prima parte dell’articolo

 

INSEGUIRE IL SOLE
L’Austria è anche stata terreno fertile per lo sviluppo di quartieri “Passiv houses” (15 kWh/m2a che significa consumare un terzo di quello che consumano case già energeticamente molto efficienti).
A Salisburgo nel 2000 viene completato Gneiss Moss, un complesso di 5 edifici orientati a sud, posti a distanza tale da impedire il reciproco ombreggiamento, e da 2 edifici a schiera, per un totale di 61 appartamenti. Sei anni dopo viene completato Samer Mösl, un altro quartiere di analoga dimensione a edilizia passiva, grazie alle proprietà isolanti dell’involucro, al sistema di riscaldamento a pellet e pannelli solari e a un impianto di ventilazione controllata negli appartamenti. L’orientamento degli edifici e la distribuzione interna degli appartamenti consente inoltre lo sfruttamento passivo della radiazione solare e un’adeguata illuminazione e ventilazione naturale.

A fianco a questi esempi “pionieristici” si sviluppano interventi di iniziativa pubblica per il risanamento strutturale di grandi quartieri di edilizia sociale. Il caso più rilevante è quello della Svezia, che nella seconda metà degli anni Novanta investe quasi 900 milioni di dollari. I problemi da affrontare erano quelli tipici: architettura spartana e monotona, scarso isolamento termico, umidità, incuria delle aree verdi, allagamenti, problemi sociali dovuti all’invecchiamento della popolazione e alla scarsa attrattività delle zone. Nel giro di 3 o 4 anni numerosi quartieri vengono rimessi a nuovo. Isolamento degli edifici, pannelli solari, caldaie a biomassa, pompe di calore, collegamento con le reti di teleriscaldamento. Recupero dell’acqua piovana, tetti verdi, canali e laghetti. Miglioramento dell’accessibilità per i disabili.

Gli abitanti collaborano nella progettazione, vengono coinvolti nella gestione delle parti comuni e del verde, sensibilizzati alla raccolta differenziata, al risparmio di acqua ed energia.
A Norrköping con Ekoporten e con Ringdansen (1.750 appartamenti in edifici di 3-9 piani). A Göteborg con Solhusen (Case del Sole) si realizzano spazi comuni, lavanderie, serre da coltivare, vetratura dei balconi. Installazione di dispositivi ad hoc e misurazione individuale dei consumi hanno contribuito a far diminuire i consumi di energia da 280 kWh/m2/anno a 146 kWh/m2/anno. I pannelli solari hanno riscaldato il 30% dell’acqua domestica. Nel marzo 2009 è stata inaugurata la pala eolica. A Kristianstad si interviene su Österäng, un complesso di 1.200 appartamenti, con interventi a tutto campo (efficientamento energetico, rinnovabili, verde, acque, ecc.) e con costi calcolati a consuntivo in 500 euro per m2, circa la metà del costo per nuova edilizia. A Malmö si riqualifica Augustenborg, 1.800 appartamenti: centri e abitazioni protette per anziani, un centro culturale, isolamento delle facciate, restauro dei balconi e delle entrate, integrazione del teleriscaldamento con pannelli solari. L’area è stata attrezzata per il compostaggio e per la raccolta differenziata dei rifiuti e l’acqua piovana è raccolta e depurata attraverso 6 km di canali e aree di infiltrazione. Le aree verdi sono aumentate del 20% e un giardino botanico di 9.000 m2 è stato realizzato sui tetti.

Forse è proprio questa esperienza così diffusa che crea le condizioni per fare un salto di scala. A partire dalla Svezia, dalla fine degli anni Novanta, in alcune città europee si comincia a intervenire su aree molto più grandi, intere parti di città, che si riorganizzano in senso ambientale. Nel 1998 la città di Malmö, in Svezia, avvia la riqualificazione dell’area chiamata Västra Hamnen, un incontro tra criteri progettuali ecologici e alti standard architettonici. Nel 2003 erano stati realizzati 550 appartamenti e l’area è ancora in sviluppo. Tra i principi progettuali che sono stati adottati, l’uso di materiali salubri ed ecocompatibili, l’efficienza energetica (<105 kWh/m2/anno, buono per quei climi e per un quartiere con un mix di terziario e residenziale), l’uso di fonti rinnovabili locali, la raccolta differenziata e l’uso dei rifiuti organici per produzione di compost e biogas riutilizzato in luogo, l’aumento della biodiversità e del verde con giardini, tetti e pareti verdi, canali e altre zone d’acqua, il trattamento locale dell’acqua piovana, una rete di percorsi pedonali e ciclabili, una forte attrezzatura di trasporto collettivo. Grandi firme di architetti si sono confrontati con la sfida ambientale, lasciando segni ben integrati nel contesto.

INSEGUIMENTO
Sulla scia di Malmö, l’anno successivo si lancia Stoccolma e realizza il quartiere Hammarby Sjöstad decontaminando un’area industriale dismessa. Oggi sono 9.500 appartamenti, a prezzi accessibili. A fine lavori ne sono previsti 10.400 e 200.000 m2 per uffici e servizi. Gli edifici sono progettati con ottimo standard energetico (60/kwh/m2) grazie a doppi vetri, coibentazione, illuminazione efficiente, caldaie a biogas.
L’energia solare è utilizzata per il riscaldamento dell’acqua. L’area è servita da mezzi pubblici, corsie ciclabili, sistemi di car sharing. I parcheggi auto sono limitati e la velocità è ridotta. Di conseguenza il 75% degli abitanti non utilizza l’auto. Il quartiere ha una grande dotazione di verde e alberi e le rive dei canali sono state rese accessibili a pedoni e bici. Il depuratore delle acque riutilizza calore, biogas e nutrienti. L’acqua piovana viene raccolta e purificata, anche grazie alla diffusione di tetti verdi, quella proveniente dalle abitazioni viene lasciata scorrere in canali aperti e infine scaricata pulita nel lago. La raccolta dei rifiuti avviene con un sistema di aspirazione in tubazioni sotterranee verso un centro di smaltimento. Il biogas, prodotto da impianti di trattamento dei rifiuti organici e degli scarti della depurazione, viene utilizzato come gas da cucina dalle famiglie e come combustibile per auto e autobus.
Durante la costruzione sono stati utilizzati solo materiali ecosostenibili, evitando l’uso di rame, zinco, mercurio e cadmio ed è stato realizzato un Centro di logistica che oggi gestisce la consegna locale delle merci, riducendo il numero dei furgoni in circolazione da 6 a 1.

Dimensioni analoghe per HafenCity, il quartiere progettato nel 2002 dalla città di Amburgo, il cui completamento è previsto nel 2011. Nell’area, recuperata dalla dismissione di una parte del porto, oggi vivono circa 1.400 persone, che diventeranno 12.000, insieme a 40.000 lavoratori impiegati nei servizi e nel commercio. Uno sforzo rilevante è stato investito nella creazione di un mix di funzioni diverse e HafenCity é stata progettata a misura di pedoni e ciclisti. L’area sarà fortemente servita dal trasporto pubblico (bus e navi a idrogeno) con una linea di metro sotterranea e una superficiale. La qualità architettonica e la sua ecosostenibilità è certificata da un Ecolabel, istituito per stimolare una virtuosa competizione nel mercato, promuovendo e rendendo visibili i migliori risultati. La certificazione ecologica prevede due livelli di performance energetica: per gli edifici residenziali <60 kWh/a m² o <40 kWh/a m² e per quelli terziari <190 kWh/a m² o <100 kWh/a m².

Ancora più grande il quartiere Zuidas, progettato nel 1998 su un’area nella parte sud della città di Amsterdam, che dichiara di voler diventare uno dei 10 centri urbani più sostenibili a livello europeo entro il 2030. Il quartiere sta crescendo per fasi e una volta terminato – nel 2023 – arriverà a ospitare circa 20.000 residenti e 50.000 lavoratori. Una forte rete di trasporto pubblico e l’intermodalità con la bicicletta sono i due presupposti fondamentali per raggiungere l’obiettivo del 50% degli spostamenti con mezzi pubblici e il 20% di spostamenti in bicicletta. Entro il 2025 si prevede di raggiungere una riduzione del 60% delle emissioni di CO2, con un contributo delle energie rinnovabili pari ad almeno il 20% dei consumi complessivi e con standard energetici molto avanzati per gli edifici. Lo Zuidas è dotato di un sistema di teleraffrescamento che sfrutta le acque di un lago artificiale.

AL MASSIMO
Copenhagen accoglie la sfida delle grandi dimensioni e nel 2009 progetta un quartiere “carbon neutral” e libero dalle auto” enorme: 3.000.000 m2. Nordhavn è un intervento che verrà sviluppato nei prossimi 40-50 anni nell’area portuale a nord est del centro cittadino e sarà in grado di ospitare circa 40.000 abitanti e altrettanti lavoratori.

Una sfida recente di dimensioni molto più piccole, ma estremamente ambiziosa, è quella di Euro Gate a Vienna, nel terreno precedentemente occupato da una stazione ferroviaria; 1.800 appartamenti la cui caratteristica principale sarà il rispetto degli altissimi standard energetici di edilizia passiva (15 kWh/m2/a).

Per chiudere questa rassegna, due esempi di Zurigo. Il quartiere Eulachhof, completato nel 2007, costruito su un’ex area industriale, è stato il primo quartiere, 136 appartamenti, fossil free ed energeticamente efficiente. Il design energetico garantisce un utilizzo al 100% d’energia rinnovabile. La facciata sud è un alternarsi di moduli chiusi, di ampie triple vetrate del tipo tradizionale e di elementi modulari di un sistema termoattivo a triplo vetro, che contiene all’interno un vetro prismatico che fa passare la luce solare soltanto in inverno, mentre in estate invece la riflette, impedendo così il riscaldarsi degli spazi interni. All’interno del triplo vetro si trova un accumulatore di cristalli di sale che assorbe il calore del sole diventando liquido, mentre, a fine giornata, ritorna solido e rilascia nell’ambiente interno il calore accumulato. Il residuo, minimo, fabbisogno di calore viene estratto per l’80% attraverso pompe di calore. Il 20% di calore rimanente è ottenuto via teleriscaldamento dal vicino inceneritore. L’energia elettrica per le pompe di calore, gli ascensori e l’illuminazione negli spazi comuni viene fornita dall’impianto fotovoltaico installato sul tetto.

Sulla spinta di quest’esperienza è in corso di realizzazione un quartiere più grande (460 appartamenti, 3 centri per anziani, 200 posti di lavoro, una scuola), che utilizzerà i criteri di progettazione formalizzati dalla certificazione Mingergie-Passivhaus ed Eco. Ottima accessibilità al mezzo pubblico e grandissimo lo spazio offerto alla mobilità ciclabile con 1.340 parcheggi per biciclette contro i soli 147 per auto. Il quartiere si chiamerà “Più Che Abitare”. L’idea giusta per moltiplicarsi.

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