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Con il recepimento della direttiva europea per le fonti rinnovabili in vista dell’obiettivo 2020 si sta valutando una modifica degli incentivi che in Italia vedono la compresenza di incentivi per il fotovoltaico (conto energia) ed i piccoli impianti a fonti rinnovabili e i certificati verdi; quest’ultimi che rappresentavano un ottimo strumento di mercato nel nostro paese nel corso degli ultimi anni hanno perso la loro efficacia. Sarebbe meglio allora fare un po’ di pulizia per avvicinarsi a un conto energia sul modello tedesco, con tariffe differenziate per tecnologia.

Sul fronte dell’efficienza energetica, la detrazione IRPEF del 55% forse scomparirà nel 2011. Bisognerà puntare allora sempre di più sui certificati bianchi e introdurre un semplice meccanismo per interventi meno complessi, affinché le singole famiglie e le piccole imprese possano adottare un modello semplificato di accesso agli incentivi.

Per la mobilità sostenibile, invece, fino ad ora si è fatto poco: sarebbe utile definire delle modalità di incentivazione che consentano di attivare idee di governo della mobilità, oltre a contributi alle tecnologie a basso consumo energetico.

La ratio di fondo è che gli incentivi per le rinnovabili, l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile dovrebbero pesare sulle bollette del gas e dell’energia elettrica in modo che i governo non cambino idea da un giorno all’altro e taglino gli incentivi. Essendo una componente delle bollette è molto più facile difendere tali incentivi che comunque nel tempo andranno ridotti.
Solo così si potrà definire una strategia a tutto campo rendendo gestibili gli ambiziosi obiettivi europei per le rinnovabili e l’efficienza energetica.

L’opinione a Ecoradio di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia.

5 ottobre 2010

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