Afghanistan e gas. Berlusconi e Putin contro UE e Usa?

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Berlusconi e Putin "aprono" ad Eni il gas turkmeno, che  userà per il Southstream, il gasdotto che rafforzerà il monopolio russo sull'approvigionamento di gas all'Europa, penalizzando progetti alternativi voluti da UE e Usa. Scelte fatte senza consultare il Parlamento che sono una dichiarazione di guerra energetica a Usa, Europa, Afghanistan, Pakistan e India.

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In Afganistan si sta combattendo una guerra nascosta? Non è tanto quella per “pacificare” il tracciato dei futuri gasdotti che passeranno nella zona, più o meno mascherata dalla lotta al fondamentalismo e al terrorismo internazionale. Il conflitto sotterraneo che si sta svolgendo nella zona – sempre combattuto per il controllo del gas – non sarebbe tra talebani e forze di occupazione, bensì tra l’alleanza Berlusconi-Putin e l’Europa e gli Usa. Sul gas della zona, in appoggio a Eni e senza consultare il Parlamento, il premier italiano avrebbe infatto “dichiarato guerra” al resto delle nazioni europee, scegliendo una strategia autonoma che si scontra con quella dell’Ue e degli americani.

Una scelta di politica energetica passata in silenzio che meriterebbe invece di essere discussa pubblicamente e che, in questi giorni, dopo la visita russa di Berlusconi, avvenuta in contemporanea con l’uccisione dei 4 alpini, su vari blog e testate di politica energetica si è parlato con toni allarmati. Ne parla Beppe Carovita del Sole24Ore dal suo blog e Petrolio di Debora Billi nonchè l’Associazione italiana per lo studio del picco del petrolio (Aspo Italia).

Il fatto che i futuri gasdotti abbiano un loro ruolo nel conflitto afgano non è cosa nuova. East Journal in questo articolo  parla ad esempio del TAPI, la condotta che dovrebbe portare il gas dal Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan in Pakistan e India. Si tratta, scrive il blog di geopolitica, del “famoso gasdotto transafgano per realizzare il quale gli Stati Uniti hanno sostenuto i talebani negli anni ’90 e hanno poi, secondo molti, invaso l’Afghanistan nel 2001“. La costruzione sarà ultimata nel 2014: una tubatura lunga 1.680 km che trasporterà circa 90 miliardi di litri al giorno di gas dai giacimenti turkmeni di Daulatabad  attraverso l’Afghanistan fino in Pakistan e in India.

Il Tapi non servirà a rifornire i mercati energetici occidentali, com’era previsto nel progetto iniziale della compagnia petrolifera californiana Unocal, che non includeva l’India e prevedeva che i gasdotto terminasse al porto pachistano di Gwadar, sul Mar Arabico, per essere trasportato via mare. “Ma le compagnie  occidentali ci guadagneranno lo stesso, partecipando alla costruzione (8 miliardi di dollari) e alla gestione del gasdotto – continua l’articolo; probabile il coinvolgimento dell’italiana Eni, non solo perché la compagnia di Paolo Scaroni è già il principale partner energetico occidentale del Turkmenistan per lo sviluppo dei suoi giacimenti, ma anche perché buona parte del tratto afgano del Tapi dovrebbe passare nel territorio sotto controllo militare italiano: la provincia occidentale di Herat.”

Ma la parte più interessante dell’intreccio di politica internazionale è proprio la forte presenza che Eni starebbe sviluppando in Turkmenistan, paese totalitario e antidemocratico i cui giacimenti di gas sono fondamentali per alimentare tanto il TAPI che il Nabucco, il gasdotto euro-americano concepito per liberare l’Europa dal monopolio russo sul gas (Qualenergia.it, Le strade tortuose del gas di domani), progetto al momento in stallo. Eni però da tempo ha scelto di partecipare al terzo progetto di gasdotto: il russo Southstream, che realizzerà in partnership con Gazprom e con altri, tra cui alcune aziende tedesche ed EDF. Un progetto concorrente al Nabucco e che, al contrario di questo, accrescerebbe la dipendenza europea dal gas russo.

L'”atto di guerra” mosso dal duo Berlusconi-Putin a Europa e Usa – come racconta Carovita sul suo blog – sarebbero proprio le commesse per Eni in Turkmenistan che Berlusconi ha ottenuto da Putin la settimana scorsa. “Tutto questo, nei fatti, all’oscuro del Parlamento italiano – commenta il giornalista – Siamo in guerra energetica con Usa e Europa, Afghanistan, Pakistan e India e neanche lo sappiamo. Non c’è da meravigliarsi – insinua – se il giorno esatto in cui Berlusconi e Putin trattano in segreto su Southstream (il gasdotto per il monopolio sull’Europa che si prenderà il conteso gas turkmeno fregando sia Tapi che Nabucco …) arriva un pesante e sanguinoso “segnale diplomatico” da quelle terre agli italiani (l’attentato agli alpini, ndr). Che coincidenza. Alla faccia dei diversivi e delle inutili bombe di La Russa.”

In conclusione, assieme ad Eni e grazie al legame con il premier russo, Berlusconi starebbe facendo scelte energetiche importantissime per il paese che – oltre a creare attriti con gli alleati – rischiano di pesare sulla sicurezza degli approvvigionamenti futuri. Il gas infatti conta per il 50% nel mix elettrico italiano e secondo alcuni affidarsi troppo a quello russo non sarebbe proprio una buona idea. Come fa notare Terenzio Longobardi infatti è “molto probabile che la produzione russa sia molto vicina al picco, con un andamento sostanzialmente piatto fino al 2020, principalmente a causa del declino in corso dei maggiori giacimenti. Inoltre (…) la Russia attualmente consuma a livello domestico circa due terzi del gas prodotto, (…) e la crescita futura dei consumi interni limiterà fortemente le esportazioni del prezioso gas di cui si alimenta il sistema energetico europeo e italiano.”


Insomma, la questione è importante e forse sarebbe il caso che queste decisioni venissero prese in Parlamento anziché nella dacia dell’amico Putin.

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