Al 2020 un terzo dell’elettricità usata in California dovrà venire da fonti pulite. Lo ha votato venerdì l’assemblea legislativa dello Stato e lo ha ribadito ieri il governatore Arnold Schwartzenegger. Con un ordine esecutivo il governatore repubblicano ha concretizzato l’impegno annunciato già l’anno scorso, imponendo però di modificare nei modi il provvedimento dell’assemblea.

Lo Stato dell’ovest, nel quale al 2020 le rinnovabili dovranno soddisfare il 33% del fabbisogno elettrico, si conferma così ancora una volta un passo avanti rispetto al governo federale: il Climate Bill di Washington, che deve ancora passare l’esame del Senato, prevede un traguardo più timido per le rinnovabili: 20% dell’elettricità al 2020. Dei 25 Stati che si sono dati obiettivi per le fonti pulite solo le Hawaii finora hanno fatto meglio della California: al 2020 vogliono arrivare al 40% del fabbisogno elettrico.

In California, maggior mercato per le rinnovabili negli Usa, l’impegno di portare la quota di elettrictà pulita al 33% ha visto d’accordo il governatore, repubblicano, con l’Assemblea, a maggioranza democratica. Anche la California Manufacturers & Technology Association (una sorta di “Confindustria” californiana), pur conscia dell’aumento dei costi dell’energia che ciò comporterà, si è detta favorevole all’obiettivo.

Gli attriti ci sono stati però sul come raggiungere l’obiettivo: venerdì scorso l’assemblea aveva approvato un provvedimento che conteneva l’obiettivo del 33%, ma poneva dei limiti all’elettricità pulita prodotta al di fuori dello Stato della California. Secondo i legislatori un modo per promuovere la creazione di lavori verdi in casa è approfittare al massimo dei benefici che il provvedimento può dare alla malridotta economia californiana.

Ma i limiti all’import di energia, che hanno accolto il favore anche di parte dell’industria del settore, come ad esempio il gigante del fotovoltaico First Solar e l’associazione di categoria dell’eolico californiano (California Wind Energy Association), non sono piaciuti al governatore, che ha posto un veto al provvedimento dell’Assemblea fatto seguire dall’ordine esecutivo con le sue indicazioni. La preoccupazione principale di Schwartzenegger era quella che la legge, così come si profilava, potesse compromettere i progetti del grande solare a concentrazione  nei deserti di altri stati Sud-Ovest (diversi dei quali vedono coinvolte industrie californiane). Risultaoto è la mancanza della firma del provvedimento e la correzione introdotta con l’ordine di ieri.

Intanto le utilities californiane stanno lottando per riuscire a raggiungere l’obiettivo entro la fine del 2010, 20% dell’elettricità da rinnovabili, anche se probabilmente non riusciranno nei tempi stabiliti. L’obiettivo del 33% al 2020 dovrebbe essere invece approvato definitivamente entro metà del 2010, possibilmente prima di novembre, quando ci saranno le elezioni che decideranno chi sarà il successore dell’ex-attore repubblicano.

Un obiettivo – quello di avere da fonti pulite un terzo dell’elettricità entro il 2020 – a cui, secondo alcuni, potrebbe e dovrebbe puntare anche l’Italia: arrivare al 33% di rinnovabili nel settore elettrico, sostiene un recente documento della Fondazione Sviluppo Sostenibile (vedi Qualenergia.it “Un chilowattora su tre da rinnovabili“), sarebbe essenziale per riuscire a raggiungere l’obiettivo europeo al 2020, cioè il 17% di rinnovabili sui consumi finali (compreso riscaldamento e trasporti). Il governo italiano sembra invece orientato a porre come traguardo per l’elettricità al 2020 un più modestoo 25%: un obiettivo che, avverte il report della fondazione guidata da Edo Ronchi – significherebbe “frenare lo sviluppo delle energie pulite e mettere a rischio l’obiettivo complessivo”.

GM

16 settembre 2009