Potenziale e ostacoli allo sfruttamento dell’efficienza

L'efficienza energetica è la risorsa più conveniente e ha un potenziale enorme: da qui al 2030 potrebbe ridurre di un terzo la domanda di energia. Ma gli ostacoli allo sfruttamento di questo enorme e redditizio 'deposito' di energia sono diversi. Spetta alla politica rimuoverli. Un report del World Economic Forum.

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È l’efficienza la più vasta e conveniente “risorsa energetica” che il mondo ha a disposizione per soddisfare il suo fabbisogno rallentando il riscaldamento globale. Un “giacimento” potenzialmente enorme: da qui al 2030 si potrebbero “estrarre” 300 milioni di miliardi di btu (british thermal units), l’equivalente dell’intero fabbisogno energetico mondiale nel 1980. Con l’efficienza, cioè, si potrebbe ridurre di quella cifra la crescita della domanda mondiale: vorrebbe dire tagliarla di un terzo rispetto a quanto previsto per la fine del prossimo ventennio in uno scenario business as usual.

La stima è presa dall’ultimo rapporto in materia realizzato dal World Economic Forum (WEF) assieme al Cambridge Energy Research Associates (vedi allegato). Quelli in efficienza, vi si legge, sarebbero gli investimenti migliori dal punto di vista dell’occupazione, della sicurezza energetica e della lotta al riscaldamento globale, sia nei paesi industrializzati che in quelli emergenti, sia nelle nazioni esportatrici di energia che in quelle che la importano.

Con la prevista crescita del fabbisogno energetico mondiale dovuta anche all’emergere delle nuove potenze asiatiche, ridurre il consumo di energia in proporzione alla ricchezza prodotta è assolutamente indispensabile. Da questo punto di vista ben vengano gli obiettivi che Cina ed India si stanno dando in materia, ma, a livello generale, il ruolo e il potenziale dell’efficienza energetica – sottolinea il WEF – è ancora ampiamente sottovalutato e frainteso.

Il problema è che l’efficienza “è invisibile”. Cioè i benefici economici concreti che produce – occupazione, risparmio, innovazione tecnologica, ecc. – sono più dispersi, difficili da quantificare e dunque meno evidenti agli occhi dei decision-makers rispetto a quelli di altre politiche. Scopo di questo lavoro è appunto far luce sui vantaggi dell’efficienza energetica e sugli ostacoli che gli investimenti in questo settore incontrano e che impediscono di colmare il cosiddetto “efficiency gap”, ossia la differenza tra gli interventi per l’efficienza economicamente redditiza che potrebbero essere realizzati e quelli che vengono effettivamente attuati.

Ecco che il report sviscera i motivi per i quali l’efficienza energetica, pur avendo ultimamente assunto un ruolo centrale nelle agende di società e governi, resta una risorsa ampiamente sottoutilizzata. C’è ad esempio un problema sul versante del consumo: spesso i consumatori non conoscono i vantaggi che avrebbero spendendo in efficienza, altre volte non hanno accesso ai capitali per farlo. Altro fattore frenante è l’incertezza nel ritorno degli investimenti legata all’imprevedibilità dell’andamento dei prezzi dell’energia. Qui i governi possono favorire l’efficienza con politiche di stabilità e imponendo tasse sui consumi energetici, mentre interventi che rendano più accessibile l’energia vanno in direzione contraria.

Altri limiti stanno nella natura degli investimenti in risparmio energetico: il rendimento è legato alla vita utile di ciò di cui si vuole migliorare le prestazioni: un elettrodomestico ha una vita media di alcuni anni, un’auto di una decina, mentre edifici o centrali elettriche possono vivere oltre mezzo secolo. Riqualificare energeticamente l’esistente, pur restando spesso conveniente, è meno attraente dal punto di vista economico rispetto a costruire ex novo secondo i criteri dell’efficienza energetica e i rendimenti sono comunque solitamente spalmati su periodi molto lunghi. Spesso poi per migliorare l’efficienza energetica servirebbero molti piccoli interventi difficili da individuare.

E ancora, c’è il problema dello “split incentive”: questo significa che chi trarrebbe vantaggio dall’investimento non è sempre lo stesso che ha il potere di farlo; l’esempio tipico è quello di inquilini in affitto e proprietari di immobili. Un aspetto che potrebbe essere superato con politiche specifiche come gli obblighi di regolamenti edilizi o certificazioni che aumentano anche il valore degli stabili con prestazioni migliori.

Come per tutti i problemi che il report evidenzia, infatti, urge l’intervento della politica che non dovrebbe far altro che spianare la strada affinché questo immenso potenziale energetico possa essere sfruttato appieno. Questo processo spianerebbe anche la strada alla diffusione su grande scala delle fonti rinnovabili, l’altra gamba per una vera transizione energetica.

GM

22 marzo 2010

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