Tagliare la spesa pubblica riducendo le emissioni dell’apparato statale. Un risparmio annuo possibile di oltre un centinaio di milioni di sterline, che si ripeterebbe anno dopo anno. Il nuovo governo britannico proprio in questi giorni sta facendo i primi passi in questa direzione e dopo l’annuncio (Qualenergia.it, Il Governo più verde della storia britannica?) è passato all’azione. È partito infatti il programma che entro 12 mesi dovrà ridurre del 10% le emissioni di CO2 di tutti gli enti pubblici legati all’esecutivo. Per ora hanno iniziato in 20, tra cui i ministeri di esteri, giustizia, salute ed energia.

Istituzioni che hanno una bolletta complessiva da 120 milioni di sterline l’anno e che dunque solo nei prossimi mesi potranno portare un risparmio di 12 milioni. Si avvarranno della consulenza del Carbon Trust, ONG sostenuta anche dal Governo che ha la missione di ridurre le emissioni nazionali e che sta preparando un piano d’azione per ridurre la bolletta degli enti. Le istituzioni in questione, spiegano dall’organizzazione, nella maggior parte dei casi possono raggiungere la riduzione del 10% solo modificando i comportamenti. Un’ulteriore riduzione del 20% si può ottenere con investimenti in tecnologie per l’efficienza energetica:  ad esempio interventi di coibentazione, efficientamento dell’illuminazione e maggior uso di sistemi di cogenerazione.

È di circa 500 milioni di sterline l’anno la cifra che il governo britannico spende ogni anno in bollette per il proprio patrimonio immobiliare, spesso costituito, al pari di quello italiano, da grandi edifici progettati in tempi in cui il risparmio energetico non era affatto una priorità. Se il governo e gli enti collegati andassero ad aggiungersi, come sta succedendo, agli altri circa 400 enti pubblici (come municipalità e università) che si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni del 25% nei prossimi 5 anni, il risparmio in termini di gas serra e spesa pubblica sarebbe notevoli. Solo per gli enti governativi fino a 125 milioni di sterline risparmiate ogni anno, mentre gli altri enti pubblici, che Carbon Trust, sta seguendo porteranno un risparmio di 650 milioni di sterline lungo tutta la durata del progetto (e continueranno a portare vantaggi economici anche dopo).

Il programma sugli edifici governativi britannici si colloca all’interno della campagna “10:10” che chiede a istituzioni, cittadini, imprese e a tutte le organizzazioni del paese di ridurre del 10% le proprie emissioni di gas serra entro la fine del 2010. Le emissioni prodotte dal governo britannico sono circa l’1% del totale nazionale (equivalgono a quelle della città di Liverpool) e una riduzione del 10% ammonterebbe a 600.000 tonnellate di CO2 all’anno: “equivarrebbe a togliere dalla strada 200mila automobili” spiega la direttrice della campagna 10:10, Eugenie Harvey. Un contributo sostenzioso al raggiungimento dell’obiettivo britannico per il 2020 di tagliare la CO2 del 34%.

Non c’è bisogno del commento del direttore del Carbon Trust, Tom Delay, per capire che “rendere energeticamente efficiente il settore pubblico è un’opportunità d’oro per ottenere rapide riduzioni di spesa mentre si tagliano le emissioni”. Con investimenti limitati e comunque a costo negativo (l’efficienza energetica, ricordiamo, è il modo più economico per tagliare la CO2) si può contribuire a sanare i conti pubblici, contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra.

Cosa che nel caso italiano vorrebbe dire anche limitare l’importo delle penali miliardarie da pagare nel caso, come sta accadendo, non riuscissimo a rispettare gli impegni del protocollo di Kyoto e degli obiettivi europei per il 2020. Insomma, da Oltremanica arriva uno spunto che Tremonti farebbe bene a guardare con attenzione.

GM

24 maggio 2010