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Da un rapporto di Francois Roussely (vedi anche Qualenergia.it), reso pubblico dall’Eliseo a fine luglio scorso, emergono i crescenti problemi che il comparto francese sta attualmente affrontando oltre alle difficoltà legate alla realizzazione di nuovi impianti.

Il documento di Roussely parte dalla situazione delle centrali esistenti, che negli ultimi anni hanno registrato un calo del proprio rendimento (il più basso di tutti i reattori installati nel mondo), fino ad arrivare al reattore EPR, che ha dimostrato di avere gravi difetti. Sul reattore EPR le autorità per la sicurezza di Francia, Finlandia, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno rilevato alcuni punti di debolezza dei sistemi di sicurezza di questa tecnologia.

L’affidabilità del modello EPR, quello che si vorrebbe utilizzare in Italia, inizialmente presentato come il top dell’innovazione nucleare, è stata compromessa dalle difficoltà incontrare nei cantieri di Olkiluoto in Finlandia e di Flamanville in Francia, che hanno presentato ritardi e che hanno fatto registrare degli extra costi. Questa situazione ha gravato non indifferentemente anche sulla partecipazione della Francia ad alcune gare internazionali.

Oltre ai problemi sulla sicurezza c’è quello legato ai siti delle scorie radioattive. Negli Stati Uniti, per esempio, questo problema sta tagliando le gambe ad ogni tentativo di rilancio del nucleare. Le lobby dell’atomo americane, inoltre, sono alla ricerca di sovvenzioni pubbliche per la realizzazione di nuovi impianti e questo non fa altro che confermare le difficoltà che vivono le società elettriche americane per trovare i fondi per nuove centrali.

L’Italia dovrebbe riflettere sul fatto che scegliere il nucleare significa fare affidamento unicamente su finanziamenti pubblici. Intanto da noi escono rapporti filo nuclearisti come quello del Club Ambrosetti che argomentano sulla convenienza economica di centrali atomiche di nuova costruzione utilizzando valori lontani da quelli indicati da enti energetici super partes.

L’intervista di Ecoradio a Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia.

 

8 settembre 2010

 

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