.it l’intenzione di insistere affinché la misura venga prorogata: “Il Ministero dello Sviluppo Economico – spiega il sottosegretario Stefano Saglia  – ha elaborato una formula che prevede un costo netto per lo Stato di 150 milioni di euro a fronte di un volano di investimenti di almeno 3 miliardi. La misura si compensera’ da se’ grazie al maggior gettito provocato dall’incremento dei lavori. Si tratta di una vera e propria misura di politica industriale”.

Insomma, quello che resta al termine della giornata di ieri è una grande incertezza che già di per se è un danno, visto che impedisce ad aziende e cittadini di pianificare gli investimenti. Intanto nei giorni scorsi un chiarimento pratico è arrivato dall’Enea verso chi ha iniziato i lavori di efficientamento nel 2010 ma non riuscirà a concluderli entro fine anno: come spiega dal suo sito, “si ritiene che detti lavori possano anche continuare nel 2011, fermo restando che eventuali spese sostenute in quest’anno (ossia nel 2011, ndr) non possono essere ritenute detraibili”.

 

 

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