Le Regioni che avevano criticato l’approvazione della Legge 99 (“un atto arrogante” aveva esclamato a fine luglio Vasco Errani presidente della Regione Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni) sono passate, finalmente, ai fatti. A dare una mano in questa direzione c’è stata anche una lettera (con una nota giuridica) di WWF, Legambiente e Greenpeace, e un lavoro di pressione con assessori e presidenti delle Regioni più sensibili.

A partire per prima la Regione Calabria, in prima linea sulla vicenda delle “navi dei veleni” affondate al largo della costa calabrese, finalmente dimostrata con un primo ritrovamento.
Il Ministro Scajola risponde (su Libero) che alla Consulta il governo vincerà visto che il nucleare è una materia di importanza nazionale, “abbiamo assoluto bisogno di ridurre i costi dell’energia”.
A parte il fatto che l’impugnazione riguarda la violazione del Titolo V della Costituzione sulle competenze concorrenti delle Regioni in materia di energia, e la Consulta è chiamata a rispondere su questo e non sul nucleare come “bene primario“, l’affermazione di Scajola è del tutto falsa.

Come abbiamo già rilevato su Qualenergia.it, basta andare a guardare alle stime economiche effettuate annualmente dal DOE statunitense per i nuovi impianti da mettere in linea al 2020. Da queste stime ufficiali di un ente governativo emerge che un kWh nucleare costerà 10,2 centesimi (del 2007), contro i 9,9 dell’eolico, i 9,8 del carbone e gli 8,2 del gas. Se poi si va a vedere come viene calcolato il costo industriale dell’elettricità nucleare, vediamo che il DOE assume un costo (senza i costi bancari) della centrale (che pesa per quasi l’80 per cento sul costo finale) di 3,3 miliardi per 1.000 MW.

Ma le proposte industriali per accedere ai fondi messi da Bush per incentivare il nucleare sono molto più alte: quella della Florida Light&Power è arrivata a 8,2 miliardi di dollari. Con queste cifre l’elettricità da nucleare costa oltre 20 centesimi di dollaro, il doppio dell’eolico. O Scajola è più bravo del DOE o l’Italia (la Francia) hanno la bacchetta magica.
Non sembrerebbe però, vista la proposta fatta dalla francese Areva – costruttore dell’EPR – al governo dell’Ontario per 2 reattori EPR per oltre 7.300 dollari al kW (ma senza accettare di assumersi i rischi di eventuali ritardi).
Dunque Scajola, per favore, la smetta di comunicare dati imprecisi: il nucleare costa molto e non è un “bene primario”, ma una tecnologia su cui è lecito dissentire.

Alcune conseguenze interessanti dell’impugnazione ci sono state in regioni governate dal centrodestra. Già prima dell’impugnazione, una mozione antinucleare del centrosinistra al Consiglio regionale del Veneto aveva avuto 19 voti a favore, 18 contro e 8 astenuti della Lega Nord, che ha dichiarato che il Veneto non ha bisogno di altre centrali. Il Presidente della Regione Galan, sulla cui candidatura c’è un certo dibattito, ha detto ieri che accetta – anche se non condivide – il rifiuto del nucleare.
In Sardegna, dove Cappellacci sul nucleare ha fatto varie dichiarazioni contrarie, si trova in difficoltà e ieri il Consiglio regionale ha votato all’unanimità un ordine del giorno antinucleare presentato dall’Idv. Vedremo se Cappellacci avrà anche il coraggio di aggiungere la Sardegna alla decina di Regioni che hanno impugnato la legge. La Sicilia sembra volerlo fare: dunque, sul tema nucleare la compattezza della maggioranza è apparente ed è invece evidente la beffa di una legge ipercentralista (nemmeno in Francia il nucleare si gestisce “manu militari” come vuole Scajola) proposta da un Governo a vocazione federalista.

E chissà perché tutto questo viene seguito solo da alcuni giornali e non da quelli più importanti. La battaglia per la libertà di stampa è sacrosanta ma, forse, dovremmo chiedere una battaglia sulla libertà di informazione: perché questa notizia è ignorata?

Giuseppe Onufrio (direttore di Greenpeace Italia)

24 settembre 2009