Il solare costa veramente meno del nucleare?

Uno studio piuttosto controverso ha confrontato i costi dell'energia nucleare con quelli dell'energia prodotta da fotovoltaico. Il documento, "Solar and Nuclear Costs - The Historic Crossover", di John O. Blackburn, è stato ripreso addirittura dal New York Times, ma valutando la metodologia utilizzata se ne deduce che le conclusioni non sono corrette, anche se la "grid parity" del FV non è poi così lontana. Un intervento di Sergio Zabot.

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Molte testate on-line hanno diffuso un’analisi pubblicata sul “New York Times“, che riprende lo studio di John Blackburn, docente di economia alla Duke University nel quale si afferma che oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. L’articolo peraltro è stato ripreso in Italia dal Corriere.it con il titolo: “Il Solare costa meno del Nucleare”, il sorpasso a 16 centesimi di dollaro al kWh (12,5 €cent/kWh).
Straordinario … Facebook e centinaia di blog sono stati intasati da questa notizia, diffusa senza nessuna verifica e controllo.
Ora se andiamo ad analizzare il rapporto preparato per NC WARN, un gruppo ambientalista (versione originale in pdf), si scopre che purtroppo le cose non stanno proprio così.

Nell’Appendice A del rapporto, viene illustrata la metodologia con cui si è arrivati a calcolare il fatidico “crossover”. La formula usata è un classico algoritmo che gli economisti conoscono a memoria. Il costo per kWh dell’energia prodotta è infatti dato da:


 


 


dove “i” è il tasso di interesse sul capitale investito e “n” è il periodo di ammortamento. 
 


Proviamo a ricalcolare il costo utilizzando gli stessi parametri usati nello studio:




  • Investimento: 18.000 $


  • Potenza installata: 3 kW ridotta per perdite del 15%


  • Fattore di utilizzo: 1.577 ore (8.760 ore annue computate al 18%)


  • Tasso di interesse: 6%

  • Periodo di ammortamento: 25 anni
     

A parte il fatto che 18% di fattore di utilizzo sembra eccessivo, si arriva a valutare che con questi parametri il costo per kWh dell’energia prodotta è pari a 35 centesimi di dollaro. Tuttavia nel calcolare il costo del kWh, il rapporto dichiara di tenere conto degli sgravi fiscali che ammontano a un 30% di riduzione a livello federale e del 35% a livello statale (Carolina del Nord). Il costo di investimento si riduce quindi a 8.190. Con questa cifra il costo del kWh si riduce a 15,9 centesimi di dollaro, pari a poco più di 12 eurocents/kWh. Quindi il “sorpassoè distorto dai contributi federali e statali in vigore negli Stai Uniti.

Proviamo ora ad applicare gli stessi algoritmi per un impianto italiano localizzato rispettivamente a Milano, a Roma e a Palermo. In Italia il costo “chiavi in mano” di un impianto fotovoltaico si aggira ormai intorno ai 4.500 €/kW. Un impianto da 3 kW costa quindi 13.500 euro.
I fattori di utilizzo variano dal 12,5% di Milano, al 15% di Roma, per arrivare al 17% a Palermo (rispettivamente 1.100, 1.300, 1.500 kWh/kW). Utilizziamo un fattore medio del 15%. Utilizziamo anche lo stesso fattore di riduzione per le perdite pari al 15%. Per quanto riguarda il tasso di sconto possiamo utilizzare un interesse del 5%.

Con questi dati il costo del kWh di un impianto fotovoltaico a Roma è di 28,6 eurocent/kWh; a Milano è di 34,3 e a Palermo di 25,2. Quindi non c’è nessun sorpasso. Tenendo conto che il prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica è intorno ai 6-7 centesimi di Euro (nel 2009 il prezzo medio nella Borsa IPEX è stato di 63,72 €/MWh), siamo ancora lontani dalla cosiddetta “Grid Parity” di un fattore 5. Per arrivarci il costo del fotovoltaico deve scendere a valori intorno ai 1.000 euro/kW. Tuttavia se per “Grid Parity” intendiamo il costo del kWh per il consumatore finale, che al netto di tasse e IVA è intorno ai 17-18 €cents/kWh, allora la distanza si riduce a un fattore 2.

Se però teniamo conto delle agevolazioni in vigore i numeri cambiano sensibilmente. Consideriamo un impianto da 3 kW parzialmente integrato a Roma. La tariffa riconosciuta dal GSE è di 40 centesimi di euro/kWh a cui aggiungere 18 centesimi di euro/kW di risparmio per l’energia non prelevata dalla rete. In totale ogni kWh prodotto ci rende 58 eurocent/kWh. Con il nuovo conto energia approvato con il DM del 6 agosto 2010, la tariffa cala di 6-8 centesimi a seconda delle situazioni. Assumiamo che ogni kWh renda mediamente 50 eurocent/kWh.

Pertanto a Roma investire nel fotovoltaico rende 21 centesimi€/kWh. Se poi lo stesso impianto lo realizziamo a Milano utilizzando il “mutuo a-profitto” istituito dalla Provincia di Milano, che consente di scontare completamente gli interessi sull’investimento, il guadagno è di ben 31 centesimi€/kWh. Peccato che questi soldi siano pagati da tutti gli altri utenti elettrici che non hanno il fotovoltaico.

Morale della favola: prendere per buone informazioni, anche se arrivano dal New York Time o dal Corriere della Sera senza verificarle criticamente, ci pone alla stessa stregua di chi vaneggia che il nucleare non provoca emissioni di CO2 o che importiamo il 15% di energia nucleare dalla Francia o peggio, che l’energia nucleare costa meno dell’energia prodotta con le fonti convenzionali.


L’energia elettrica da fonte solare non è ancora competitiva con le altre fonti. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma non bisogna disperare; la “grid parity” è più vicina di quanto non si creda.


 


Nota: vedi anche un ulteriore intervento che prenderà lo spunto da questo stesso documento per formulare altre considerazioni sulla diatriba dei numeri tra solare e nucleare (Solare vs Nucleare, guerra dei numeri).


 

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