Costruire a basso consumo e risanare nell’arco alpino

Il settore dell'edilizia è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico. Negli Stati alpini, ad esempio, nonostante alcuni esempi virtuosi e sforzi crescenti per ridurre il consumo di energia nella costruzione e nell'utilizzo degli edifici, il potenziale di risparmio è ancora tutto da sfruttare. Un articolo di Anita Wyss di CIPRA Internazionale.

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A livello mondiale si stima che circa la metà del fabbisogno energetico totale venga utilizzata per costruire, utilizzare e smaltire gli edifici. Nelle Alpi, così come nel resto d’Europa, il consumo di energia delle case private è uguale a quello dell’intero settore dei trasporti. La maggiore parte del consumo energetico nelle case private riguarda il riscaldamento, seguito dalla fornitura di acqua calda sanitaria. Le fonti energetiche più utilizzate sono il gasolio e il metano.

Oggi non è difficile ridurre il fabbisogno energetico di un edificio e le relative emissioni di CO2. Un involucro edilizio ben isolato riduce le perdite di calore e garantisce l’indispensabile coibentazione. Al riscaldamento provvede l’energia solare. Per consentire alla radiazione solare di penetrare attraverso grandi finestre e di riscaldare gli spazi interni, la casa deve avere il giusto orientamento.
Da anni ormai si possono costruire case che producono più energia di quanta ne consumano. Una casa può così diventare una piccola centrale energetica grazie al basso fabbisogno energetico e all’utilizzo di energie rinnovabili come il sole o il vento.

Risanamenti – un potenziale tutto da sfruttare
I responsabili dei maggiori sprechi energetici sono gli edifici vecchi e scarsamente coibentati. Essi costituiscono la maggior parte del patrimonio edilizio del territorio alpino. In tutta Europa gli anni ’60 e ’70 sono stati caratterizzati da un diffuso boom edilizio, durante il quale non si è posta alcuna attenzione all’aspetto energetico degli edifici. In Südtirol/Alto Adige ad esempio, il 60% degli edifici oggi esistenti sono stati costruiti in quegli anni. Ora si è iniziato a intervenire per migliorare questo disastroso bilancio energetico: l’Agenzia CasaClima di Bolzano offre consulenza ai committenti che si accingono a ristrutturare la propria casa e una direttiva della Provincia permette a chi risana la propria abitazione, portandola almeno allo standard di CasaClima C di ampliarla per un massimo di 200 metri cubi.

Un risanamento energetico edilizio contribuisce non solo alla protezione del clima, ma conviene anche ai proprietari. L’ex edificio delle Poste di Bolzano lo dimostra con grande evidenza: i maggiori costi iniziali sono stati ammortizzati dopo appena 5 anni, grazie a un risparmio annuo di 85.000 euro sui costi di riscaldamento. A ciò si aggiunge l’aumento di valore dell’immobile e il maggior comfort abitativo. L’elevato numero di edifici di scarsa qualità energetica rappresenta, dunque, un’enorme opportunità di intervento per gli anni a venire.

Le amministrazioni devono dare il buon esempio
In alcune regioni alpine le amministrazioni pubbliche hanno deciso di realizzare i propri edifici adottando lo standard di casa passiva. Questi edifici diventano un modello per altri Comuni e per i singoli cittadini.
Il comune di Mäder, nel Vorarlberg in Austria, è un comune modello in campo ambientale: qui si cerca di risparmiare energia in ogni settore. Nel risanamento di edifici comunali, quali la scuola elementare e l’asilo, è stata utilizzata la tecnologia che consente il massimo risparmio energetico e il minore impatto ambientale. Il polo scolastico e culturale è attualmente riscaldato a biomassa per oltre il 90%. A Mäder gli edifici comunali possono essere costruiti solo nello standard di casa passiva e chi acquista un terreno per costruirvi un edificio ad alta efficienza energetica ottiene una riduzione sul prezzo del fondo.
Sempre a Bolzano, poi, il Comune ha deciso che tutti gli edifici di nuova costruzione devono essere realizzati secondo lo standard almeno di CasaClima B, cioè con un fabbisogno energetico inferiore a 50 kWh/m²a.

Tetti freddi per una regione calda
Georges Bescher, sindaco del comune di La Terrasse nelle Alpi francesi, aveva deciso di puntare sull’edilizia popolare al più alto livello di efficienza energetica. Durante un’escursione in Vorarlbert il sindaco, altri consiglieri e alcuni architetti avevano avuto occasione di vedere esempi concreti di edilizia efficiente e di capire come fosse possibile appassionare la popolazione a un progetto così poco convenzionale.
Gli architetti, un ufficio tecnico di costruzioni in legno e un termotecnico hanno imparato come costruire un edificio per evitare che in inverno la temperatura scenda sotto i 19°C. L’edificio deve essere impermeabile all’aria, ben isolato e le vetrate devono essere orientate verso sud. La soluzione venne individuata nella realizzazione di “tetti freddi“: un’intercapedine come tampone termico fra il tetto di tegole non coibentato e il solaio isolato con 40 centimetri di fibra di legno e un sistema di raffrescamento che sfrutta la temperatura del terreno.
A ciò si aggiungono finestre a triplo vetro che in inverno proteggono dal freddo e in estate dal surriscaldamento. Il progetto è stato completato nella primavera 2009: il complesso “La Petite Chartreuse” consiste in due edifici con sei appartamenti di edilizia popolare, costruiti in gran parte in legno regionale. L’intero comune è oggi orgoglioso di questi edifici inconsueti, che hanno aumentato notevolmente la notorietà di La Terrasse. Questi edifici sono straordinari in Francia e sono i primi a ottenere lo standard Minergie-P®.

Serve una chiara volontà politica
Costruire e risanare in base a criteri di alta efficienza energetica è conveniente per i proprietari e crea posti di lavoro. Non è sufficiente però che una casa sia passiva per essere compatibile con l’ambiente: bisogna fare attenzione anche ai materiali e all’energia grigia prodotta nella fase di costruzione. Il fatto che una casa sia costruita nel verde, non significa che sia ecologica. Anzi, in tal caso favorisce la dispersione insediativa e l’aumento dell’uso dell’auto privata.
Ma nel complesso tutto sembra molto semplice e conveniente e viene quindi da chiedersi perché non vengano costruite solo case ben coibentate e in grado di produrre energia. Le tecnologie sono ampiamente disponibili e non ci sono più scuse. Ormai bisogna abbattere solo le barriere politiche: la CIPRA, Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, richiede quindi agli Stati alpini di modificare le disposizioni edilizie, in modo che tutti gli edifici vengano costruiti in base allo standard di casa passiva riconosciuto a livello internazionale.

Il compact “Costruire e risanare nel cambiamento climatico” della CIPRA indica soluzioni possibili per diffondere un’architettura ad alta efficienza energetica nello spazio alpino e presenta esempi concreti a cui ispirarsi.
Gli altri compact della CIPRA sono a disposizione su: http://www.cipra.org/it/cc.alps/risultati/compacts

 

 

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