Altre notizie sul piano solare indiano – annunciato sui giornali indiani ai primi di giugno – sono state diffuse in questi giorni dalla stampa internazionale. Ora Reuter pubblica anche gli obiettivi intermedi e rivela che il piano, battezzato “National Solar Mission” verrà presentato ufficialmente a settembre: una buona carta da giocare in vista dei negoziati di Copenhagen.

Una mossa cui prestare attenzione perché è un passo deciso ed è il passo di un gigante. Delhi, come avevamo raccontato il mese scorso, ha deciso di muoversi per diventare una nuova superpotenza delle rinnovabili: partendo dal livello attuale, prossimo allo zero (3MW), mira per il 2020 ad ottenere dal sole 20GW e punta a quota 100GW entro il 2030 e infine a 200GW al 2050.

La “National Solar Mission” nella sua prima fase avrà 3 obiettivi intermedi: al 2012 si arriverà a1-1,5GW, al 2017 a 6-7GW per averne 20 al 2020. Tramite obblighi di installazione e incentivi a ricerca e produzione, l’obiettivo del piano che da 19 miliardi di dollari è di arrivare a far scendere i costi di produzione dei pannelli solarie dunque alla grid parity (il momento in cui produrre elettricità da fotovoltaico costerà uguale  a produrla con quelle più economiche) nel 2020.

Si punterà su grandi impianti di solare a concentrazione ma anche sulla generazione diffusa. Il progetto è di avere un milione di tetti fotovoltaici connessi in rete e premiati con una tariffa feed in (come il nostro conto energia). Oltre a questo si porterà l’elettricità con il sole a 3 milioni di case che al momento non ce l’hanno. I pannelli fotovoltaici saranno resi obbligatori per tutti i nuovi edifici pubblici. Quelli per l’acqua calda per tutti i nuovi edifici (sia pubblici che commerciali) che ospitano molte persone, come gli ospedali, gli alberghi, i complessi residenziali: si vogliono installare nella priam fase 40-50 milioni di metri quadrati di il pannelli per solare termico.

Una spinta in avanti quella dell’India sul solare per capire le dimensioni della quale basta rapportarle ai dati dell’International Energy Agency. Le previsioni IEA al 2020 parlano di 27 GW di capacità installata per il fotovoltaico dell’intero pianeta mentre, alla stessa data, il piano indiano prevede per il paese da solo una capacità di 20 GW: più di tre quarti di quella mondiale prevista dall’IEA.

L’India insomma sembra intenzionata a seguire la strada dell’altro gigante, la Cina (vedi editoriale su Qualenergia.it): crearsi una green economy forte, ponendo così le basi per un ulteriore sviluppo economico più sostenibile e nel contempo potendo dimostrare sul piano dei negoziati internazionali di stare agendo contro il cambiamento climatico, pur senza accettare limiti sulla CO2.

L’India infatti, anche se l’anno scorso si è data un programma d’azione contro il cambiamento climatico, ha sempre rifiutato limiti alle emissioni. Il paese, quarto emettitore mondiale, ma ventesimo per emissioni procapite, con 1,166 miliardi di abitanti di cui il 25% sotto la soglia di povertà, ha sempre visto le pressioni dell’occidente a ridurre le emissioni come una sorta di intrusione coloniale che mette a rischio la crescita del paese. Lo sviluppo delle rinnovabili invece è una buona strada per contribuire alla lotta al global warming creando ricchezza e soddisfando la crescente fame di energia del paese, che attualmente  conta sul carbone per il 68% del fabbisogno elettrico e mira a costruire anche nuove centrali sporche da qui al 2012.

Ecco dunque il piano trentennale per il solare, che, secondo i calcoli di Delhi dovrebbe comportare una riduzione delle emissioni pari a 42 milioni di tonnellate di CO2. Non basterà da solo a fermare le emissioni del gigante che secondo i dati della Banca Mondiale crescono del 5% annuo e ammontano a 1402 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, ma sicuramente farà emergere una nuova potenza della green economy e indirizzerà il gigante verso uno sviluppo più sostenibile. Oltre a dare all’India un’ottima carta da giocare al tavolo dei negoziati sul clima di Copenhagen, dimostrando buona volontà nella lotta la global warming e ottenendo, probabilmente, in cambio che parte del fondo contro i cambiamenti climatici per i paesi poveri vada a finanziare anche il solare indiano.

 
 
GM
 
 
30 luglio 2009