Gli incentivi erogati dalle Regioni italiane destinati al sostegno dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili ammontano, allo stato attuale, a circa 500 milioni di euro, provenienti sia da Fondi POR-FESR, sia da fondi propri. Si tratta quasi esclusivamente di contributi in conto capitale una tantum, con procedure di assegnazione piuttosto lunghe e complesse.

Mediamente tutti questi programmi di incentivazione pubblica in conto capitale prevedono contributi che oscillano dal 30% al 50% dei lavori eseguiti. Ciò vuol dire che i contributi in conto capitale producono un effetto moltiplicativo di un fattore 2 o al massimo 3. I bandi sono in genere complessi, lunghi da gestire sia nella fase di valutazione, ma soprattutto nella fase di erogazione dei contributi. Infine, la caratteristica ad intermittenza di questi bandi con data di scadenza, obbligano i professionisti e le imprese a periodi di lavoro intensi, intervallati da lunghi periodi di attesa per i responsi o tra un bando e l’altro.

Questi bandi inoltre distorcono i mercati delle nuove tecnologie che si cerca di incentivare: se il contributo concesso ad una determinata tecnologia è elevato, e possibile che i prezzi di quella tecnologia subiscano aumenti considerevoli che annullano in parte l’effetto del contributo stesso. Ciò è dovuto alle forti richieste delle tecnologie incentivate per periodi brevi e al pericolo, per i distributori, di riempire i magazzini di prodotti che, finita l’incentivazione, rimangono invenduti.

Ma anche in presenza di una quota consistente di contributo, occorre comunque possedere la rimanente parte della somma necessaria dell’investimento, oppure farsela prestare da un istituto di credito, cosa che rende poco appetibile il contributo iniziale, dato che gli interessi bancari sulle somme prestate possono uguagliare la quota stessa di contributo.
La liquidazione dei contributi, poi, in situazioni in cui le amministrazioni pubbliche non sono in grado di adattarsi ai picchi di lavoro indotti da questo tipo di bandi, assume tempi “biblici” e non di rado occorre aspettare anni per ottenere gli agognati contributi.

Questi argomenti fanno ritenere che per gli interventi di riqualificazione energetica e per la realizzazione di impianti di fonti rinnovabili, i contributi pubblici in conto capitale siano il peggior sistema di incentivazione esistente.

Qualcuno tuttavia sembra averlo capito. La Provincia di Milano ha creato delle partnership pubblico-private con gli istituti di credito per erogare prestiti rigorosamente senza interessi ai cittadini interessati a investire in risparmio energetico e fonti rinnovabili. Gli interessi sulle somme prestate sono ripartite 50-50 tra la Provincia e le Banche che hanno aderito all’iniziativa.
I cittadini possono così accedere all’intero importo necessario per effettuare gli interventi restituendo solo il capitale prestato. Condizione per ottenere il prestito è che i risparmi ottenuti siano congruenti con le rate di rimborso del prestito in modo che l’operazione sia “indolore” per i cittadini. Pertanto gli artigiani o le imprese che effettuano i lavori, devono dichiarare e sottoscrivere l’entità del risparmio che gli interventi produrranno.
Con questo sistema occorrono mediamente 15 giorni dalla presentazione della richiesta alle Banche per espletare le pratiche ed erogare i prestiti e i cittadini sono garantiti sul risultato dell’operazione. In due anni, con una spesa di 1.350.000 euro la Provincia di Milano ha mobilitato 16 milioni di investimenti a favore delle Piccole Imprese, con un fattore moltiplicativo pari a 12 e con una funzione anticiclica rispetto alla crisi economica e finanziaria in corso.

Anche la Regione Piemonte ha istituito un simile sistema di incentivazione in conto interesse, contribuendo per il 50% degli interessi sui prestiti bancari per le imprese e per il 60% per i privati. Con uno stanziamento di circa 6 milioni di euro, il Piemonte riesce a mobilitare almeno 60 milioni di investimenti.

In Francia poi, questo tipo di incentivazione è stato adottato su scala nazionale. Nell’ambito della cosiddetta “Grenelle de l’environnement” il Ministero “du Développement Durable” ha lanciato un sistema di “Eco-prestiti a Tasso Zero“, in partnership con la Federazione Bancaria Francese, per finanziare interventi di riqualificazione energetica sugli edifici residenziali francesi tra il 2009 e il 2012 e indurre 20 miliardi di euro di investimenti in efficienza energetica.

Una seconda iniziativa, per la riqualificazione di “logements sociaux” ha visto lo stanziamento di una prima somma di 1,2 miliardi di euro a favore della “Caisse des Dépôts”, per coprire il costo degli interessi a tasso fisso dell’1,9% per la durata di 10 anni, per la riqualificazione energetica di 100.000 alloggi tra il 2009 e il 2010. L’obiettivo è di riqualificare, con tranche successive, 800.000 alloggi sociali al 2020.

Questo articolo è collegato alla seconda parte dell’articolo di Zabot/Monguzzi “Uno scenario elettrico per il 2020” pubblicato su Qualenergia.it