L’ideologia del non ideologico

  • 28 Dicembre 2009

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La sicurezza energetica è garantita in Germania anche senza l'atomo e con le fonti rinnovabili. Parola dell'Agenzia per l'Ambiente. Un articolo di Karl-Ludwig Schibel pubblicato sull'ultimo numero QualEnergia per la rubrica "Lyfestyle".

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Le due espressioni più ricorrenti nelle comunicazioni sulla politica energetica del nuovo Governo di democristiani e liberali in Germania è “non-ideologico” e “aperti verso tutte le tecnologie“. La pretesa di essere non-ideologici, anche e soprattutto se fatta in buona fede, è una delle ideologie più insidiose proprio per l’accecamento dei protagonisti che neanche si accorgono della parzialità del proprio modo di vedere e valutare. Essere “aperti verso tutte le tecnologie” significa in primis al nucleare e poi al carbone, all’estensione della durata di vita delle centrali esistenti oltre i 32 anni che prevede il “consenso nucleare” tedesco e alla costruzione di nuove centrali a carbone.

L’argomento a favore del nucleare è che si tratti di una “tecnologia ponte” che permetterà di garantire la sicurezza energetica fin quando le rinnovabili saranno in grado di coprire gran parte del fabbisogno. Nuove centrali a carbone sono irrinunciabili per chiudere il “buco di energia elettrica” che nascerà dalla chiusura delle centrali nucleari. Inoltre, fin quando in tutto il mondo, e soprattutto in Cina, il carbone avrà un ruolo così importante, la Germania deve rimanere leader tecnologico delle centrali a carbone, CCS incluso.

Sono due posizioni legittime a favore di interessi privati particolari altrettanto legittimi. Il tutto diventa pericoloso quando si presentano sotto il profilo dell’interesse comune e di qualche oggettività scientifica della necessità di un mix energetico “equilibrato” che deve includere il nucleare e il carbone, ma naturalmente anche il metano e le energie rinnovabili. Equilibrato, appunto.

È stata proprio l’Agenzia federale per l’ambiente tedesca (UBA, Bundesumweltamt) che ha smontato l’inconfutabilità del “buco di energia elettrica” che si potrebbe verificare fin del prossimo decennio, parlando di un fantasma. L’Agenzia insiste che l’energia elettrica è sicura anche con l’uscita dal nucleare come previsto dalla legge e senza la costruzione di centrali fossili senza cogenerazione. Per garantire la sicurezza energetica e gli obiettivi della protezione del clima però il sistema energetico deve subire una riforma fondamentale: uscita dal nucleare, più energie rinnovabili, meno consumo di energia elettrica, più efficienza, spinta alla cogenerazione e spostamento verso il metano come combustibile a basso contenuto di carbonio.

I potenziali esistono in Germania e a livello globale. Come minimo la ricerca dell’Agenzia federale dimostra che la posizione del nuovo Governo tedesco non ha niente di oggettivo, ma cerca di eliminare – sotto il concetto del non-ideologico – la tensione tra gli interessi particolari e quello comune in una negazione della dimensione politica del futuro del sistema energetico. La liberalità di non prendere una decisione e di cercare di delegittimare i cittadini che lo fanno fattualmente favorisce gli interessi forti, cioè il carbone e il nucleare.
Però, l’interdizione del cittadino e l’abbandono del discorso politico sul futuro del sistema energetico contiene due rischi opposti ma connessi. La delegittimazione dell’interesse comune indebolisce la partecipazione degli individui al futuro energetico con comportamenti e stili di vita ecocompatibili e innalza il livello di conflittualità tra gli interesse particolari.

L’indebolimento del discorso razionale e la rinuncia della politica di decidere su questa scorta, invocando una falsa liberalità di essere “aperti verso tutte le tecnologie”, nega le alternative che esistono e in parte si escludono. Se si sostiene che occorre il mix energetico equilibrato, solo se ne fa parte la produzione di energia elettrica in megacentrali nucleari o a carbone si ostacola lo sviluppo della produzione distribuita in piccole unità con l’uso esteso della cogenerazione. Se si punta sulle soluzioni che propone l’Agenzia federale per l’ambiente, nuove centrali nucleari o a carbone sono superflue. Negare questo conflitto d’interessi in nome del “non-ideologico” lo farà risorgere con tanta più esplosività in quello che qualcuno ha chiamato la “forza vendicativa della ragione comunicativa”.

Karl-Ludwig Schibel

Articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista bimestrale QualEnergia per la rubrica “Lyfestyle”.

28 dicembre 2009

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