Cambiare caldaia e lasciare il gas naturale per l’energia rinnovabile del legno al giorno d’oggi non significa affatto un ritorno al passato. Basta dare un occhio a quello che offre il mercato, infatti, per capire che le caldaie a biomassa in vendita hanno poco o niente da invidiare, in quanto a efficienza e praticità d’uso, rispetto ai modelli a gas.

Anzi, le caldaie a legna e a derivati hanno sicuramente due punti di vantaggio: il primo è che bruciare biomassa fa meno male al clima rispetto a bruciare metano o gpl, dato che la CO2 emessa è la stessa che la pianta ha assorbito crescendo. Il secondo è che, una volta recuperato l’investimento – notevolmente più alto rispetto ad una caldaia a gas – un impianto a biomassa consente un risparmio che continua nel tempo slegato dall’andamento del prezzo di combustibili fossili, il cui prezzo sappiamo che è destinato ad aumentare. “È come quando si compera una stampante: si può spendere poco per la macchina, ma poi è il costo delle cartucce che incide” è l’efficace esempio di Marino Berton, il presidente di Aiel, l’associazione italiana energia del legno.

Ma quando vale la pena pensare ad un impianto biomassa e quali sono le tecnologie migliori? Innanzitutto bisogna distinguere le caldaie in base ai tre tipi di combustibile disponibili: legna tal quale, cippato (cioè pezzettini di legno ricavati da scarti di segherie o da potature) e pellet. Se state cercando una caldaia per un abitazione singola, a meno che non sia molto grande, escludete già in partenza un impianto a cippato: richiede un grosso silos e un estrattore e conviene solo per impianti da 50 kW in su: è l’ideale per grandi sistemi centralizzati, come quelli per un condominio, o per reti di teleriscaldamento che collegano più edifici.

Per impianti unifamiliari, specie se si ha accesso gratis o a poco prezzo al combustibile, una soluzione ottima sono invece le caldaie a legna tal quale: le più moderne, quelle a gassificazione e a fiamma inversa arrivano a rendimenti anche sopra al 90%, hanno l’accensione automatica, sono modulabili e si interfacciano perfettamente con un termostato. Il limite più grande è che richiedono un minimo di lavoro: le cariche di legna, una o due al giorno, vanno effettuate a mano, la cenere va svuotata ogni 2- 3 giorni e – mentre alcune hanno un automatismo che lo fa al posto vostro – altre necessitano di una pulizia settimanale degli scambiatori. Per avere una caldaia a biomassa, dimenticandovi di averla, la soluzione migliore è quella a pellet: le più moderne sono completamente automatizzate, basta svuotare la cenere una volta all’anno e per il resto si gestiscono come una caldaia a gas.

Ma in tutte le case si può montare una caldaia a biomassa? Una cosa da considerare è lo spazio non indifferente necessario a stoccare il combustibile. Potrebbero poi essere necessari lavori alle canne fumarie, anche se le caldaie a biomassa più moderne non richiedono diametri della canna superiori rispetto a quelle a gas. Una spesa aggiuntiva da considerare invece è il buffer: un serbatoio d’acqua che accumula il calore, indispensabile per le caldaie a legna e consigliato anche per quelle a pellet. Altro acquisto consigliato: un sistema di regolazione, in grado di coordinare al meglio la caldaia con altre fonti, come i pannelli solari

Ma quanto convengono pellet e legna? Gli impianti costano indicativamente da 1,5 a 3 volte più dei loro concorrenti a gas. A patto che rispettino certi requisiti (devono avere la classe 3 della certificazione EN 303/5, vedi il vademecum dell’ENEA in allegato) – le caldaie a biomasse danno diritto al bonus statale del 55% sulla macchina e sui lavori collegati e, in molte regioni, godono di altri incentivi particolari. L’investimento per un’abitazione – che è quasi sempre superiore ai 2-3mila euro – viene recuperato, grazie al risparmio garantito, in 3-6 anni.

Un esempio concreto possiamo darvelo grazie ai preventivi che ci siamo fatti fare da una nota azienda del settore: una delle loro caldaie a legna di dimensioni adatte ad un’abitazione singola (17 kW di potenza) dal rendimento del 90% ha un costo di 6.200 euro. Aggiungendo l’acquisto di un buffer e di un sistema di regolazione e i costi di impiantistica e progettazione il totale dell’investimento è di 13.991 euro (15.390 con l’Iva) che al netto dell’incentivo del 55% diventano 6.925. Grazie al risparmio della nuova caldaia a legna – stimando che la famiglia prima consumasse 4.500 litri di gpl all’anno con una caldaia dal rendimento del 90% – la cifra, secondo l’azienda, viene recuperata in 3,2 anni: da quel momento il guadagno sarà di 2100 euro all’anno.

Meno redditizio ma ugualmente vantaggioso il caso di un modello di caldaia a pellet, sempre con rendimento del 90%: in questo caso, sempre con buffer, sistema di regolazione e lavori inclusi si spenderebbero 16,500 euro circa, cioè 8.150 con la detrazione fiscale; ci si rifarebbe della spesa in 5 anni e mezzo e da quel momento in poi si risparmierebbero 1.400 euro all’anno.