Italian solar design, l’estetica dell’energia pulita

La notevole crescita delle rinnovabili in Italia richiederà sempre più tecnologie gradevoli dal punto di vista estetico, ma anche un intelligente inserimento nel territorio urbano e rurale. Un lavoro enorme per progettisti, designers, architetti, paesaggisti e per i decisori pubblici. Comunque un'opportunità per costruire ed esportare uno stile nazionale per le tecnologie energetiche del futuro. Un articolo di Gianni Silvestrini pubblicato sulla rivista Newton.

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Si moltiplicano in Italia le prese di posizione contro l’eolico e contro il fotovoltaico a terra. Si tratta di minoranze, considerato che anche gli ultimi sondaggi sottolineano l’ampio consenso di cui godono le rinnovabili in Italia come a livello internazionale. Ma queste reazioni devono indurre ad una attenta riflessione sulle modalità di inserimento di queste tecnologie se si vuole immaginare una loro diffusione su larga scala.

Al momento in Italia ci sono poco più di 5.000 MW di eolico e oltre 1.500 MW di fotovoltaico. Per raggiungere gli obbiettivi fissati al 2020 dall’Europa, il numero di aerogeneratori attualmente in funzione nel nostro paese dovrà triplicare. E bisogna guardare anche verso orizzonti più lontani. Sono sempre più numerosi gli studi che ipotizzano la copertura totale della produzione elettrica europea con le rinnovabili entro la metà del secolo.
L’ultimo di questi rapporti è stato commissionato dall’Agenzia per l’Ambiente del governo tedesco con lo scopo di analizzare dettagliatamente il contributo delle diverse rinnovabili e verificare se la Germania potrebbe raggiungere l’autosufficienza verde entro 40 anni. I risultati indicano che questo obbiettivo è tecnicamente ed economicamente raggiungibile.

Sul lungo periodo dobbiamo dunque prevedere anche in Italia un’espansione notevolissima delle fonti rinnovabili, in particolare del solare. Sul versante del fotovoltaico le potenzialità sono infatti così ampie che si possono ipotizzare valori anche cento volte maggiori degli attuali livelli.
Ma questi scenari spinti ci portano nuovamente ad affrontare il tema del consenso, della percezione di un territorio modificato, dell’indispensabile sostegno dell’opinione pubblica alle energie pulite.
Bisogna impegnarsi a produrre rinnovabili esteticamente gradevoli. Ci sono esempi di impianti minieolici e solari esposti in musei per il loro stile affascinante. Ma non basta, occorre poi anche che tecnologie belle siano inserite in modo intelligente nel territorio urbano e nel paesaggio rurale.

Ad esempio, non possiamo permettere in Italia la diffusione di milioni di impianti solari con i loro serbatoi di accumulo installati sui tetti come in Grecia e Turchia. Si deve andare ad una integrazione armonica del solare termico e fotovoltaico sulle coperture degli edifici.
Anche per gli impianti a terra si devono immaginare soluzioni innovative. Installando impianti fotovoltaici ad inseguimento intervallati in maniera tale da consentire la lavorazione del suolo si favorisce una produzione sinergica di energia solare, cereali, viti, ortaggi … Ho ammirato un impianto solare a cogenerazione inserito armoniosamente tra gli aranceti di un kibbutz israeliano che oltre ai frutti consente di generare elettricità e calore.

Insomma, si può, si deve lavorare affinché la transizione alla generazione distribuita dell’energia dei prossimi decenni venga metabolizzato senza traumi. Fra dieci anni le fattorie del vento, inesistenti fino agli anni Ottanta, ci sembreranno una componente normale del paesaggio. Proprio come gli antichi mulini a vento danesi e olandesi che probabilmente nel Settecento avevano inizialmente fatto inorridire una parte della popolazione.

Progettisti, designers, architetti, paesaggisti dovranno fare uno sforzo per abbinare una produzione efficiente e un aspetto piacevole di queste tecnologie. Ma una riflessione simmetrica dovrà coinvolgere i difensori del territorio, dell’ambiente e delle aree urbane che in alcuni casi si oppongono pregiudizialmente alla installazione degli impianti che utilizzano le fonti rinnovabili.

Voglio fare un esempio specifico parlando delle Marche. Questa regione alcuni anni fa varò un piano energetico assolutamente innovativo che puntava sull’efficienza energetica e sulla generazione distribuita secondo uno scenario che avrebbe dovuto progressivamente ridurre le importazione di energia elettrica che sfioravano il 50% della domanda interna, senza nuove centrali convenzionali. La realizzazione di questo piano, che anticipava gli obbiettivi europei di rinnovabili e di efficienza al 2020, si è però scontrata con la posizione pregiudizialmente contraria della Sovrintendenza per i beni architettonici e di comitati locali che hanno bloccato la realizzazione di 250 MW eolici e di 30 MW da biomasse. Risultato: questa impasse sta ora comportando il ritorno dell’ipotesi di costruzione di grandi impianti termoelettrici.

Il vecchio paradigma energetico basato sulla produzione centralizzata di energia sta andando in frantumi in molte parti del mondo, come dimostra il fatto che negli ultimi due anni gli investimenti nelle rinnovabili hanno superato quelli nella produzione convenzionale di elettricità. L’attenzione al bello che ha sempre contraddistinto il nostro paese dovrà accompagnare e qualificare questa transizione. Potremo così salvaguardare il territorio e accrescere un know-how, recuperando il ritardo che avevamo accumulato ed esportando l’Italian Solar Design.

 

 

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