Quella parte oscura della bolletta elettrica

Più dei contributi alle rinnovabili, in bolletta pesano voci con meno ricadute positive: dalle spese per il nucleare del passato agli aiuti a fonti sporche. Nel 2009 le fonti rinnovabile ci sono costate 2,1 miliardi di euro, mentre nucleare, aiuti alle raffinerie e ai grandi consumatori 2,2 miliardi di euro. Una critica dell'Aper alle affermazioni del Presidente dell'Autorità, Alessandro Ortis, raccontata da Qualenergia.it.

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Nel 2009 il sostegno alle rinnovabili elettriche è costato circa 2,1 miliardi di euro, soldi caricati sulle bollette dei consumatori. Nel 2011 “supererà i 3 miliardi di euro, quasi il 10% del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso.” Questa ultima denuncia sul peso delle rinnovabili in bolletta è arrivata dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas: il virgolettato viene dal discorso del presidente Alessandro Ortis alla presentazione dell’ultimo rapporto annuale, avvenuta lo scorso 15 luglio (Qualenergia.it, L’Authority e il fardello delle rinnovabili).

“Considerando che l’energia incentivata é dell’ordine dei 20 miliardi di kWh – ha sottolineato Ortis – l’incentivo medio risulta pari a circa il doppio del valore dell’energia prodotta, così paghiamo l’energia incentivata 3 volte quella convenzionale”. Il sostegno alle rinnovabili (assieme agli altri oneri aggiuntivi), ha denunciato, “influisce fortemente anche sulla differenza dei prezzi al dettaglio rispetto a quelli europei: se quelli italiani infatti sono più cari del 25% circa, non più del 15% è dovuto al tipo di mix energetico che abbiamo”.

Che le rinnovabili abbiano bisogno di un forte sostegno pubblico per essere competitive nei confronti di altre fonti (più economiche solo perché scaricano sulla collettività le esternalità negative) è indubbio, come è fuori discussione che questo aiuto contribuisca a rendere più cara l’elettricità in Italia. Se però si va a guardare come è composta una bolletta si scopre che, più che il sostegno alle fonti verdi, pesano altre voci che certamente hanno meno ricadute positive rispetto alle rinnovabili: dagli aiuti alle assimilate (prodotti di raffineria inclusi) eleargiti con il CIP6/92 ai regali a grandi consumatori come i premi per l’interrompibilità.

Carlo Durante, del consiglio direttivo di Aper, proprio in risposta alla “denuncia” dell’Aeeg è andato a sezionare una bolletta elettrica tipo ipotizzando che sia pari a 425 € all’anno. Una cifra che, oltre ai costi legati direttamente all’energia consumata (e alla fiscalità generale: circa il 14,3% del totale, ossia 61 euro), contiene una quota fissa, i cosiddetti oneri di sistema: 38 euro, quindi il 9% del totale. “È da questi 38 euro – ci spiega Durante – che arrivano i soldi per il sostegno alle rinnovabili, la “componente A3”, ma tra gli oneri aggiuntivi pesano altre voci come le “componenti A2” e “MCT”, voci previste per liberarci delle vecchie centrali nucleari italiane (il “decommissioning”) e per altre destinazioni.” Prese insieme, queste tre voci vanno a coprire l’84% degli oneri generali di sistema, circa 31 euro.

Cominciamo a capire quanto ci costa ancora il nucleare: lo smantellamento dei siti e il riconoscimento delle misure di compensazione territoriali nei confronti dei comuni che ospitavano le centrali pesano per circa l’1,2% della bolletta, determinando una spesa annua per famiglia di 5,2 euro.

Un’altra voce di costo che va rendere più salata la nostra bolletta è invece riconducibile ai grandi consumatori di energia. È il compenso per il cosiddetto servizio di “interrompibilità”: un corrispettivo rilasciato a circa 120 soggetti (tutti “energivori”) per la loro disponibilità a interrompere, per una fascia dei loro consumi, il loro carico di energia con un preavviso breve (15 minuti) o brevissimo.

“In realtà – denuncia il consigliere Aper – non è un mistero che il compenso per l’interrrompibilità sia un favore concesso dal legislatore a 120 imprese allo scopo di alleggerire i loro costi di fornitura di energia elettrica: ne sono conferma, tra le altre cose, il corrispettivo rilasciato per il servizio, le modalità di rilascio (non sull’energia interrotta, ma sulla disponibilità a interrompere la fornitura) e in ultimo, il fatto che quasi mai tali interruzioni siano poi, nella pratica, effettivamente avvenute (mentre ovviamente il corrispettivo è sempre stato rilasciato).” Un “favore” che nella nostra bolletta media costa al consumatore circa 2,8 € per famiglia tipo all’anno, ossia lo 0,6% del totale.

E ancora, costa parecchio sostenere il vecchio meccanismo del “CIP6”, un incentivo per le fonti energetiche “assimilate alle rinnovabili”: una produzione di energia elettrica effettuata a partire da residui di raffinazione e idrocarburi provenienti da giacimenti isolati minori. Un aggravio nella bolletta tipo di altri 8,4 euro all’anno.

Tiriamo le somme. Circa 16,4 € dei 31 legati agli “oneri generali” vanno a pagare il nucleare o energia convenzionale o condizioni di fornitura particolari. Il resto, 15 euro, ci permette di sostenere l’avvio dello sviluppo delle fonti rinnovabili. A livello di Paese scopriamo, guardando la relazione dell’Aeeg, che nel 2009 nucleare, assimilate e interrompibilità sono costate circa 2,24 miliardi di euro, contro i 2,1 mld di € per i contributi alle rinnovabili.

“Dunque – denunciano da Aper – si capisce che le rinnovabili “vere” hanno un costo in bolletta più basso e certamente più chiaro per il consumatore che non i tanti costi confusi e afferenti a un passato (il nucleare) o a situazioni specifiche (gli interrompibili) che nessuno capisce perché bisogna continuare a pagare. Inoltre, confrontando le varie voci fra di loro, scopriamo che uno dei costi che sosteniamo per le rinnovabili, il ritiro dei Certificati Verdi da parte del GSE, che il DL Manovra aveva minacciato di abrogare, mettendo a rischio il settore, vale quanto mantenere i contratti degli “interrompibili”: scegliamo cioè di “fare lo sconto” a grandi energivori, ma potenzialmente rinunciamo alle rinnovabili”, conclude l’Aper.

 

 

 

 

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