Sequestro della CO2, boomerang climatico?

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Un nuovo studio degli impatti sul clima a lungo termine della CCS. Il sequestro della CO2, specie se fatto iniettandola negli oceani, è rischioso per il riscaldamento globale. Il sequestro geologico farebbe male al clima anche con perdite minime nel corso dei secoli. Il rischio è soprattutto per chi verrà dopo di noi.

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La cattura della CO2? Rischia di essere un boomerang per il clima: date le possibilità concrete di perdite nei vari metodi di sequestro e i feed-back ambientali che queste potrebbero innescare, praticare la CCS, ossia la cattura e il sequestro della CO2, sul lungo termine potrebbe rivelarsi peggio per il clima rispetto a non praticarla. Da uno studio pubblicato pochi giorni fa su Nature Geoscience (vedi abstract) arrivano nuovi dubbi attorno al possibile contributo di quella che molti vedono come una soluzione irrinunciabile per mitigare l’effetto serra.

A interrogarsi sugli effetti sul clima della CCS sul lungo periodo è Gary Shaffer, climatologo del Niels Bohr Institute e direttore del Danish Center for Earth System Science. Come spiega nell’abstract, Shaffer ha preso in considerazione 5 scenari relativi a diversi metodi e scale di applicazione della CCS, e ne ha ipotizzato gli effetti sul clima su un lunghissimo periodo (fino a 100mila anni). Per la maggior parte degli scenari il risultato è un ampio surriscaldamento, solo ritardato e una forte acidificazione degli oceani.
 
In particolare, il sequestro del gas serra iniettato nella profondità degli oceani, la cosidetta “deep-ocean carbon storage”, sarebbe il metodo più controproducente: sul lungo periodo porterebbe ad un forte aumento della concentrazione della CO2 negli oceani, con relativa acidificazione, impatto negativo sugli ecosistemi marini e riduzione della capacità di assorbire il gas serra. Migliore lo stoccaggio geologico, ossia in cavità sotterranee naturali. Affinché però il metodo risulti utile – scrive Shaffer – bisognerebbe che le eventuali perdite fossero inferiori all’1% della CO2 stoccata ogni mille anni.

L’alternativa è compensare attivamente le perdite ri-sequestrando la CO2 dall’atmosfera ma, si fa notare, sarebbe difficile far sì che il sequestro mantenga il passo con le perdite. E questo vorrebbe dire che – per mantenere la concentrazione atmosferica della CO2 desiderata – la CCS dovrebbe continuare ad essere praticata per migliaia di anni: un’eredità pesante per il mondo del futuro, paragonabile in un certo modo – fanno notare dal Niels Bohr Institute nel presentare il lavoro – alla gestione delle scorie nucleari.

“La cattura della CO2 – spiega Shaffer – ha molti vantaggi potenziali rispetto ad altre forme di geoingegneria. È sensato modificare il bilancio della radiazione assorbita rimettendo il carbonio dov’era. L’anidride carbonica ha una vita lunga ed è distribuita omogeneamente a livello globale, rendendo possibile l’impresa di controllarla con meno possibilità di “spiacevoli soprese climatiche”. Tuttavia non si dovrebbero sottostimare i potenziali problemi di perdite dai depositi sotterranei nel breve e lungo periodo. Il carbonio nella sua forma leggera cercherà sempre di fuggire dal terreno o dai fondali marini, quel che sta avvenendo nel Golfo del Messico dovrebbe essere un avvertimento”.

E conclude: “I pericoli legati al sequestro della CO2 sono reali e lo sviluppo di questa tecnica non deve essere usata come argomento per continuare a mantenere alto il livello alto di emissioni. Al contrario dovremmo limitare fortemente le emissioni adesso per ridurre la necessità di usare il sequestro della CO2 in modo massiccio, riducendo così gli effetti indesiderati e il fardello a carico delle prossime generazioni”.

Un’affermazione assolutamente condivisibile tanto più che oltre ai pericoli legati allo stoccaggio la CCS presenta molte altre controindicazioni (Qualenergia.it, sezione “Sequestro CO2”): comporta consumi maggiori di combustibili e acqua, è costosa e non applicabile su larga scala nell’immediato. Ma soprattutto è una soluzione che ci mantiene legati ad un modo di produrre energia, quello delle grandi centrali a combustibili fossili, che va abbandonato al più presto (e non solamente per la questione clima), mentre dirotta risorse ed energie che andrebbero indirizzate verso soluzioni disponibili subito e con meno controindicazioni.

 

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