Attenzione a concedere credito a chi vuole costruire centrali nucleari. È la conclusione dell’ultimo report dell’autorevole agenzia di rating Moody’s sull’industria nucleare americana, intitolato “New Nuclear Generation: Ratings Pressure Increasing”. Tradotto: trovare finanziamenti per chi vuole costruire nuovi reattori sarà ancora più difficile e comporterà tassi di interesse più alti, che andranno a pesare ulteriormente sul costo del chilowatt dall’atomo.

Il rapporto di Moody’s, infatti, rivede in negativo le sue valutazioni sulla  solvibilità degli operatori del nucleare. Costruire una centrale richiede costi enormi (in media 6 miliardi di dollari l’una) e in continuo aumento, con relative spese di finanziamento altissime esacerbate dall’incertezza sui tempi di realizzazione e di ritorno (di diversi decenni) e dall’incognita delle scelte politiche future del governo federale in materia di energia atomica.

A fronte di questo – spiega il report – nessuna delle utility che negli Usa si sono candidate a costruire i nuovi reattori, 14 compagnie per 17 impianti a partire dal 2011, ha bilanci adeguati. Anzi, con la crisi finanziaria in atto, è in dubbio perfino se riusciranno mai a reperire i capitali necessari ai loro progetti atomici. Anche eventuali fondi di garanzia pubblici “mitigherebbero solo parzialmente il rischio”.

Così dei 17 progetti atomici Usa due si meritano dall’agenzia di rating giudizi sulla solvibilità da credito spazzatura: un voto Ba3 – “questionable credit quality” ossia credito di dubbia qualità – e un B3 – “generally poor credit quality”, qualità del credito scarsa – mentre altri 13 raggiungono appena lo scalino sopra, quello dal Baa1 a Baa3 credito dal rischio moderato, nel quale “possono mancare elementi di garanzia” o che può essere “caratterizzato da inaffidabità intrinseca” (nelle parole di Moody’s: “protective elements may be lacking or may be characteristically unreliable”)

Una nota di ottimismo per chi vuol fare il nucleare l’agenzia la mette solo quando prevede che i regolatori permetteranno “il recupero dei costi”: cioè consentiranno alle utility di rifarsi aumentando le bollette degli utenti (si veda questo articolo di Qualenergia.it). Cosa che, spiega l’agenzia, potrà comportare il rischio di un futuro “shock delle tariffe” per i consumatori di energia.

Un report interessante che, anche se riferito alla realtà americana, fa riflettere pure in Italia, dove la scelta di imbarcarsi nel nucleare di un’azienda, Enel, con un debito di 61 miliardi di euro (vedi  anche qui)  viene applaudita da chi sostiene l’atomo parlando di un futuro di energia più abbondante e a buon mercato.

GM

31 luglio 2009