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Rinnovabili, non solo elettriche

Potenzialità, opportunità e strategie per diffondere le rinnovabili termiche in Italia e consentire loro di dare un contributo fondamentale al Piano nazionale al 2020. Un convegno degli Amici della Terra ha cercato di fornire alcune risposte.

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In questi ultimi mesi finalmente si sta maggiormente focalizzando l’attenzione sulle rinnovabili termiche, soprattutto a ridosso della scadenza per l’elaborazione del Piano di Azione nazionale per gli obiettivi europei 2020, prevista per il 30 giugno.
Un convegno organizzato a Roma dagli Amici della Terra la scorsa settimana, con la partecipazione di associazioni industriali e istituzioni energetiche, ha voluto mettere in evidenza l’importanza del contributo della produzione e del recupero di calore ai fini del raggiungimento dell’obiettivo del 17% di rinnovabile al 2020 sul consumo interno lordo.

Puntare sulle rinnovabili termiche, secondo l’associazione, comporta diverse ricadute economiche ambientali e sociali, quali:
• ottimizzazione delle sinergie con le politiche di efficienza energetica, come gli interventi negli edifici nei settori del residenziale e del terziario
• massimizzazione dei benefici per gli utenti finali (famiglie e imprese)
• maggiore possibilità di sollecitare investimenti diffusi con incentivi limitati
• soluzioni integrate a diversi problemi territoriali (utilizzo dei rifiuti organici, dei residui agricoli e forestali, dei reflui zootecnici e dei fanghi di depurazione)
• coinvolgimento del mondo agricolo per l’approvvigionamento di impianti a filiera corta
• organizzazione di filiere industriali italiane a energia rinnovabile a partire dall’industria meccanica varia, che offre già innovazioni tecnologiche ad alta efficienza energetica e che nelle riconversioni in corso può trovare nuovi sbocchi applicativi nelle fonti rinnovabili
• rafforzamento della rete delle ESCO e diffusione dei servizi energetici
• formazione e occupazione per personale qualificato

Il presidente degli Amici della Terra, Rosa Filippini, ha introdotto l’argomento spiegando che attualmente il settore termico contribuisce solamente per 2,2 Mtep, ovvero il 29% delle rinnovabili, a fronte di un potenziale sul totale al 2020 del 60%, cioè pari a 16 Mtep in termini assoluti, più di sette volte del valore attuale.
Questo potenziale non è conosciuto dall’opinione pubblica, è snobbato dal mondo politico, è sottovalutato dal dibattito sulle strategie energetiche, accede ad incentivi in modo incongruo e disordinato.

“Il potenziale economicamente accessibile al 2020 di energia rinnovabile nel settore del riscaldamento è di almeno 16 Mtep – ha sostenuto Andrea Molocchi, responsabile Studi degli Amici della Terra – di cui almeno 9 Mtep ottenibili dallo sfruttamento intensivo di bioenergie domestiche (biocombustibili solidi, liquidi e gassosi ottenuti principalmente da residui e rifiuti), almeno 6 Mtep dalle pompe di calore che sfruttano l’energia a bassa temperatura presente nell’aria, nelle acque e nei suoli, e almeno 1 Mtep dagli impianti termici a energia solare“.

Pertanto, il potenziale del settore del riscaldamento, insieme ai 7,4 Mtep producibili a costi non eccessivi nel settore elettrico (86 TWh nel 2020) e ai 4 Mtep ottenibili domesticamente per i trasporti, arrivarebbe ad un totale complessivo di almeno 27 Mtep, che consentirebbe di superare ampiamente il livello dei 21 Mtep da rinnovabili, corrispondente all’obiettivo del 17% richiesto all’Italia nello scenario di razionalizzazione dei consumi di energia del pacchetto energia e clima, senza dover ricorrere a importazioni di biocarburanti da coltivazioni dedicate di dubbia compatibilità ambientale e sociale (vedi grafico).

Per Nando Pasquali, amministratore delegato del GSE, in parallelo alle azioni di promozione per le rinnovabili termiche, sarà necessario adeguare alle esigenze introdotte dalla Direttiva il sistema statistico nazionale, nel quale al momento gli usi termici delle rinnovabili non appaiono ancora adeguatamente monitorati.

Stefano Saglia, sottosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico (Mise), ha detto servirà un sostegno alla produzione di calore da fonti rinnovabili in una strategia complessiva sul settore che richiederà di:
a) Stabilizzare i sistemi di incentivazione, ossia incentivi stabili e a basso rischio (come le tariffe fisse) per le tecnologie meno mature accompagnati da sostegno continuo a ricerca e sviluppo, e incentivi più orientati al mercato per le tecnologie con minor gap di competitività economica.
b) Stabilizzare e semplificare i meccanismi di autorizzazione, attraverso le linee guida che il Governo è impegnato a licenziare (lo schema del provvedimento è oggi finalmente condiviso dalle Amministrazioni statali competenti e dalle Regioni e dovrebbe quindi essere approvato al più presto dalla Conferenza Unificata). Pari attenzione andrà posta agli impianti per la produzione da calore.
c) Condividere gli obiettivi europei con le Regioni (burden sharing), nel senso che l’art. 8 bis della legge 27 febbraio 2009 n. 13 prevede la ripartizione tra Regioni e Province autonome della quota minima di incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili per raggiungere l’obiettivo 2020. E’ stato avviato dal Mise, in collaborazione con l’Enea e con l’Erse, un lavoro di ricognizione della situazione, degli obiettivi già assunti dalle singole Regioni e di elaborazione di criteri di ripartizione di quanto serve per raggiungere gli scopi preposti. A breve il testo dovrebbe essere consolidato e potrà essere sottoposto a consultazione, per concluderlo, presumibilmente, entro la prossima estate.
d) Promuovere l’efficienza energetica, essendo questa una risorsa a cui è necessario dare impulso proprio nell’ottica dello sviluppo del sistema imprenditoriale italiano. In tal senso, la legge 99/2009 ha previsto il varo di un Piano straordinario per l’efficienza e il risparmio energetico dove gli strumenti operativi di questa strategia sono molteplici: promozione della cogenerazione diffusa, misure volte a favorire l’autoproduzione di energia per le PMI, rafforzamento del meccanismo dei titoli di efficienza energetica, promozione di nuova edilizia a rilevante risparmio energetico e riqualificazione energetica degli edifici esistenti, incentivi per l’offerta di servizi energetici. Sul Piano, il Mise sta lavorando con Enea ed Erse e a breve sarà definito un testo da portare in consultazione.

Secondo Tommaso Franci, dell’Osservatorio energia REF, per la diffusione delle rinnovabili termiche è essenziale una politica della domanda rivolta a famiglie e imprese. Qui, ha detto, il ruolo delle Regioni tramite le proprie politiche urbanistico-edilizie, industriali, agricole e ambientali, che oggi sono spesso un ostacolo, è determinante per la diffusione del solare termico, delle biomasse, della geotermia e del teleriscaldamento.
Ha aggiunto anche che “è necessario un coordinamento, oggi assente, tra incentivi nazionali e gli incentivi che le Regioni erogano tramite le misure previste dai fondi strutturali e quelli agricoli, il cui budget per il periodo 2007-2013 ammonta a circa 8 miliardi di euro. Per raggiungere l’obiettivo globale del 17% di rinnovabili e per lo sviluppo di quelle termiche, in particolare, è indispensabile che Stato e Regioni siano protagonisti di una nuova stagione di cooperazione e responsabilizzazione”.

Per una documentazione completa del convegno: Amici della Terra

 

articolo elaborato dalla redazione di Qualenergia.it con l’ausilio dei comunicati di Amici della Terra

19 aprile 2010

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