Riduzione delle tariffe del fotovoltaico nel 2011 dal 5 al 20% rispetto a quelle che saranno attive nel 2010, loro differenziazione in base a 6 classi di potenza e l’adozione di due tipologie di impianti, a terra e sugli edifici. Queste in estrema sintesi le proposte presentate nel corso di ZeroEmission a Roma dal GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane), organizzazione di categoria di Anie-Confindustria.
L’associazione si è esposta “coraggiosamente” proponendo le sue idee in merito al nuovo regime tariffario (vedi tabella delle proposte), che dovrà essere definito a breve, dopo aver analizzato a lungo in sede collegiale negli scorsi mesi costi e benefici di una riduzione degli incentivi per i prossimi anni, con l’obiettivo di accompagnare il mercato nazionale verso una crescita sostenibile nel tempo e nella direzione della cosiddetta “grid parity“, senza strozzature o fasi di “stop and go”, deleteri per tutta la filiera.

Diciamo un esercizio utilissimo, anche perché così si inizia a ragionare sui numeri, e una proposta sulla quale, a guardare le cifre, si potrà effettivamente lavorare. A farlo intuire è stato anche il rappresentate del Ministero dello Sviluppo Economico, Luciano Barra, la cui direzione alla fine delineerà la struttura del nuovo conto energia e che ha apprezzato lo sforzo e l’impostazione dell’associazione di categoria, secondo lui piuttosto “in sintonia con quanto il Ministero sta prendendo in considerazione”.

Secondo le proposte Gifi, le sei taglie degli impianti sono state elaborate in base all’esperienza di questi anni, al tipo di applicazione più adeguata per determinate potenze, cioè per utenze domestiche, commerciali, industriali, e relative strutture edilizie, e per coloro che puntano alle grandi centrali a terra. Altra motivazione di questa ripartizione va ricercata nelle differenze di costo dei sistemi FV in funzione delle taglie e della connessione in media e alta tensione. Ad esempio, per gli impianti di piccola taglia (1-6 kWp) le tariffe proposte andrebbero da 0,365 €/kWh per gli impianti a terra a 0,401 €/kWh per impianti su edifici, con una diminuzione rispetto alle tariffe 2010 di solo il 5%. Per la taglia 6-50 kWp, invece, la diminuzione sale al 7%, per quella da 50-200 kWp è del 14%, per la classe di potenza 200-1.000 kWp è del 16% e, infine, per tutti gli impianti con potenza superiore al megawatt il calo sarebbe del 20% (0,277 €/kWh per impianti a terra). La degressione annuale delle tariffe, a partire dal 2012, prevista dal Gifi è del 5%.

Il Gifi propone inoltre una validità di cinque anni del nuovo regime tariffario, cioè dal 2011 al 2015, e un innalzamento del limite di potenza incentivabile ad almeno 7.000 MWp. Questo aspetto è stato criticato da Barra, perché non così necessario alla luce della possibile repentino calo dei costi delle tecnologie e anche perché ci sarebbe sempre e comunque un periodo di transizione di diversi mesi per rivedere ulteriormente le tariffe allorché si raggiunga un limite prestabilito. Ad esempio nell’attuale meccanismo incentivante questa fase è di almeno 14 mesi. Dal canto loro, le imprese del settore hanno bisogno di un periodo abbastanza lungo per pianificare gli investimenti. Su questo aspetto si troverà probabilmente un compromesso che non dovrebbe tuttavia inficiare la crescita del mercato nazionale.

Per quanto riguarda l’integrazione architettonica dei moduli FV, il Gifi propone specifici bonus del 25% per installazioni totalmente inserite nella struttura edilizia (un aspetto questo ancora piuttosto vago che dovrà essere messo a punto con l’esperienza maturata anche dal GSE), un premio per l’installazione in aree compromesse dal punto di vista ambientale come cave e discariche a fine ciclo vita (+10%) e per la sostituzione di coperture in amianto e eternit (+10%).
Gifi chiede al Governo anche di adeguare la tariffa incentivante al 31 luglio di ogni anno, anziché al 31 dicembre per poter meglio organizzare l’attività degli operatori. Va detto che, secondo questa impostazione, la tariffa in vigore dal 2011 avrebbe validità per un anno e mezzo, cioè fino al 31 luglio 2012.

Per Gert Gremes, presidente di Gifi, che ha presentato la proposta, “le idee indicate dovrebbero garantire l’installazione di 15.000 MWp al 2020, contributo del fotovoltaico nell’ambito dell’obiettivo nazionale indicato dal Governo nel quadro del pacchetto europeo clima-energia, oltre a garantire una equa remunerazione degli investimenti di aziende e privati.” L’ipotesi che si vuole considerare per un di un tempo di ritorno ottimale (non attualizzato) è di circa 9 anni, con un tasso di rendimento interno non inferiore all’8%.

In conclusione vediamo altre proposte Gifi su alcune regole tecniche del nuovo conto energia:
•  ammettere tra le tecnologie incentivate il fotovoltaico a concentrazione (CEI-EN 62108)
•  eliminare il limite di 2 anni per il potenziamento dell’impianto
•  estendere il limite di 60 giorni per la trasmissione al GSE della documentazione di connessione
•  semplificare i processi autorizzativi (solo DIA) anche per impianti sopra i 20 kWp in assenza di vincoli (art.12 D.Lgs 387/2003).

Luciano Barra del Ministero dello Sviluppo Economico, anche se non ha fornite cifre sulle tariffe, ha rassicurato nel suo intervento a ZeroEmission che il conto energia che verrà sarà attento alla crescita e all’evoluzione della tecnologia e frutto di una concertazione con gli operatori, sottolineando però che le imprese italiane di settore dovranno iniziare a guardare al mercato estero, come quello del nord Africa, e iniziare quindi ad esportare tecnologie e componenti, oggi per gran parte importate. Questo, secondo Barra, è il passaggio chiave per l’evoluzione del settore fotovoltaico nazionale.

Leonardo Berlen

5 ottobre 2009