Invece di opporsi al parco eolico, come è successo altrove, si sono comperati una turbina, guadagnandoci e investendo i ricavi per risparmiare energia, soldi ed emissioni . La storia del piccolo villaggio scozzese di Fintry in Stirlingshire vale la pena di essere raccontata perché rende bene l’idea delle potenzialità che rinnovabili ed efficienza energetica hanno se perseguite a livello di comunità locali.

Quando nel 2004 la West Coast Energy aveva presentato il piano per un parco eolico da 14 turbine nelle adiacenti colline di Earlsburn, a Fintry qualcuno aveva avuto un’idea: fare realizzare alla compagnia una turbina in più e acquistarla collettivamente, per poi vendere l’energia in rete. Detto fatto: a Earlsburn si realizzarono 15 turbine anziché 14 e la macchina in più venne acquistata dal Fintry Development Trust, la Esco cittadina che conta 150 soci su una popolazione adulta di circa 500 anime.

Un buon affare visto che da quando la turbina è entrata in funzione, poco più di un anno fa, ha fruttato, grazie alla vendita in rete dell’elettricità, circa 140mila sterline. I ricavi arrivati finora sono già stati usati per migliorare l’efficienza energetica del villaggio: circa 150 delle 300 case sono state coibentate e sono stati realizzati altri interventi come la sostituzione delle lampadine ad incandescenza e l’installazione di sensori che fanno risparmiare elettricità per l’illuminazione. Il fabbisogno energetico della comunità è così sceso da 13mila megawattora a 10mila: ogni famiglia dovrebbe poter risparmiare circa 600 sterline all’anno.

Quando il mutuo da 2,5 milioni di sterline acceso per comperare la turbina sarà estinto, i guadagni derivanti dagli 8.000 MWh immessi in rete annualmente arriveranno ad oltre 400mila sterline all’anno. Denaro che la piccola comunità vuole investire per azzerare le sue emissioni: si continuerà con gli interventi per l’efficienza energetica, spiega il Fintry Development Trust, si investirà su forme di riscaldamento rinnovabili, come geotermia e biomassa (dato che il villaggio non è allacciato alla rete del gas e gli abitanti spendono molto in olio combustibile o GPL) e successivamente si andrà ad intervenire anche sulla mobilità.

Un’esperienza, quella di Fintry, resa più facile dal fatto che il villaggio è piccolo e coeso (e che il vicino parco eolico non è direttamente visibile dall’abitato), ma che rappresenta un’interessante opzione da tenere in considerazione per quelle comunità cui viene proposto di ospitare  grandi impianti energetici a fonti rinnovabili. L’investimento delle comunità locali in energia pulita tramite installazioni di piccole e medie dimensioni, d’altra parte, come abbiamo visto anche dalle esperienze italiane presentate al Solarexpo, è uno dei campi d’azione più interessanti della lotta al global warming.

Per restare in Scozia, secondo il report Power in Numbers, dell’organizzazione per l’efficienza energetica britannica Energy Saving Trust, la generazione distribuita di energia rinnovabile ad opera delle comunità locali potrebbe soddisfare il 28% del fabbisogno energetico scozzese in maniera più economica di quanto avviene attualmente, evitando emissioni per 2,4 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, cioè il 15% di quello che la Scozia emette.

Gli investimenti collettivi che avrebbe più senso fare, secondo il report, sono quelli nell’eolico (in zone adatte) e nella cogenerazione da biomassa per le zone densamente popolate. Tutto questo per il Regno Unito, dove non esistono le generose forme di incentivazione che ci sono da noi; in Italia le potenzialità e i rendimenti degli investimenti in energie rinnovabili realizzate dalle comunità locali sarebbero con ogni probabilità ancora maggiori.

GM

13 maggio 2009