Picco del petrolio convenzionale. Dipende dall’Arabia Saudita

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La gran parte del petrolio estratto è cosiddetto "convenzionale". E' stato raggiunto il picco di questo tipo di oro nero oppure ci siamo vicini? Viste le incertezze sulla capacità reali delle scorte inutilizzate mondiali, in particolare di quelle saudite, molti nodi verranno al pettine quando supereremo l'attuale crisi economica. L'offerta saprà soddisfare una domanda stabile di 75-76 Mb/g di petrolio convenzionale?

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Torniamo a parlare di picco del petrolio, prendendo lo spunto da un articolo pubblicato su ‘Decline of the Empire’ di Dave Cohen. Questa volta ci riferiamo alla produzione di “petrolio convenzionale” che, secondo la terminologia della EIA (Energy Information Agency) è il petrolio greggio estratto più i lease condensate (miscela composta principalmente da pentani e idrocarburi più pesanti, recuperata come liquido dal gas naturale negli impianti di separazione di leasing).
Ebbene, secondo alcuni analisti il “conventional oil” avrebbe già raggiunto il suo picco nel 2005, alcuni invece dicono nel 2008, mentre per altri ancora la questione è ancora incerta. Ma come vedremo la questione è più complessa e foriera di rischi.

Per dare una dimensione al problema diciamo che nel luglio del 2010 la produzione di petrolio convenzionale era stata pari a 73,691 milioni di barili/giorno, mentre il totale estratto (all liquids) ammontava, nello stesso mese, a 86,474 milioni di barili/giorno.



Osservando il grafico della EIA sembrerebbe che il picco della produzione di petrolio convenzionale sia avvenuto a metà del 2008. Ma qui – ci avverte l’esperto autore dell’articolo – potremmo solo osservare un massimo che potrebbe essere superato in futuro.
L’inganno per alcuni ci fu anche nel 2007, quando molti ritenevano che il 2005 fosse l’anno del picco del petrolio (almeno di quello convenzionale) poiché la produzione, nonostante il costante aumento del prezzo dell’oro nero, andava declinando anno dopo anno (vedi grafico). Quando poi il prezzo del petrolio arrivò a oltre 140 $ tra giugno e luglio del 2008, accelerando la crisi economica, la sua domanda crollò. Pertanto si può affermare che la produzione di petrolio convenzionale dopo luglio 2008 era legata molto più alla diminuzione della domanda di petrolio che non all’incapacità di incremento della sua estrazione (anche l’Opec tagliò drasticamente la produzione). Seguendo parallelamente l’andamento della crisi mondiale, la domanda di petrolio iniziò a crescere nuovamente a metà del 2009 ed è oggi ancora in leggera risalita.

Capire se il conventional oil ha già “piccato” – ci spiega Cohen – può dipendere da alcuni fattori oggi piuttosto incerti. Il primo quesito è collegato all’andamento futuro dell’economia globale; l’altro da quante siano effettivamente le scorte produttive (inutilizzate) in grado di soddisfare la futura impennata della domanda, nel caso in cui l’economia crescerà più stabilmente. Visto che la produzione dei paesi Non-Opec resterà ferma o tenderà a declinare, questo dato chiave va cercato esclusivamente nei paesi Opec, e specialmente nell’Arabia Saudita che ha il 77% della capacità di scorte mondiali. Da qui dipenderà dunque la possibilità dell’offerta di coprire la crescita della domanda.


Molti analisti ritengono che nel complesso dei paesi Opec le scorte siano pari a circa 5 milioni di b/g (2010 e 2011) e che l’Arabia Saudita ne abbia circa 3,75 milioni b/g. Se ciò non fosse vero allora il picco del petrolio convenzionale potrebbe essere stato toccato già nel 2005 (su base annuale); se invece questo valore è reale, insieme a Kuwait, Emirati Arabi e Qatar, sarà possibile offrire a livello mondiale addirittura oltre i 78 milioni b/g di petrolio convenzionale. Ma forse più probabilmente intorno ai 77 milioni b/g.

Comunque il nodo cruciale resta la produzione saudita che dipende peraltro da alcuni grandi pozzi sfruttati ormai da diversi decenni e che secondo alcuni avranno molte difficoltà di esprimere il loro dichiarato potenziale visto il loro tasso di declino è, nell’insieme, dell’8% annuale.
Quanta potrà essere la produzione saudita, considerando che negli ultimi 10 anni quella giornaliera non ha mai superato in totale 9,7 milioni di barili e, guarda caso, questa punta massima è stata toccata proprio con il petrolio a 140 $ nel luglio 2008?

Le conclusioni di questo esperto, come di altri del settore e di analisti Aspo, è che potrà forse essere fattibile produrre su scala mondiale 2,5 milioni b/g aggiuntivi di petrolio convenzionale, oltre alla media mensile di 73,462 mb/g riferita al mese di luglio 2010. Ma la domanda (angosciante), che soprattutto i grandi della Terra dovrebbe porsi, è se nel lungo periodo una produzione di 75-76 milioni b/g sia concretamente possibile. In ogni caso tutto dipenderà dall’Arabia Saudita.

Siamo di fronte ad una questione di fiducia. Se i sauditi hanno esagerato sulle loro “riserve recuperabili” (Opec Will Never Run Out of Oil), ci possiamo ancora fidare dei loro numeri riguardanti le scorte? Troppe domande cruciali sono senza risposte e ciò rende il nostro futuro, almeno quello relativo alla seconda parte del decennio, molto a rischio, visto che le soluzioni per tamponare il problema sono ancora in alto mare. 
 

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