Giovedì è scomparso improvvisamente all’età di 66 anni Hermann Scheer, padre della legge tedesca sulle rinnovabili e paladino passionale di un’economia basata sull’energia solare e sulle fonti rinnovabili.

Se la sua biografia e molte delle sue idee sono facilmente reperibili sulla rete e nei diversi saggi da lui pubblicati, qui vorrei ricordare invece quello che è riuscito a comunicare a tanti, compreso al sottoscritto: una visione complessa di una nuova società, più pacifica, democratica e pulita, grazie ad una strategia di diffusione dell’energia solare e di autonomia energetica dei cittadini.

Una visione globale e un futuro possibile che in questi anni è una merce rara. E arrivava per giunta da un politico, ma anche sociologo ed economista, insomma da un pensatore a tutto tondo.

Era un uomo che aveva visioni e idee innovative, ma che sapeva far mettere in pratica grazie alla sua rigorosa attività di parlamentare della Spd. La legge tedesca che incentiva le rinnovabili ne è stata la dimostrazione e da essa hanno poi preso spunto le leggi di molti paesi a favore di queste tecnologie.

Molti lo ritenevano un integralista dell’energia solare, ma il suo modello razionale di una radicale e rapida transizione verso le rinnovabili e di uscita dalle fonti fossili e dal nucleare, ha fatto capire a tanti che non si trattava di un’utopia, ma di un progetto di lungo respiro che richiedeva gli sforzi di tante componenti della società. In quella direzione i risultati sarebbero arrivati. Dalle sue prime pubblicazioni (2Solar Manifesto” e “Strategia Solare”) di strada ne è stata effettivamente fatta molta.

Scheer denunciava la marginalizzazione delle rinnovabili nell’ambito politico e nella ricerca. A questo proposito usava nei suoi discorsi e nei suoi libri spesso la famosa frase di Albert Einstein: “I metodi che hanno causato i nostri problemi non sono in grado di risolvere questi problemi”.

Per Scheer infatti la soluzione della crisi del sistema energetico mondiale non sarebbe mai arrivata affidandosi a coloro che lo gestiscono oggi. Parlava di conflitto, di vinti e di vincitori della transizione energetica, faceva i nomi delle forze che si oppongono al cambiamento. Proponeva soluzioni e strategie sia locali che globali.

L’impalcatura teorica che ha costruito resta un grande insegnamento per chi vuole e vorrà impegnarsi in questo settore, una spinta propulsiva che continuerà per tanti anni ancora. Per questo attendiamo con impazienza il suo ultimo lavoro, “Der Energetische Imperativ“, appena pubblicato in Germania e che verrà presto tradotto in Italia da Edizioni Ambiente. Un libro che indica le strade da percorrere per un’accelerazione verso la creazione di un’economia basata al 100% sulle fonti rinnovabili.