Dove va il solare termico italiano

Spingendo di più sulle rinnovabili termiche l'obiettivo rinnovabili 2020 si può raggiungere a costi minori. Occorre sostenerle ad esempio attuando i regolamenti edilizi, ancora sulla carta, e garantendo un futuro alla detrazione del 55%, che rende allo Stato più di quel che costa. Il convegno sul solare termico alla Solarexpo di Verona

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Uscire dalla visione “elettrocentrica” delle rinnovabili, per raggiungere l’obiettivo 2020 con meno costi e più vantaggi. Metà dell’energia usata nel nostro paese se ne va in calore e raffrescamento: le rinnovabili termiche possono fare molto perché il nostro paese raggiunga quel 17% sugli usi finali per il quale ci siamo impegnati con l’Europa. Occorre garantire incentivi stabili e regole certe per tecnologie come il solare termico, con ottimi rapporti tra i costi per il sistema e l’energia da fonti fossili risparmiata. Bisognerà attuare gli obblighi che già esistono in edilizia, ma che restano sulla carta, e poi servirà dare un futuro certo a misure che hanno dato ottimi risultati, come la detrazione del 55%. È questa l’esortazione uscita oggi dal convegno internazionale sul solare termico svoltosi nell’ambito del Solarexpo a Verona.

L’obiettivo europeo sulle rinnovabili 2020, come sappiamo, è calcolato sul totale dell’energia rispetto agli usi finali: calore, raffrescamento, produzione elettrica e trasporti. Nel nostro paese il 49% del totale di energia va per gli usi termici, il 31% per i trasporti e solo il 20% per produrre elettricità.

“Il piano d’azione nazionale per l’obiettivo 2020, su cui le associazioni non sono state consultate (e che il nostro governo dovrà presentare a fine giugno, ndr) – osserva Andrea Molocchi degli Amici della Terra (qui la presentazione, pdf) – dovrebbe tenere maggiormente in considerazione il ruolo delle rinnovabili termiche che possono fare di più a un costo minore”. Prosegue citando uno studio dell’Osservatorio sull’Energia ‘Mario Silvestri’ del Politecnico di Milano: il rapporto costi/benefici di uno scenario in cui si incentivino le sole rinnovabili elettriche è di 30 miliardi di euro per ogni milione di tonnellate di petrolio equivalente al 2020; quello di uno scenario in cui si distribuiscano gli aiuti razionalizzandoli per il settore elettrico ed allargandoli alle rinnovabili termiche di soli 7,9 mld€/Mtep al 2020. “La convenienza dello scenario alternativo è di circa 4 a 1, con un risparmio per la collettività del 74% per Mtep finale prodotto!”

“Il problema è che si è affrontato la questione clima-energia con una visione elettrocentrica, perché nell’elettricità ci sono grandi gruppi capaci di fare lobby, cosa che manca negli usi termici”, commenta Xavier Noyon,  segretario generale di ESTIF, l’associazione europea per il solare termico. L’associazione sta spingendo a livello europeo per misure a favore di questa tecnologia: ad esempio, oltre che per gli obblighi in edilizia, già approvati, sta premendo per un’etichetta energetica sugli impianti di riscaldamento analoga a quella degli elettrodomestici, ma posta sull’impianto nel complesso e non sulle singole componenti. Una grande spinta per il solare termico, spiega poi Noyon, sarebbero tariffe feed-in (analoghe, dunque, al conto energia) per la produzione di calore da rinnovabili: una formulazione si sta studiando in Gran Bretagna.

Senza misure di sostegno, d’altra parte, chiarisce il segretario di ESTIF , il solare termico non può farcela. Obiettivo realistico per il 2020 secondo l’associazione è che il solare termico possa arriavre a soddisfare al 2020 il 3,6% del fabbisogno di calore alle basse temperature (contribuiva per lo 0,2% nel 2006). Servirebbe un tasso di crescita del 36% annuo. Mentre sul medio periodo il settore sta andando bene – riferisce Robert Welling di TiSun illustrando i dati del mercato europeo – va detto che nell’anno appena concluso crisi e aumento del costo delle materie prime hanno pesato: una contrazione dell’11% seppur con alcune eccezioni, quali Portogallo e Belgio (+40%). Primo mercato resta la Germania (38% del fatturato nell’Ue 27), distaccate di molto restano Italia e Spagna (entrambe 9%).

Nel nostro paese si stima che nel 2009 si siano installati 400mila metri quadrati di collettori, portando il totale a 2 milioni, ma nonostante questo restiamo molto indietro in quanto a installazioni procapite. C’è dunque molto da fare. “Servirebbero incentivi affidabili sul lungo termine, obblighi solari in edilizia, semplificazioni amministrative, informazione del pubblico e formazione degli installatori”, dichiara Valeria Verga segretario generale di Assolterm.

Alcune misure di sostegno, pur esistendo, restano però sulla carta – spiega Riccardo Battisti di Ambiente Italia: è il caso dell’obbligo di legge per i nuovi edifici di ottenere da rinnovabili almeno il 50% dell’acqua calda sanitaria; solo una Regione (la Lombardia) e qualche centinaio di comuni lo hanno tradotto in un regolamento e messo in pratica.

Molto nel nostro paese ha fatto invece la detrazione fiscale del 55%. “Con 0,9 €/kWh installare i pannelli solari termici è l’intervento con il miglior rapporti costo-benefici tra quelli incentivati”, commenta Valeria Verga. “Sono 37.100 gli impianti incentivati nel 2008 per un risparmio di 288 GWh annui – ha spiegato Giampaolo Valentini dell’ENEA  – e circa 34mila la stima provvisoria per il 2009”. Un successo che rischia di non potersi ripetere l’anno prossimo: “il futuro della detrazione del 55% dopo il 31 dicembre 2010 non è affatto garantito – avverte Valentini – se il Ministero dello Sviluppo Economico sembra favorevole ad un rinnovo della misura, quello delle Finanze è alquanto critico”.

“Una visione piuttosto miope”, commenta Valentini. “In realtà i costi dell’incentivazione sono ben minori dei benefici monetari e ambientali che comporta”. Per spiegarlo riferisce i dati di un recente studio CRESME: se la stima del costo della manovra per lo Stato dal 2007 al 2010 è di 6.446 milioni di euro, i benefici monetari dati dal risparmio in bolletta (3.200 mln €), dal maggior gettito fiscale (3.310 mln €) e dall’incremento del reddito ritraibile da patrimonio immobiliare (3800 mln €), ammontano a 10.310 mln di euro, questo senza contare i benefici più difficilmente quantificabili come le emissioni evitate e lo stimolo ad occupazione, innovazione e tessuto produttivo. Numeri su cui Tremonti e colleghi si spera meditino attentamente.

GM

6 maggio 2010

 

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