Fotovoltaico 2020, obiettivo a rischio stagnazione

Secondo il Gifi/Anie, l'associazione di categoria del fotovoltaico, l'obiettivo per il settore definito nel Piano d'Azione è troppo basso e rischia di bloccare il mercato nazionale e dunque gli investimenti nel settore. Una breve intervista a Alex Sorokin, consigliere dell'associazione.

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Uno degli obiettivi settoriali più controversi definiti dal Piano Nazionale delle Fonti Rinnovabili, che è in via di trasmissione alla Commissione Europea, è quello relativo al fotovoltaico. Come abbiamo scritto su queste pagine, 8.000 MW, potevano essere un obiettivo considerevole qualche anno fa, ma oggi è una sottostima di ciò che in realtà potrà avvenire da qui al 2020. Ne parliamo con l’ingegner Alex Sorokin, Consigliere GIFI/Anie Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane).

Ing. Sorokin, qual è la posizione del Gifi rispetto all’obiettivo 2020 fissato nel Piano d’azione del Ministero dello Sviluppo Economico?
Il target di sviluppo al 2020, cioè 8 GW, è decisamente sottostimato e secondo la nostra associazione ciò significa limitare le potenzialità dell’industria nazionale del settore. Anzi sarei ancora più netto: i nostri calcoli ci dicono che questo obiettivo costringerà il fotovoltaico italiano a 10 anni di stagnazione. Il Gifi ritiene fattibile invece arrivare almeno a 15 GW, con un costo tutto sommato contenuto (Qualenergia.it, Il futuro del fotovoltaico tra reti e tariffe).

Quali sono i vostri calcoli?
Riteniamo che per il 2010 le installazioni raddoppieranno rispetto al 2009, quindi stimiamo che ci saranno circa 1.400 MW di nuova potenza 2010, così da raggiungere 2.500 MW cumulativi a fine anno. A questo punto per arrivare al target 2020 definito dalla bozza ministeriale del Piano per le rinnovabili mancherebbero solo 5,5 GW da coprire in 10 anni, cioè una media di 550 MW all’anno. Questo dato vorrebbe dire che, in media, nei prossimi 10 anni si installerà poco più di un terzo di quanto si realizzerà nell’anno in corso. Se questa non è una sorta di decrescita, poco ci manca! Dobbiamo ricordare che solamente che il settore dal 2000 ha registrato tassi di crescita annuali superiori al 40% e che la Germania a fine 2009 ha quasi toccato 10 GW di potenza fotovoltaica. Gli scenari dei prossimi anni seguiranno lo stesso trend.

Qual è il danno più evidente può comportare questo approccio così conservativo del Ministero?
Stabilendo un simile obiettivo non si fornisce agli operatori industriali una visione di lungo periodo, e così si finiscono per scoraggiare soprattutto gli investimenti nel comparto industriale nazionale. Allora non ci può lamentare da parte delle istituzioni energetiche che il settore continui ad appoggiarsi sull’importazione di tecnologie e componenti dall’estero.

 

  

 

 

 

 

 

 

 

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