Il carbone in Gran Bretagna è in un vicolo cieco. È stata accolta con soddisfazione dagli ambientalisti britannici la decisione annunciata nei giorni scorsi da E.ON.: l’utility accantona definitivamente il progetto della nuova centrale a carbone di Kingsnorth. Già l’anno scorso l’azienda tedesca aveva annunciato la messa in stand-by del progetto (Qualenergia.it, Clima vs carbone: uno a zero?). Nei giorni scorsi è arrivata la rinuncia definitiva a costruire il nuovo impianto, che prevedeva anche di catturare e sequestrare una parte della CO2 emessa e dunque di concorrere al sostanzioso fondo governativo per lo sviluppo della carbon capture.
Non ci sono le condizioni economiche per portare avanti il progetto. Per realizzarlo – spiega l’azienda – bisognerebbe che le centrali a carbone dotate di tecnologia per la cattura e il sequestro della CO2 (CCS) ricevessero incentivi al pari di quelli per le rinnovabili.

Da anni Kingsnorth era al centro della discussione sulle politiche energetiche britanniche: sarebbe stata la prima centrale a carbone ad essere costruita dopo decenni. Il luogo, dove sorge già un altro impianto a carbone da 1,6 GW (una delle più grandi fonti di emissioni del paese e del pianeta), era diventato un simbolo per la lotta contro le emissioni.
Ogni anno vi si tiene il Climate Camp, campeggio ambientalista di protesta contro il carbone e memorabile è stato l’episodio della scritta “Gordon” (riferita all’allora premier Brown) fatta sulla ciminiera del vecchio impianto da sei attivisti di Greenpeace nel 2008. Il processo ai sei si era trasformato in una denuncia pubblica degli effetti del carbone sul clima e dei danni causati dal global warming al pianeta. La tesi della difesa, accolta dal tribunale, era che la proprietà di E.ON. fosse stata danneggiata solo per prevenire danni maggiori, cioè quelli legati al riscaldamento globale e all’inquinamento locale: una “lawful excuse”, ammessa dalla legge britannica per lo stesso principio per cui non è reato bucare la rete di recinzione del vicino per spegnere un incendio partito nel suo giardino.

Ora la rinuncia di E.ON. a costruire il nuovo impianto comporta che – almeno per una decina di anni – il Regno Unito non avrà nuove centrali alimentate con questa fonte, la peggiore in quanto ad emissioni. E significa di più: che è economicamente insostenibile – nonostante i fondi promessi dal governo britannico, tra i più generosi al mondo – realizzare un impianto a carbone che riesca anche solo in parte a catturare la CO2.

Nel 2008 infatti il governo inglese aveva imposto che tutte le nuove centrali costruite nel Regno Unito fossero  dotate di tecnologia CCS. Il progetto del nuovo impianto di Kingsnorth era rimasto in campo appunto perché E.ON. l’aveva modificato prevedendo di riuscire a catturare e sequestrare circa un quarto del gas serra prodotto, entrando così nella gara per aggiudicarsi i fondi che il governo di Londra stanzierà per i nuovi progetti di CCS, cioè un miliardo di sterline.
Solo che oggi la gara per sviluppare la cattura della CO2 non sembra stimolare la partecipazione di alcuna azienda. Dalla corsa alla CCS inglese altre compagnie, come BP e RWE, si erano già ritirate dopo la rinuncia di E.ON.; l’unico progetto in gara ora resta quello di Scottish Power per applicare la tecnologia su una centrale già esistente.

A fare desistere E.ON. dal progetto di Kingsnorth vanno messe in conto la recessione e i bassi costi dell’elettricità dovuti al calo della domanda. Ma dice molto quello che l’azienda spiega a Business Green: affinché il carbone con CCS sia fattibile economicamente occorrerebbe un meccanismo di supporto come quello delle rinnovabili in grado cioè di migliorarne il ritorno economico. “Avremmo bisogno di migliori incentivi: un modello di supporto tipo il Renewables Obligation (l’obbligo di rinnovabili britannico, simile al nostro sistema dei certificati verdi, ndr) che venga allargato a tecnologie low-carbon come la CCS e il nucleare”, spiega una portavoce dell’azienda.


Una proposta, quella di considerare tecnologie dagli impatti importanti come nucleare e CCS (vedi la sezione dedicata su Qualenergia.it) al pari delle fonti pulite, che molti considerano indecente. Ma che purtroppo non è nuova: specie dal fronte dell’atomo ormai siamo abituati a sentire invocare incentivi in nome della lotta al global warming (Qualenergia.it, Nucleare, Edf allunga la mano).