Un punto pieno a favore del Governo che segue il mezzo a favore delle Regioni segnato nei giorni scorsi: è il bilancio delle ultime decisioni prese dalla Corte Costituzionale sulle leggi che possono influenzare il ritorno al nucleare.

La settimana scorsa la Consulta aveva preso una decisione passibile di ostacolare l’autoritarismo atomico di palazzo Chigi: aveva bocciato i poteri straordinari del Cdm, commissariamento compreso, per gli interventi sulle infrastrutture energetiche previsti nel decreto 78 del 2009 (il cosiddetto “sblocca centrali”, poi convertito in legge 3 agosto 2009, n. 102 e contestualmente modificato dal decreto 3 agosto 2009 n.103). Una decisione che aveva fatto esultare alcuni governatori contrari al nucleare (vedi qui Nichi Vendola).

Ieri pomeriggio però è arrivata un’altra attesa sentenza della Consulta che, questa volta, ha dato ragione alla volontà di accentrare i poteri in materia nucleare espressa dal Governo. La Corte ha infatti bocciato il ricorso promosso da dieci Regioni contro la legge 99 del 2009, quella che conferisce al governo la delega in materia di nucleare e localizzazione delle nuove centrali.

La legge in questione (Qualenergia.it, Scelta dei siti nucleari e sospetta incostituzionalità), stabilisce che l’Esecutivo possa sostituirsi alle Regioni nella decisione finale sui siti nucleari in caso non si raggiunga un accordo; una facoltà analoga – ricordiamo – a quella prevista dal 13° comma dell’articolo unico legge 8/198, proprio una delle disposizioni cancellate dal referendum sul nucleare del 1987.

Oltre a questo la legge 99/2009 prevede la possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione, con rischio concreto di militarizzazione e secretazione (anche alla luce delle modifiche ai regolamenti sul segreto di stato: Qualenergia.it, Centrali segrete). Infine istituisce la procedura che prevede una autorizzazione unica (e non a livello locale) sulle tipologie di impianti per la produzione di energia nucleare, rilasciata previa intesa della Conferenza unificata e dopo delibera del Cipe.
 
In pratica mette di fatto fuori gioco le Regioni sulla localizzazione degli impianti nucleari per la produzione dell’energia elettrica, per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o sullo smantellamento delle vecchie centrali e questo – secondo i ricorrenti – sarebbe stato in contrasto con il Titolo V della Costituzione,  sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di Governo del territorio e sul rispetto del principio di leale collaborazione. A sollevare profili di illegittimità erano state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise, mentre il Piemonte dopo l’elezione governatore leghista Roberto Cota si è ritirato dal ricorso.

La Consulta – che renderà pubbliche le motivazioni della decisione solo nelle prossime settimane – pare però aver sposato la tesi del Ministero per lo Sviluppo Economico, secondo cui  “l’energia elettrica di produzione nucleare serve a garantire un servizio fondamentale per i cittadini e, dunque, il potere sostitutivo dello Stato è non solo legittimo, ma necessario”.

Quella di ieri pomeriggio non sarà però l’ultima parola della Consulta sul nucleare: dovrà pronunciarsi anche sul decreto legislativo del 15 febbario scorso, il n.31 che stabilisce modalità di localizzazione dei siti, la loro realizzazione, il loro esercizio sul territorio, alla fabbricazione degli impianti di combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, dei rifiuti radioattivi, nonché le misure compensative e campagne di informazione al pubblico) che è stao anch’esso impugnato da alcune regioni (Emilia Romagna, Toscana e Puglia).

Intanto sulle agenzie di stampa le reazioni politiche alla decisione della Consulta si susseguono: è stato rimosso l’ultimo ostacolo all’atomo? o invece la sentenza non farà che inasprire lo scontro tra Governo, Regioni e popolazione? Del primo avviso maggioranza e Governo, Ministro dell’Ambiente in testa: “La decisione della Corte […] fuga ogni dubbio sulla legittimità della impostazione del Governo su questo tema chiave per lo sviluppo del paese”, ha commentato Stefania Prestigiacomo.

Ma  chi si oppone all’atomo ribatte che la questione è tutt’altro che risolta: “La sentenza della Corte lascia la partita ancora aperta – sottolinea ad esempio il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli – perché la Consulta deve ancora pronunciarsi sul ricorso contro il decreto legislativo 31 del 2010 le cui procedure non solo sono anomale, ma fortemente in contrasto con la Costituzione. Intanto però – continua il presidente dei Verdi – il governo non ha ancora avuto il coraggio di dire agli italiani i siti dove intende costruire le centrali atomiche, centrali che non riuscirà a fare perché sarà travolto dalla mobilitazione popolare, il vero piano su cui sarà vinta la battaglia sull’atomo”.

Gli fa eco Legambiente, per bocca del responsabile scientifico Stefano Ciafani: il Governo ora “abbia il coraggio, dopo tante parole, di passare ai fatti”, e quindi “definisca gli assetti dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, valuti i progetti presentati dalle aziende energetiche, tiri fuori i nomi delle località che ospiteranno le centrali. Staremo a vedere se riuscirà a posare la prima pietra dei nuovi impianti, come propagandato finora. L’unica cosa certa di questo progetto ideologico è che l’Italia perderà altro tempo nella lotta al cambiamento climatico e per ridurre la sua dipendenza energetica, a fronte di pesanti e crescenti costi per la collettività”

Intanto il documento “programmatico” con “gli obiettivi strategici”, che dovrebbe essere già sul tavolo (“entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto” recitava il d.l. del 15 febbraio, entrato in vigore il 23 marzo), ancora non si vede.

Dovrebbe stabilire “l’obiettivo, il fabbisogno finanziario, le risorse utilizzabili, il contenuto dei messaggi, i destinatari e i soggetti coinvolti nella realizzazione della campagna di informazione”; dovrebbe inoltre indicare la potenza complessiva e i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari, gli interventi in materia di ricerca e formazione, le linee guida del processo di realizzazione, gli indirizzi in materia di gestione delle scorie e per il decomissioning. Era atteso per ieri.