Ogni giorno buttiamo un occhio alle quotazioni del greggio. Il problema energetico è ormai costantemente all’attenzione di tutti. Perché?
Perché la nostra società si è sviluppata sulla base della disponibilità a basso costo di fonti fossili. In molti casi questa disponibilità ha fatto sì che il nostro benessere prendesse certe strade piuttosto che altre. Oggi la nostra è una società petrolio-dipendente. Ma la pacchia energetica è destinata a finire, e come tutte le risorse non rinnovabili, anche il greggio si esaurirà. Non accadrà certo a breve, ma non è lontano il giorno in cui il petrolio costerà troppo, e non sarà più così conveniente estrarlo.
Tecnicamente, questo momento si chiama “picco di produzione del petrolio” che uno dei punti di partenza di un libro dal titolo “La vita dopo il petrolio” edito da Altreconomia e realizzato in collaborazione con Aspo Italia, la sezione italia dell’Associazione internazionale per gli studi del picco del petrolio.

L’obiettivo del libro è piuttosto di capire come cambierà la nostra vita quando non potremmo fare più affidamento sul petrolio. La domanda è stata fatta ad un gruppo di esperti, 18 per la precisione da cui sono nate altrettante interviste, ciascuna su un tema specifico. A Guido Viale, ad esempio, è stato chiesto come cambieranno i nostri oggetti e i nostri rifiuti, ad Andrea Poggio quale sarà la mobilità del futuro. Federico Butera ha raccontato come cambieranno le case e le città, ed Enzo Ferrara quali saranno i cambiamenti nell’assistenza sanitaria. Con Wolfgang Sachs si è analizzato il modello di sviluppo per i Paesi del Sud, e con Hermann Scheer il modello di produzione di energia. Luca Mercalli ha raccontato come è la sua vita post-picco.

Tra gli intervistati anche Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia. Per Silvestrini i comparti in cui si verificheranno gli impatti maggiori sono i trasporti “che rischiano di venire messi in ginocchio, e anche la petrolchimica”. “Gli altri settori, a iniziare dalla produzione elettrica, dipendono invece molto poco dal greggio – continua il direttore scientifico del Kyoto Club – Questo dato va chiarito, perché c’è ancora chi va pensando che 1.000 centrali nucleari servirebbero a difenderci dagli alti prezzi del petrolio”.

Sugli scenari al 2050 Silvestrini è scettico riguardo alle possibilità che le scelte che dovranno affrontare la crisi petrolifera seguiranno la sola logica dei meccanismi di mercato. “Il mercato non riesce ad anticipare mutamenti delle condizioni al contorno sul lungo periodo. Avvicinandoci ai limiti di disponibilità delle risorse e di stress termico per gli ecosistemi (global warming) diventa invece centrale la capacità di vedere lontano. Sarà quindi fondamentale il ruolo della politica, della capacità di governare i cambiamenti. Questo non sarà indolore e si potrà correre il rischio di derive autoritarie per le difficoltà legate alla gestione di risorse divenute scarse”.
Ma aggiunge, “questo nuovo contesto può, al contrario, rappresentare un’eccezionale occasione per rivedere l’attuale modello di crescita”.

Affinché questi scenari siano il meno drammatici possibili, ma anzi si colga l’opportunità di crearne di virtuosi, per Silvestrini è necessario “far crescere la consapevolezza della gravità della situazione, motivare le persone, coinvolgere profondamente operatori privati e istituzioni locali. Senza questa partecipazione corale ogni tentativo di modificare l’attuale modello risulterà perdente. Serviranno campagne di informazione, un’azione forte nelle scuole, strumenti di indirizzo dei comportamenti”.
“In secondo luogo – dice – occorrerebbe una diversa distribuzione delle risorse pubbliche e private. Quindi investimenti mirati a potenziare il trasporto pubblico, la rete ferroviaria e il cabotaggio, a creare una rete ciclabile nazionale, a ripensare il trasporto merci nelle città. Questi esempi riguardano non a caso il settore più critico, quello dei trasporti, ma potrebbero essere estesi ad altri comparti”.
Ricorda poi che sarà essenziale stimolare la creazione di un’industria delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile.

“Un Governo motivato e autorevole – chiarisce Gianni Silvestrini – dovrebbe anche usare in maniera intelligente la leva degli obblighi e dei divieti,come impedire la vendita di elettrodomestici ad alto consumo, chiudere il centro delle città, garantire livelli di raccolta differenziata, definire limiti rigorosi, ad esempio a zero emissioni, nella costruzione degli edifici, ecc.”.

Gli sconvolgimenti che dovremo affrontare sono tali che non tutti concordano sugli scenari più probabili. Nel volume sono comunque rimaste aperte e visibili le contraddizioni, perché la progressiva riduzione della disponibilità di risorse fossili pone alla nostra generazione e alle prossime una sfida enorme. Tutti concordano comunque che saremo chiamati alla più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Questo libro, in mancanza di facili soluzioni a portata di mano, prova a indicare alcuni possibili sentieri da percorrere assieme.

La vita dopo il petrolio.
Il mondo e la fine del benessere a buon mercato

a cura di Gianluca Ruggieri e Pietro Raitano,
160 pagine, 11 euro.

 

12 giugno 2009