Portare l’energia dove ancora è un lusso e portarla pulita. Nel mondo delle rinnovabili e della green economy c’è un mercato ancora piuttosto trascurato ma che è fondamentale per uno sviluppo energetico sostenibile del pianeta. Stiamo parlando di quegli 1,5 miliardi di abitanti che ancora non hanno accesso all’elettricità e di quelli che ne hanno ancora un accesso solo parziale. Un numero di persone tanto più significativo in quanto in gran parte dislocate in nazioni la cui fame di energia sta crescendo rapidamente e le cui scelte energetiche saranno determinanti per il destino della battaglia al global warming. Una questione interessante anche perché colmare con le fonti pulite il bisogno di energia insoddisfatto di chi è ancora “tagliato fuori” oltre ai vantaggi ambientali e sociali che dà, è un’occasione non indifferente di crescita per l’economia low-carbon.

A darcene un esempio è un report (vedi allegati) appena pubblicato dal World Resources Institute (WRI) che parla della realtà dell’India. Una potenza emergente le cui scelte in materia di energia – non c’è bisogno di dirlo – sono determinanti per il mondo intero: oltre un miliardo e 130 milioni di abitanti, un Pil in crescita a tassi dell’8% e un fabbisogno di energia che si prevede raddoppi al 2030. In India sono circa 114 milioni le famiglie che vivono con meno di 75 dollari al mese e di queste il 45% non ha accesso all’elettricità e l’85% per cucinare e e scaldarsi fa affidamento a sistemi poco efficienti (e spesso pericolosi) alimentati a legna, kerosene, gasolio o sterco di vacca. Una fetta di mercato che nonostante riguardi principalmente di famiglie a basso reddito, va a spendere in servizi energetici circa 4,8 miliardi di dollari l’anno.

La domanda c’è e anche i prodotti per soddisfarla. Cinque le tecnologie di cui il WRI ha studiato le potenzialità nell’india rurale: stufe efficienti a biomassa, lanterne solari a led e impianti fotovoltaici per le singole famiglie e generatori a mini-idroelettrico o a biomassa gassificata per piccole comunità non allacciati alla rete elettrica. Soluzioni che migliorerebbero la vita delle popolazioni rurali sotto diversi aspetti: dalla diminuzione delle patologie respiratorie legate alle stufe rudimentali spesso usate (1,6 milioni di morti all’anno secondo l’OMS) fino alla possibilità di far tenere aperti i negozi più a lungo grazie all’illuminazione elettrica.

A colpire sono le grandi potenzialità di diffusione e di mercato. In India i piccoli impianti decentralizzati per produrre elettricità ad esempio potrebbero servire ben 75 milioni di famiglie, un mercato da oltre 2 miliardi di dollari all’anno. Gli impianti fotovoltaici da tetto – a patto di incrementare sistemi di finanziamento che aggirino il problema del costo – potrebbero essere adottati da 18 milioni di famiglie per un giro d’affari di 27,4 milioni di dollari. Le lanterne solari potrebbero entrare in 51,3 milioni di case per un mercato di 18,5 milioni di dollari circa, mentre le cucine efficienti a biomassa servirebbero a 29,6 milioni di famiglie e potrebbero far muovere circa 24 milioni.

Certo, come si legge nel report, per fare sì che ciò avvenga – vista la scarsa disponibilità economica del target – occorrono forme di business particolari: linee di credito e microcredito, incentivi statali, collaborazione con le Ong per sensibilizzare e diffondere i prodotti. Qualche passo per favorire la diffusione delle rinnovabili nell’India rurale il governo di Delhi in realtà lo sta già facendo, ad esempio sostenendo impianti di generazione distribuita a biomassa gestiti da comunità locali o promuovendo il fotovoltaico off-grid: la “National Solar Mission“, l’ambizioso programma nazionale per l’energia solare (Qualenergia.it, Il futuro solare dell’India), dispone obblighi e incentivi per il solare termico e per il fotovoltaico anche off-grid e si pone l’obiettivo di fornire alle famiglie senza elettricità 20 milioni di lanterne solari nei prossimi 12 anni.

Un mercato che permetterebbe di fare business e al tempo stesso consentire che l’accesso all’energia avvenga in modo sostenibile: i ricavi delle società indiane del settore monitorate in questi anni dal WRI sono cresciuti ad una media annua del 36% e, come mostra lo studio, il mercato potenziale delle tecnologie considerate nell’India rurale arriva a 2,11 miliardi all’anno. Una possibilità di crescita economica virtuosa: soddisfare i bisogni reali per migliorare le condizioni di vita delle persone, ridicendo al minimo l’impatto ambientale.