La Cina punta forte sulle nuove rinnovabili

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Nei prossimi dieci anni la Cina aumenterà di oltre un terzo la quota delle fonti low-carbon (nucleare incluso), arrivando al 15% al 2020, mentre taglierà del 40-45% l'intensità energetica. Sono le anticipazioni del prossimo piano decennale che parla di un paese deciso a proseguire sulla strada della green economy.

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Nei prossimi dieci anni la Cina aumenterà di oltre un terzo la quota delle fonti low-carbon nel proprio mix e quasi dimezzerà la propria intensità energetica. Si parla di un ulteriore balzo in avanti del gigante asiatico verso la green economy nelle anticipazioni del prossimo piano decennale uscite in maniera semi-ufficiale la settimana scorsa sul China Daily.

Il governo – rivela al giornale di proprietà statale Zhang Guobao, capo dell’Dipartimento per l’energia  – ha pronto un piano che sarà presentato ufficialmente a breve. Esso prevede miliardi di dollari di investimenti per arrivare a soddisfare nel 2020 il 15% del fabbisogno energetico totale con le fonti low-carbon (nucleare compreso) e a ridurre l’intensità energetica (il rapporto tra energia usata e prodotto interno lordo) del 40-45% rispetto ai livelli del 2005 (obiettivo annunciato anche a Copenhagen).

Che la Cina si sia incamminata con determinazione sulla strada delle rinnovabili d’altra parte è chiaro da tempo (Qualenergia.it – La Cina continua la sua corsa verde). La green economy ha avuto un ruolo centrale nel pacchetto anticrisi cinese stanziato a inizio 2009, con 67 miliardi a favore dell’economia a bassocontenuto di carbonio. Moltissimo si è fatto per le reti: 45 miliardi messi sul tavolo solo nel 2009 per ammodernare ed estendere le infrastrutture elettriche.

E a sostegno dell’energia pulita sono arrivati anche speciche leggi ed incentivi: obbligo per i produttori di elettricità di ricavarne una percentuale dalle rinnovabili, tariffe incentivanti, finanziamenti ai privati per installare piccoli impianti domestici, prestiti agevolati da parte delle banche di proprietà statale. L’ultimo provvedimento è l’obbligo stabilito a fine 2009 per i gestori della rete di acquistare tutta l’elettricità prodotta da impianti a rinnovabili. Nel caso non riuscissero ad accoglierla e ritardassero l’allacciamento dovranno pagare il doppio l’energia prodotta dall’impianto rimasto scollegato dalla rete. 

Queste politiche i risultati li hanno già dati: secondo l’ultimo rapporto UNEP (Qualenergia.it – Investimenti, il sorpasso delle rinnovabili), nel 2008, nonostante la crisi nel paese, gli investimenti nella green economy sono aumentati del 17%. Sempre in quell’anno – secondo l’associazione statale di categoria del settore – gli occupati nelle fonti rinnovabili in Cina erano 1,2 milioni e starebbero crescendo al ritmo di 100mila all’anno. Il paese attualmente è già il più grande mercato mondiale dell’eolico e il più grande produttore di moduli fotovoltaici e i target di installazioni domestiche di queste due tecnologie sono stati rivisti diverse volte al rialzo (Qualenergia.it  –  La Cina delle rinnovabili volaIn Cina tra due anni boom di impianti fotovoltaici)

Il nuovo obiettivo del 15% al 2020 dunque è fattibile e il cammino non pare essere nemmeno in salita. Nel 2009 il paese (secondo dati governativi) ha usato energia da rinnovabili per il 9,9% del suo fabbisogno totale, oltre 1,5 punti percentuali in più rispetto al 2008. In particolare circa il 4% del mix viene dalle rinnovabili “nuove” e cioè solare, eolico, biomasse e geotermia. Ed è proprio questi comparti che Pechino vuol raddoppiare nei prossimi dieci anni. Il 15% al 2020 è un obiettivo particolarmente significativo perché stiamo parlando di un paese immenso e il cui fabbisogno energetico sta crescendo come pochi altri.

Nel 2009, nonostante la crisi che ha fatto segnare un rallentamento nella crescita economica (“solo” un più 8,7%), la crescita dei consumi energetici ha ricominciato a galoppare. Nell’anno alle spalle la Cina ha consumato l’equivalente di 3,1 miliardi di tonnellate di carbone: un aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente, mentre nel 2008 il fabbisogno era cresciuto “solo” del 4% e nel 2005 di ben il 9,5%. Per quanto riguarda il consumo di elettricità, i dati Iea parlano di un aumento del 15% annuo.

Proprio questo crescente appetito di energia, che il Governo vuole rallentare rispetto alla crescita economia, potrà essere un vantaggio per lo sviluppo delle rinnovabili: visto che deve aggiungere ex-novo impianti ed infrastrutture, la Cina (che pure conta ancora sul carbone per più della metà della nuova capacità installata) ha scelto di puntare alto sulle fonti pulite .

GM

 
8 marzo 2010

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