In questo periodo sta passando ripetutamente sulle Tv nazionali una serie di pubblicità molto “green” dell’Enel (eolico e pratiche energetiche virtuose in grande evidenza, con piacevoli sottofondi musicali) tutta improntata alla raccolta di nuovi capitali e di azionisti. L’Enel sta chiedendo di sostenere un aumento di capitale per quasi 8 miliardi di euro che (ma questo non è ovviamente detto nello spot) dovrebbe poter rifinanziare parte del debito accumulato negli ultimi mesi che recentemente è arrivato a quota 61 miliardi di euro, soprattutto per l’acquisizione della società spagnola Endesa.

Con un video blog (vedi sotto) il direttore di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, muove alcune circostanziate critiche all’Enel e chiede chiarezza sugli investimenti futuri nel nucleare alla luce anche del fatto che la società energetica è ancora parzialmente a capitale pubblico. Onufrio sottolinea anche che nell’acquisizione di Endesa, Enel non ha comprato le fonti rinnovabili, ma solo impianti nucleari e centrali a carbone.

Ad aprile è stato pubblicato il rapporto finanziario ENEL: prospettive e rischi degli investimenti in energia nucleare, elaborato dal Prof. Stephen Thomas dell’Università di Greenwich a Londra che dimostra come i debiti di Enel crescerebbero di oltre 30 miliardi di euro, se la società concretizzasse le intenzioni dichiarate in questi mesi sullo sviluppo del nucleare (vedi anche articolo su Qualenergia.it).

Come si sa Enel vorrebbe costruire alcuni nuovi reattori nucleari tipo Epr che finora nel mondo non sono mai entrati in funzione anche se ci sono due cantieri aperti, uno in Finlandia e uno in Francia. In quello finlandese si stanno accumulando enormi ritardi e i costi sono quasi raddoppiati. Inoltre, l’autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione.

Durante il passaggio in Senato del ddl “sviluppo“, il ministero dell’Economia, Giulio Tremonti, ha dichiarato che l’intero provvedimento sul nucleare è “in contrasto con l’articolo 81 della Costituzione“, cioè non esiste la copertura delle spese necessarie per farvi fronte. Nella lettera indirizzata alla commissione Bilancio della Camera si legge, infatti, che le misure potrebbero determinare “incrementi delle tariffe a carico dei consumatori”.

Greenpeace evidenzia un altri due punti critici: Enel ha investito finora in vecchi reattori di epoca sovietica in Slovacchia e Romania e potrebbe decidere di vendere quote di Enel Green Power, la divisione specializzata in energie rinnovabili, non solo la più redditizia, ma anche la più strategica per l’ambiente.

Su tutti questi aspetti allora, le domande dell’associazione, ma dovrebbero essere anche quelle della politica e degli azionisti, sono: quali saranno realmente gli investimenti futuri della società e come verranno finanziati?

10 giugno 2009