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Le stazioni di petrolio in mare aperto presentano dei rischi che, anche se difficilmente verificabili, possono avere conseguenze catastrofiche per l’ambiente. Questo vale anche per il nucleare. La macchia di petrolio nel Golfo del Messico è sempre più preoccupante e ci porta a riflettere sugli effetti che questa vicenda avrà sulla politica energetica e ambientale americana.

La principale ricaduta si avrà certamente sul settore del petrolio. Sarà infatti più complicato continuare a estrarre greggio dal Golfo del Messico e anche il Governatore Schwarzenegger ha già ripensato all’ipotesi di liberalizzare le estrazioni petrolifere al largo della California.
Le scelte riguardanti i settori convenzionali, come i combustibili fossili e il nucleare, implicano sempre di più la necessità di trovare una soluzione alternativa, spingendo di più su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

Obama, che ha lasciato finora troppo spazio alle mediazioni con i repubblicani (prima con le concessioni sul nucleare e ora sul petrolio), dovrà invece accelerare sui programmi per le energie pulite e trovare un risultato serio sulla questione climatica. Solo così gli Stati Uniti potranno sistemare le carte in gioco in modo da avere una proposta forte per un accordo per il post Kyoto da presentare a livello internazionale.

L’opinione di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di QualEnergia e Kyoto Club, a Ecoradio.

10 maggio 2010