L’ENEA ha presentato in Confindustria a Roma il Rapporto “Fonti Rinnovabili 2010“, il terzo rapporto che illustra previsioni di scenario a livello nazionale e internazionale con specifiche schede sulle tecnologie più promettenti (le 244 pagine del rapporto sono scaricabili sul sito dell’ENEA). Obiettivo del documento e della presentazione proprio nella sede della Confindustria è di coinvolgere gli imprenditori alla costruzione di una forte filiera industriale delle energie rinnovabili nel nostro paese, uno degli aspetti in cui l’Italia manca maggiormente, nonostante un mercato delle installazione in netta crescita.

L’Italia, infatti, secondo quanto illustrato da Carlo Manna, responsabile del coordinamento del rapporto Enea, registra ancora un forte ritardo nell’adeguamento della propria capacità produttiva nel settore delle tecnologie rinnovabili. Negli ultimi anni c’è stato un aumento delle importazioni di quasi il 50% rispetto al 12% dell’UE15 (vedi grafico con la dinamica della quota di importazioni mondiali di tecnologie per le rinnovabili: 1999=100).

L’ENEA ha valutato inoltre uno scenario di “accelerazione tecnologica” che richiede una forte diffusione delle tecnologie esistenti e l’introduzione accelerata di quelle ancora in fase di sviluppo. Il ricorso all’efficienza energetica e alle rinnovabili consentirà nel lungo periodo (2040) di dimezzare le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2005 e, già nel medio periodo (2020), quasi portare a quasi un quarto l’abbattimento totale. Ciò sarà possibile grazie alle rinnovabili, principalmente biocombustibili e rinnovabili elettriche (vedi grafico), anche se servirà a breve una maggiore attenzione all’elaborazione di un programma per rinnovabili termiche.

Tra le condizioni fondamentali per la creazione di un comparto industriale nazionale c’è il principio della certezza degli investimenti. Su questo aspetto sono arrivate le rassicurazioni del sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico (MSE) con delega all’energia, Stefano Saglia, che ha voluto confermare che questa è l’idea che ha mosso l’azione di Governo e del MSE. “Voglio ribadire sia agli investitori domestici che a quelli internazionali del settore delle rinnovabili che il Governo italiano intende dare certezza negli investimenti nel medio e lungo termine”, ha detto Saglia.

Su questo principio si è avuta così la correzione di rotta del “corto circuito” certificati verdi. Saglia ha spiegato che “si è cercato di contenere l’incursione fatta dalla manovra su questo meccanismo, cercando di coniugare l’esigenza di contenere i costi degli incentivi a carico dei consumatori e, al tempo stesso, di non deprimere gli investimenti degli operatori”. Il sottosegretario ha spiegato che questa modifica servirà intanto per completare un ciclo e per poterne avviare un altro in coincidenza con i decreti di recepimento della direttiva europea sulle rinnovabili: “in autunno infatti si inizierà a costruire un nuovo sistema incentivante, anche se quello attuale va garantito fino al suo compimento”.

Sono parte del completamento del quadro normativo anche l’approvazione finale delle Linee guida per le rinnovabili e del nuovo conto energia fotovoltaico. “Questi provvedimenti rientrano in una strategia che ha come obiettivo il raggiungimento del 17% di rinnovabili al 2020”, ha detto Stefano Saglia, che ha comunque giudicato il target “molto ambizioso e difficile”, sottolineando però che “dobbiamo impegnarci tutti a raggiungerlo anche per favorire la creazione di investimenti industriali e la creazione di nuovi posti di lavoro nel nostro paese”.

Uno dei problemi fondamentali del mercato delle rinnovabili in Italia è quello legato all’autorizzazione unica. “Ci sono voluti 7 anni per mettere d’accordi tutti. Poteva essere un provvedimento più cogente, ma resta un documento importante che sancisce il principio dell’autorizzazione unica, che non costringerà più l’operatore a fare il pellegrinaggio presso tutte le amministrazioni, ma ad avere una risposta univoca rispetto al suo investimento e soprattutto in tempi certi”, ha detto Saglia.

Secondo il sottosegretario si avvierà presto un tavolo con le Regioni per la definizione del burden sharing. “Si tratterà di un lavoro fondamentale che dovrà definire a breve un’etica della responsabilità, cioè quanto dell’obiettivo nazionale ogni Regione è disposta ad accollarsi sul proprio territorio”, ha spiegato.

Un accenno anche agli scandali collegati all’eolico. “Dobbiamo stare attenti a non buttare il bambino con l’acqua sporca – ha chiarito – ci sono molti settori che sono oggetto di malaffare, ma questo non significa che non si debbano più costruire le infrastrutture necessarie al paese”. “Quello che si può fare – ha aggiunto Saglia – è di considerare, in sintonia con gli operatori e con Confindustria, la possibilità di introdurre le fideiussioni per chi intende realizzare grandi installazioni”. In questo caso gli investimenti proposti dovranno corrispondere ad una chiara solidità finanziaria delle aziende che li propongono”. In sintesi, ha detto il rappresentante del Ministero, “regole più chiare e più trasparenti potranno evitare l’annidarsi di fenomeni illeciti anche in questo campo”.

La strategia energetica del Governo, secondo quanto dichiarato da Saglia, sarà basata su una riduzione graduale, ma decisa dello sfruttamento degli idrocarburi, riducendo così la dipendenza del nostro paese da gas e petrolio (c’è una certa contraddittorietà rispetto a quanto sta succedendo con i permessi alle esplorazioni di idrocarburi sul nostro territorio – vedi Qualenergia.it), sulla crescita della produzione da rinnovabili e sull’introduzione dell’opzione del nucleare. Ma in quest’ultimo caso, diciamo noi, siamo chiaramente fuori dall’orizzonte temporale e dagli obblighi del 2020. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, Saglia ricorda che si sta elaborando insieme all’ENEA un piano straordinario per contribuire agli impegni presi a livello europeo.

Un cenno anche alle reti di impresa, concetto contenuto nella legge 99 che tende a superare l’idea di distretto, visto da un punto di vista prettamente territoriale. Per il sottosegretario questa può essere una strategia molto importante per le imprese italiane: se nel settore delle rinnovabili le imprese cominciano a conoscersi e a partecipare insieme ai grandi bandi di gara internazionali, il Ministero avrebbe l’opportunità di dare loro il contratto di rete, cioè più forza alle società che mai come in questa fase hanno bisogno di competere sul mercato globale.
Cooperazione, collaborazione te competitività internazionale sono concetti che erano stati sottolineati con forza anche da Arturo Lorenzoni dell’Università di Padova nel corso dell’Italian PV Summit di Verona, in questo casoin riferimento alla ricerca nel fotovoltaico (Qualenergia.it, Per un progetto comune dell’industria FV nazionale).

Certamente questa è una delle strade per rispondere a quell’obiettivo indicato dal convegno organizzato oggi dal’ENEA e dal suo documento sulle rinnovabili. Un obiettivo che la stessa ENEA dovrebbe perseguire con maggiore convinzione, diventando in questo processo uno dei collanti tra imprenditoria e ricerca, molto di più di quanto non abbia fatto in questi ultimi 10 anni.